20:37 11 Aprile 2021
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Da diversi anni in Corea del Sud è scoppiata un’epidemia di voyeurismo: gli uomini cercano di guardare sotto la gonna delle donne grazie alle telecamere nascoste. Pare che le donne non siano al sicuro al centro commerciale, nei bagni pubblici e nemmeno nel proprio bagno di casa.

In questo approfondimento Sputnik fa luce su cosa subiscono le coreane e perché sia difficile aiutarle.

Una vergogna mortale

Alla fine del 2019 la polizia sudcoreana ha indagato su un insolito suicidio. Nel mese di ottobre di quell’anno nel sud-ovest del Paese è stata trovata morta nella sua abitazione una collaboratrice dell’ospedale locale. Secondo gli inquirenti la donna avrebbe preso la “decisione estrema” di togliersi volontariamente la vita. I suoi cari raccontavano che nell’ultimo periodo la donna era tormentata da incubi notturni legati a un trauma psicologico.

La ragione di queste sofferenze, secondo i parenti e la polizia, era un incidente avvenuto sul luogo di lavoro. Un medico dell’ospedale aveva praticato un foro sul muro dello spogliatoio femminile all’interno del quale aveva collocato una telecamera nascosta. Vittime di questo voyeurismo femminile sono state 4 collaboratrici del nosocomio: sono state riprese nude oppure con la sola biancheria intima.

La polizia ha acclarato che il medico di nascosto collocava una telecamera sotto la gonna delle donne anche quando andava per negozi con la famiglia.

La donna che ha commesso suicidio, secondo il padre, non riusciva a darsi pace poiché qualcuno aveva visto le sue parti intime. Temeva che quelle riprese avrebbero avuto ripercussioni sulla sua carriera, aveva chiesto ai genitori di non farne parola con nessuno. Tuttavia, nonostante il sostegno della famiglia, la donna non è riuscita a sopportare la situazione.

Il medico è stato condannato a 10 mesi di reclusione. Ma questo non è affatto l’unico caso di molka, ossia la registrazione effettuata di nascosto di momenti privati che poi viene caricata sui siti porno in libero accesso. Ogni anno il numero delle vittime aumenta, ma il problema non trova soluzione.

Pericoli ovunque

I crimini a sfondo sessuale sono quelli che danno più da fare alla polizia sudcoreana. Nel 2018 6.800 vittime si sono rivolte alla polizia, di cui l’84% erano donne, contro le 2.400 del 2012. In verità, ciò non significa che gli incidenti siano stati effettivamente meno. Probabilmente ci sono anche vittime che non sospettano di essere state riprese o che si vergognano di parlarne.

Di scandali ce ne sono a cadenza regolare. Nel marzo del 2019 due uomini sono stati arrestati per aver riprodotto in streaming dei video intimi di 1.500 persone in tutto il Paese. I trasgressori avevano installato delle telecamere in 30 hotel in una decina di città. Le registrazioni erano poi scambiate su Internet in cambio di denaro.

Su un sito a pagamento sono state pubblicate più di 800 registrazioni. I trasgressori hanno utilizzato server esteri per nascondere l’indirizzo IP degli utenti e questo è il primo caso in cui dei trasgressori che si nascondevano dietro a siti esteri sono stati identificati. Tuttavia, alcuni di loro sono riusciti a guadagnare 7 milioni di won (5.200 euro).

Di fatto è impossibile accorgersi di essere filmati perché il diametro dell’obiettivo di un simile dispositivo è solo 1 millimetro. E può nascondersi ovunque: negli asciugacapelli, nei router, nelle prese di corrente, persino nelle etichette del bagnoschiuma. E a divertirsi in questo modo non sono solo gli adolescenti: infatti, tra i trasgressori figurano professori, sacerdoti, personalità famose, figure di età, livello culturale e professione vari.

Nel 2018 il Paese è stato scosso dallo scandalo che riguardava la stella del K-Pop Jung Joon-young che è stato condannato a 6 anni di reclusione per aver stuprato una donna, aver registrato l’atto e aver caricato la registrazione in Rete. Il cantante ha ammesso di aver filmato le parti intime di altre 10 ragazze e di aver inviato le registrazioni agli amici via chat.

© AFP 2021 / Jung Yeon-Je
L'artista del K-Pop Jung Joon-young che è stato condannato a 6 anni di reclusione per aver stuprato una donna

 

Per illeciti di questa natura in Corea del Sud si rischiano fino a 5 anni di reclusione o il pagamento di una sanzione pecuniaria pari a 30 milioni di won (22.200 euro). Tuttavia, la polizia indica che di tutte le denunce raccolte nel 2018 soltanto un terzo dei casi è arrivato alla fase processuale e solo 1 caso su 10 ha portato alla condanna alla reclusione del colpevole. A molte vittime la polizia risponde che comunque non si riuscirà a cancellare il video da Internet e quindi non ha senso ottenere una punizione per il trasgressore.

L’approccio poco serio della polizia è motivo di indignazione per le coreane. Nel 2018 a Seul circa 70.000 donne sono scese in piazza con lo slogan “La mia vita non è il tuo porno”. Di fatto la pornografia nel Paese è vietata, ma questo non contribuisce al contrasto con i contenuti diffusi illegalmente.

Un altro problema riferito dalle coreane è l’applicazione di un doppio standard. Si confrontino due casi in merito. Nel 2018 una donna è stata condannata a una pena detentiva di 10 mesi e a sessioni obbligatorie di psicoterapia relativamente alla molka.

La modella venticinquenne ha litigato con un collega uomo per il luogo dove i modelli sostano durante le pause. Non pensando, a dire della modella, alle conseguenze, ha fotografato il collega uomo mentre stava posando e ha caricato a insaputa di lui sue foto su un sito di femministe radicali. In un caso analogo, invece, la vittima era una donna: il suo compagno, senza il consenso di lei, ha scattato delle fotografie durante l’atto sessuale e le ha pubblicate in Rete. In questo caso è stata comminata una sanzione di 2 milioni di won.

Lotta senza successo

Comunque le forze dell’ordine in Corea non se ne stanno con le mani in mano. A partire dal 2004 nel Paese è vietata la vendita di telefoni tramite i quali sia possibile silenziare il suono della telecamera allo scatto di una foto. Questo però non impedisce ai possessori di smartphone di utilizzare applicazioni che consentono di scattare fotografie senza produrre alcun suono.

Il creatore dell’applicazione Silence Camera Hong Sung-in ha spiegato che l’estensione viene utilizzata da coloro per i quali è necessario scattare foto in biblioteca o in altri luoghi dove non si può far rumore. Ad esempio, il silenzio è consigliato per fotografare quegli animali che possono avere reazioni a determinati suoni. L’applicazione è una delle più popolari nell’App Store coreano con circa 800.000 scaricamenti. Si tratta comunque di un’app gratuita.

Dal 2017 a Seul sono operative squadre specializzate nel contrasto alla pratica di scattare fotografie di nascosto. Chiaramente è difficile contrastare l’attività delle telecamere installate sulle scale mobili e sui vestiti dei trasgressori. Tuttavia, si riescono a disattivare le telecamere nei luoghi pubblici (bagni, piscine, spogliatoi).

Gli attivisti trovano le telecamere con l’ausilio di rilevatori, diffondono poi dei volantini in cui avvisano della presenza di una telecamera nascosta. Ma gli stessi attivisti ammettono che l’impatto del loro lavoro non è significativo quanto vorrebbero.

Alle telecamere ricorrono anche i gelosi patologici.

Alcuni installano dispositivi di registrazione di piccolissima taglia per spiare la loro dolce metà. I soggetti che sospettano di essere monitorati dai propri cari possono usufruire del supporto di detective privati.

Uno di questi è Sang Hae-yuong la cui società lavora giorno e notte per dare seguito alle circa 500 telefonate che arrivano ogni mese da potenziali vittime di molka. I collaboratori dell’agenzia sono equipaggiati come veri e propri agenti speciali: nelle loro valigette portano strumentazioni molto costose per il rilevamento dei dispositivi di tracciamento.

Secondo Sang, lo Stato non è in grado di garantire simili apparecchi alle centrali di polizia perché si tratta di costi eccessivi. Pertanto, soltanto i clienti individuali riescono a permettersi un monitoraggio di questo tipo. Inoltre, la polizia, a differenza dei detective privati, non ha esperienza nel rilevamento di telecamere nascoste.

Probabilmente l’ostacolo principale nel contrasto al fenomeno della molka è il fatto che chi desidera spiare gli spogliatoi femminili o sotto le gonne può comprare comodamente un dispositivo non solo in Rete ma anche presso negozi fisici. I dispositivi sono venduti liberamente e costano poco (anche solo 50 dollari).

Il problema, dunque, è che l’offerta esiste ove esiste una domanda stabile. E In Corea del Sud i fruitori di questo genere di contenuti sono in numero sufficiente.

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