20:26 11 Aprile 2021
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L'ex premier irlandese Bertie Ahern, intervistato da Repubblica, critica la decisione di Johnson di abolire i controlli alla dogana tra Regno Unito e Irlanda del Nord, che ora rischia di riaccendere le tensioni tra unionisti e repubblicani. E spera nel referendum sulla riunificazione entro il 2028.

“Il referendum sulla riunificazione potrebbe avere luogo nel 2028, al 30esimo avversario degli Accordi di Pace del Venerdì Santo”. Lo ha detto in una lunga intervista a Repubblica l’ex premier irlandese Bertie Ahern, protagonista degli accordi di pace del 1998 assieme a Tony Blair. Gli stessi accordi la cui tenuta, secondo l’ex primo ministro, oggi è messa a rischio dalla Brexit voluta da Boris Johnson e dal comportamento del governo britannico.

“Credo che se gli accordi del Venerdì santo reggessero per un altro decennio, e con essi la pace ovviamente, allora potremmo davvero avere un’Irlanda unita. Ma portare questo argomento adesso, è un errore tattico”, ha spiegato il politico irlandese allo stesso quotidiano. Se l’Irlanda tornasse unita, ha continuato l’ex premier, “saremmo nell’Ue, avremmo ottime relazioni con gli Usa, faremmo affari con tutto il mondo”.

Un obiettivo che, però, oggi sembra ancora molto lontano, mentre la Brexit rischia nell’immediato di aumentare le tensioni e addirittura di mettere in discussione l’architettura di pace costruita negli anni ‘90.

La scorsa settimana due milizie unioniste l’Ulster Volunteer Force (Uvf) e l’Ulster Defence Association (Uda), hanno dato il via ad una campagna di dissenso disconoscendo gli accordi di pace del ’98. Come spiega Repubblica, infatti, i protestanti hanno paura che la Brexit porti l’Irlanda del Nord ad essere progressivamente inglobata nell’Ue e che in futuro si faccia sempre più realistica la prospettiva profilata da Ahern, ovvero quella del referendum per riunificare il Paese, da sempre invocato dai repubblicani dello Sinn Féin, considerato in passato come il “braccio politico” dell’Ira.

Una situazione che rischia di esplodere e che ha portato il premier britannico Boris Johnson a violare di fatto il protocollo sull’Irlanda del Nord contenuto nell’accordo sulla Brexit, annunciando la sospensione dei controlli doganali sulle merci in transito dalla Gran Bretagna all’Irlanda del Nord fino ad ottobre, prorogando la scadenza del primo aprile concordata con l’Ue.

“Il protocollo sull’Irlanda del Nord è cruciale: si tratta di un compromesso equilibrato, che protegge la pace e gli Accordi del Venerdì Santo, perché evita il ritorno delle frontiere tra le due Irlande dopo la Brexit”, spiega l’ex premier irlandese che stigmatizza la mossa di BoJo.

“Era una decisione da prendere insieme. Non da soli, unilateralmente. Questo mi ha deluso molto”, ha commentato Ahern, chiarendo come il governo britannico avrebbe dovuto lavorare con le istituzioni europee per trovare una soluzione ed agevolare il transito alla dogana.

La forzatura di Johnson, secondo l’ex premier irlandese intervistato da Repubblica, contribuirà a mettere la pace “sotto pressione”. “Stanno crescendo le tensioni”, ma, chiarisce il politico irlandese, “non credo che torneranno le violenze in Irlanda del Nord” e neppure “che verranno fatti saltare gli accordi del Venerdì Santo”.

Accordi che, sottolinea Ahern, restano la soluzione migliore nel breve e medio periodo per garantire la pace in Irlanda del Nord. “Anzi,- aggiunge - le loro strutture istituzionali dovrebbero essere utilizzate ancora più a fondo e spesso non lo sono: arriva il primo ministro britannico e si occupa delle cose personalmente. Non è quanto deciso da quegli accordi”.

Per l’ex premier gli inglesi avrebbero dovuto ascoltare Theresa May e non abbandonare l’unione doganale e il mercato unico. “Io l’ho sempre detto – ha concluso - che l’uscita del Regno Unito da Londra avrebbe creato enormi problemi. Ma molte persone non hanno voluto sentirmi. Ed eccoci qui, adesso”.

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