23:48 10 Aprile 2021
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Una ragazza 13enne è stata accusata di calunnia, mentre suo padre, che aveva additato l'insegnante Samuel Paty di islamofobia online per aver diffuso a suo dire "immagini blasfeme e pornografiche", è stato accusato di omicidio. L'avvocato dell'adolescente sostiene che il padre e non la ragazza dovrebbe essere punito per la morte dell'insegnante.

Una ragazza di 13 anni ha ammesso di aver mentito sull’insegnante francese che è stato decapitato da un immigrato musulmano lo scorso ottobre, ha riferito Le Parisien. L'adolescente musulmana conosciuta solo come ‘Z’ non voleva che suo padre apprendesse che era stata sospesa per aver saltato le lezioni, quindi gli disse che il suo insegnante di storia e geografia, Samuel Paty, 47 anni, l'aveva sospesa dalle lezioni dopo che lei aveva avuto un disaccordo con lui sulle sue lezioni in cui mostrava caricature del Profeta Maometto.

Più di una settimana dopo, la menzogna portò a una catena di eventi culminati nel raccapricciante omicidio dell'insegnante.

In cosa consisteva in realtà la lezione di Samuel Paty accusata di blasfemia

La lezione di Samuel Paty era dedicata a una questione controversa: le caricature del Profeta Maometto stampate dalla rivista satirica francese Charlie Hebdo nel 2015. Il Corano, il testo religioso centrale dell'Islam, non dice nulla sulle raffigurazioni di Allah o del Profeta, tuttavia, molti musulmani si oppongono alla rappresentazione di Maometto perché può portare a una tentazione verso l’idolatria, mentre la satira sulla religione è considerata blasfema e in alcuni paesi è punibile con la morte.

La gente rende omaggio all'insegnante di francese Samuel Paty
© AP Photo / Michel Euler
La gente rende omaggio all'insegnante di francese Samuel Paty

Dopo che la rivista nel 2015 pubblicò quella serie di caricature, venne fatta oggetto di pesanti critiche da parte dei musulmani, finché, lo stesso anno, subì un attacco terroristico in cui morirono diversi dipendenti del giornale. Quell’attacco scioccò il mondo e per mostrare sostegno alle vittime venne coniato lo slogan "Je suis Charlie" (io sono Charlie).

La lezione di Paty era appunto dedicata alla libertà di parola e chiedeva agli studenti se considerassero giusto o sbagliato “essere Charlie”. Cioè sembrerebbe che Paty non voleva far altro che chiedere ai ragazzi se ritenessero che dovessero o no esservi dei limiti alla libertà di espressione e, per far questo, doveva mostrare necessariamente le vignette contestate.

Dalle false accuse all’omicidio

Per giustificare al padre il motivo della sua sospensione, la ragazza gli aveva detto di essere in disaccordo con l’insegnante sul suo piano di mostrare caricature del Profeta durante la lezione e che questi aveva ordinato agli studenti musulmani di lasciare la classe in modo da poter mostrare agli altri una "caricatura del Profeta nudo”.

La gente rende omaggio all'insegnante di francese Samuel Paty
CHARLES PLATIAU
La gente rende omaggio all'insegnante di francese Samuel Paty

Secondo il quotidiano francese Le Parisien, l'adolescente avrebbe quindi mentito per non mettersi nei guai con suo padre.

"Non avrebbe avuto il coraggio di confessare a suo padre i veri motivi della sua espulsione, legata in realtà al suo cattivo comportamento", ha riferito Le Parisien.

In seguito, suo padre, Brahim Chnina, 48 anni di origine marocchina, aveva condiviso un video su Facebook in cui condannava le "azioni" di Paty e chiedeva la sua rimozione.

In un secondo video lo accusava di islamofobia e "discriminazione" e diceva ai funzionari della scuola che stesse diffondendo "immagini blasfeme e pornografiche”.

La diffusione in rete delle ‘notizie’ sull’insegnante islamofobo avrebbe innescato poi l’escalation. Secondo l'indagine successiva si è ricostruita la sequenza finale - il diciottenne immigrato ceceno Abdullakh Anzorov, che viveva in Normandia, seppe di Paty da un video pubblicato dalla Grande Moschea di Pantin. Il 16 ottobre, Anzorov si recò in un sobborgo di Parigi, pagò due studenti per mostrargli Paty e poi lo decapitò.

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