02:43 20 Aprile 2021
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L'agguato sulla RN2, la stessa strada dove è stato assalito il convoglio dep Pam con a bordo l'ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l'autista Mustapha Milambo. Il procuratore William Hassani era di ritorno da Goma dove aveva partecipato ad un vertice sulla sicurezza nell'area.

L’agguato sulla RN2, la stessa strada percorsa dal convoglio che doveva portare il nostro ambasciatore nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, al villaggio di Rutshuru. Così, a soli 20 chilometri dall’assalto al convoglio del Pam, nel quale hanno perso la vita il diplomatico, il carabiniere che lo scortava, Vittorio Iacovacci, e il loro autista, Mustapha Milambo, è stato ucciso il procuratore capo militare del territorio di Rutshuru, William Hassani.

Furgone con la salma dell'Ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio all'aeroporto di Kinshasa
© AP Photo
Furgone con la salma dell'Ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio all'aeroporto di Kinshasa

Stava tornando da Goma, dove aveva partecipato ad una riunione con i rappresentanti dell’esercito congolese, il direttore del Parco Virunga, il belga Emmanuel Demerode, e il generale a capo delle indagini sulla morte dell’ambasciatore, Vital Awashango, quando si è trovato nel bel mezzo di un’imboscata.

Secondo quanto si legge su Repubblica, Hassani viaggiava scortato da alcuni uomini dell’esercito. Proprio le forze armate del Congo, in una nota, hanno ricostruito la dinamica dell’assalto, attribuito ad una delle milizie criminali che operano nell’area.

In particolare, recita il comunicato citato dallo stesso quotidiano, ad ucciderlo “sarebbero stati i militari del 3416esimo reggimento che stavano vessando la popolazione innalzando barricate lungo la strada per razziare i villaggi indisturbati”.

La zona del parco Virunga da anni è diventata una vera e propria polveriera, con decine e decine di gruppi armati che si contendono il territorio, lottano per imporre la propria agenda politica o per mettere le mani sulle risorse agricole e il traffico di oro, pietre preziose e minerali. Almeno 122, secondo un recente rapporto delle forze di sicurezza del Kivu, attivi in quattro province: Nord-Kivu, Sud-Kivu, Ituri e Tanganyika.

Tra loro ci sono anche milizie islamiste, come l’Allied Democratic Forces (Adf), dalla quale, nel 2015 è nato lo Stato Islamico in Africa Occidentale. Senza contare, come ricorda Il Giornale, le faide interne che logorano le forze armate congolesi.

Il principale obiettivo dei miliziani è quello di “fare soldi e indebolire lo Stato”, aveva detto nei giorni scorsi il direttore del parco, Demerode, proprio a margine del vertice sulla sicurezza. Una situazione che ha portato finora ad una “perdita economica stimata intorno ai 100 miliardi di dollari l’anno”.

Ma c’è anche un costo in vite umane. “Nell’ultimo anno abbiamo perso 21 guardie forestali, di cui 12 soltanto nell’ultimo mese”, ha detto, interpellato dall’AFP. Gli stessi ranger che sono intervenuti in difesa del convoglio del Pam con a bordo l’ambasciatore.

“Purtroppo non ce l’hanno fatta”, è l’amara constatazione del principe belga.

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Indagini, Repubblica democratica del Congo, Ambasciatore
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