17:31 10 Aprile 2021
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In Polonia si continua a parlare dello scandalo che riguarda il musicista rock Adam Darski che è processato per blasfemia. Darski è supportato dagli esponenti culturali polacchi che chiedono alle autorità di abrogare queste “leggi medioevali”.

Alcuni politici, invece, definiscono inaccettabili simili attacchi alla religione. Sputnik vi spiega in questo approfondimento perché questa storia ha scosso l’Europa intera.

“Perché si processa per una foto e non per la pedofilia?”

Tre casi che hanno fatto scalpore, tutti legati a un unico articolo del Codice.

Nella città polacca di Płock tre attivisti LGBT sono processati perché, secondo il PM, avrebbero “distorto deliberatamente” un’icona della Vergine nera di Częstochowa. Alla raffigurazione della Vergine più sacra nel Paese l’aureola è stata dipinta dei colori dell’arcobaleno. E copie della versione modificata sono state affisse dovunque in città: sulle porte dei bagni pubblici e sui cassonetti. Questo ha scatenato la reazione dei religiosi.

A Varsavia si registra un altro caso che è stato motivo di altrettanto scandalo. La professoressa di fisica Magdalena Pekul-Kudelski è accusata di aver violato sempre lo stesso articolo, il 196 del Codice penale relativo ad attività lesive dei credenti, durante la partecipazione a una manifestazione LGBT tenutasi il 5 agosto dello scorso anno. I manifestanti hanno affisso le bandiere arcobaleno su diversi edifici della capitale polacca. Magdalena ha affisso la sua sulla statua di Gesù Cristo all’ingresso della chiesa della Santa Croce.

Se il tribunale li giudicherà colpevoli, nel migliore dei casi dovranno pagare una multa salata, mentre nel peggiore dei casi sarà loro comminata una pena detentiva di 2 anni.

Un’eventuale pena detentiva incombe anche su un altro soggetto accusato di aver violato la legge polacca che disciplina le azioni lesive della fede e dei credenti. Si tratta del noto musicista rock del gruppo Behemoth, Adam Darski. Questi nel 2019 ha postato sui social una foto dove calpestava un’immagine della Madonna.

Il caso dell’artista è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Infatti, dopo la pubblicazione del post migliaia di intellettuali hanno chiesto alle autorità l’abrogazione della legge. Lo stesso Darski ha istituito un fondo di supporto agli artisti accusati di aver violato questo articolo del Codice.

“Cosa c’è che non va nel sistema giudiziario polacco? Molti atti di pedofilia perpetrati dal clero vengono sottaciuti tanto che i trasgressori non fanno quasi mai i conti con la legge. Invece un artista viene processato per aver pubblicato una foto sui social network? È assurdo”, sostiene indignato Darski.

Il cardinale Stanisław Dziwisz
© AP Photo / Andrew Medichini
Il cardinale Stanisław Dziwisz
Le sue dichiarazioni hanno scosso le coscienze della società polacca. Infatti, questi casi sono coincisi con uno scandalo della Chiesa cattolica. In Polonia sono in corso le indagini in merito al caso del cardinale polacco Stanisław Dziwisz che per molti anni è stato segretario personale del primo pontefice polacco della storia, Giovanni Paolo II. Dziwisz è accusato di aver tenuto nascosti molteplici casi di abuso sui minori perpetrati da membri del clero. Per un Paese in cui il 97% della popolazione è cattolico questo è stato un vero shock.

Tuttavia, mentre per ponderare le accuse rivolte contro il cardinale ci sono voluti alcuni anni di attenta raccolta e disamina delle prove, per avviare il processo ai danni del musicista è stata sufficiente una sola denuncia. La legge polacca in materia di blasfemia è semplice: chiunque può sporgere denuncia in procura. E ultimamente il numero di denunce è cresciuto vertiginosamente: nel 2018 erano 90, mentre nel 2020 erano 146.

“Stando ai dati in nostro possesso gli illeciti legati alle lesione del credo religioso negli ultimi anni sono sempre più frequenti”, comunica ai giornalisti il rappresentante della procura. Nel 2016, secondo il funzionario, il tribunale ha emesso 10 sentenze di colpevolezza, mentre nel 2020 ben 29.

Dalla multa alla pena di morte

Questi valori battono qualsivoglia record da quanto la legge è entrata in vigore, nel 1998. Da quando è stata approvata, la legge viene costantemente criticata. Si è chiesto più volte di abrogarla, ma 5 anni fa la Corte costituzionale polacca si è espressa ponendo fine alla questione.

Al di là delle questioni meramente giuridiche, la legge sulla blasfemia ha scatenato lo scontento anche di Bruxelles. L’UE ha più volte criticato la Polonia di “violare i valori democratici”. Infatti, pare che con le accuse di blasfemia le autorità soffochino la libertà di parola dei cittadini. Le ritrosie della comunità europea sono dovute anche al fatto che vengono accusati principalmente membri del movimento LGBT.

Ma, come osservano i polacchi, il fenomeno non è soltanto della Polonia, poiché in tutta Europa la blasfemia configura un illecito. Le prime leggi in tal senso furono approvate già alla fine del XIX secolo. Allora si era processati per blasfemia contro la fede cattolica e protestante. Negli anni ’70 e ’80 la legge fu estesa ai “rappresentanti di tutte le professioni di fede”, anche per l’aumento del numero di musulmani.

Tuttavia, nella maggior parte dei Paesi europei queste leggi di fatto non hanno avuto grande successo per mancanza di motivazioni valide. E per questo molti Paesi le hanno abrogate.

A catalizzare il fenomeno è stata l’aggressione alla redazione di Charlie Hebdo all’inizio del 2015: allora i detrattori del divieto di blasfemia sostenevano che tale divieto, in sostanza, favorisse l’attività degli estremisti.

Ciononostante, in diversi Paesi dell’UE continua ad esistere un illecito di questo tipo. Oltre alla Polonia, si prevedono procedimenti penali in tal senso in Austria, Germania, Spagna e Italia.  

In Italia, in particolare, vengono accusati di blasfemia prevalentemente personaggi pubblici. Di recente, ad esempio, il portiere della Juventus Gianluigi Buffon è stato sanzionato per blasfemia per la terza volta. Durante una partita ha bestemmiato, preso dall’emozione. La giustificazione del calciatore (parlava dello zio e non di Dio) non l’ha salvato dalla condanna. La stella del calcio ha dovuto pagare una multa di 5000 euro.

Ad ogni modo la punizione non è così rigida come accade invece in Medio Oriente. In Arabia Saudita, ad esempio, è prevista la pena di morte per i casi più gravi di blasfemia.

Nel complesso la blasfemia configura illecito penale in 84 Paesi del mondo, Russia compresa.

La legge russa in materia fu adottata nel 2013 dopo la “preghiera punk” delle Pussy Riot nella cattedrale di Cristo Salvatore. Dal 2014 in base a questo articolo (il 148 del Codice penale russo) sono state dichiarate colpevoli 30 persone. Il caso più eclatante è stato quello del blogger Ruslan Sokolovsky che nel 2016 caricò su YouTube il video “Catturiamo Pokémon in chiesa” che gli è costato una pena detentiva su condizionale.

Impasse giuridica

L’adozione di leggi sulla blasfemia in diversi Paesi è destinata anzitutto a “tutelare i credenti dalla discriminazione dei loro diritti e delle loro libertà”. Per questo non vengono abrogate in Europa. Tuttavia, i credenti stessi sono di un’altra opinione.

Ad esempio, in Germania i musulmani sostengono che viene discriminato il loro diritto di portare il niqab, l’abito femminile che copre interamente il volto. Le autorità dei Lander federali hanno introdotto divieti all’utilizzo del niqab negli istituti di formazione.

“Ritengo che le persone in società debbano mostrare il proprio volto”, ha dichiarato il primo ministro del Baden-Württemberg, regione in cui l’estate scorsa è stato vietato di portare il niqab a scuola.

I musulmani stanno tentando di contestare tale divieto, anche sfruttando le leggi in materia di lesione al credo religioso, ma senza alcun risultato. Alcuni politici hanno dichiarato che questa misura dovrebbe essere applicata non soltanto ai cristiani, ma anche ai musulmani. Altri hanno invitato a non creare confusione: un conto è l’integrazione (dove hanno ragione di esistere i divieti in merito agli abiti religiosi), un altro conto sono gli attacchi ai gruppi religiosi.

“Si tratta del cosiddetto modello cooperazionale. Soltanto i luterani e i cattolici, ad esempio, fino a poco tempo fa avevano il diritto di mandare i membri del clero a combattere. Si tratta, cioè, dell’azione selettiva del diritto. In Russia invece la Costituzione sancisce la parità di tutte le religioni innanzi alla legge. Sebbene sia chiaro che nella realtà non sia proprio così”, sostiene Aleksandr Kudryavtsev, presidente del consiglio dell’Associazione russa di tutela della libertà religiosa.

Kudryavtsev sottolinea che in diversi Paesi europei vigono comunque leggi “anti-blasfemia”. Questo è anche il motivo per cui si producono controversie in singoli Paesi dove i provvedimenti adottati collidono con i principi paneuropei.

Roman Lunkin, teologo e direttore del Centro di ricerca sui problemi sociali e religiosi in seno all’Istituto d’Europa della RAN, ritiene che il problema sia di gran lunga più profondo. Infatti, a suo avviso, c’è una sottile linea di demarcazione tra il “rispetto dei diritti dei credenti” e la “garanzia della libertà di parola”.

“Questo genera inevitabilmente continui conflitti, anzitutto nei Paesi europei a maggioranza cattolica come l’Italia e la Polonia”, osserva.

A suo avviso, la controversia è irrisolvibile. Ogni Paese europeo così come ogni “artista libero” dovrà operare la sua scelta e prendersene la responsabilità.

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