04:56 15 Aprile 2021
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Si aggravano i capi di accusa contro il Consigliere di Stato birmano, estromessa e arrestata con il colpo di stato militare. La prossima udienza del processo è fissata per il 15 marzo.

Ad un mese dal suo arresto durante il colpo di stato militare, la leader birmana Aung San Suu Kyi è apparsa questo lunedì mattina per la prima in pubblico all'udienza del processo tenuto in videoconferenza. Secondo quanto hanno riferito dai suoi legali all'agenzia Reuters, il Consigliere di Stato appare in buone condizioni di salute, ma si aggrava la sua posizione giudiziaria con un nuovo capo d'accusa. 

L'avvocato Min Min Soe ha spiegato che la leader deposta ha chiesto di vedere il suo team legale durante l'udienza tramite collegamento video, per un nuovo capo d'accusa. L'addebito aggiuntivo proviene dal codice penale dell'era coloniale del paese, che vieta la pubblicazione di informazioni che possono "causare paura o allarme".

Le dimostrazioni in Myanmar contro il colpo di stato militare
© REUTERS / STRINGER/Reuters
Le dimostrazioni in Myanmar contro il colpo di stato militare

La prossima udienza del processo alla San Suu Kyi si terrà il 15 marzo. 

Il Consigliere di Stato birmano Aung San Suu Kyi è stata arrestata il primo febbraio, assieme ad altri leader ed esponenti del suo partito, e poi è stata posta agli arresti domiciliari in un luogo sconosciuto durante un colpo di stato militare effettuato dall'esercito poco prima dell'inaugurazione del nuovo parlamento.

I militari hanno accusato il nuovo governo di frodi elettorali e istituto un governo ad interim in attesa di nuove elezioni, che dovranno tenersi fra un anno, affidando il potere al capo dell'esercito. 

Le manifestazioni contro il militari

Non si ferma l'escalation di violenza in Birmania. Durante le manifestazioni di domenica 28 febbraio la polizia ha, in più occasioni aperto il fuoco sulla folla, provocando la morte di 18 persone. Gli scontri sono avvenuti a Yangon e in altre città del Paese. 

Prima di sparare con proiettili veri, le forze dell'ordine avrebbero tentato di disperdere i manifestanti con gas lacrimogeni e colpi di avvertimento. Durante le proteste la polizia ha utilizzato anche munizioni di gomma e cannoni ad acqua. 

La rabbia è esplosa nelle piazze di tutto il Paese per l'arresto dei leader birmani e degli attivisti che manifestavano contro il colpo di stato militare. Le proteste proseguono quasi ininterrottamente dal primo di febbraio nella capitale e nelle maggiori città del Myanmar. 

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Colpo di stato, Proteste, Myanmar
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