03:02 05 Marzo 2021
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Nessun controllo sulle aziende extra europee che avrebbero opzionato diverse quantità di vaccini prodotti in Europa dalle Big Pharma. Un meccanismo che potrebbe essere alla base dei ritardi delle consegne da parte delle case farmaceutiche alla Commissione.

Il mercato parallelo dei vaccini, ormai, è una realtà. E sta sfuggendo di mano alle istituzioni europee. Se ne è parlato già nelle scorse settimane, quando alle regioni italiane sono arrivate le prime proposte di acquisto indipendente di grosse quantità di dosi di vaccini anti-Covid.

C’è chi ha parlato di “mercato nero”, chi di truffa, altri hanno lanciato l’allarme sull’eventualità che potesse trattarsi di sieri contraffatti. L’Olaf, l’ufficio europeo per la lotta antifrode, ha persino aperto un’inchiesta dopo le segnalazioni arrivate dai governi di diversi Stati membri.

Vaccino Pfizer/BioNTech contro il Covid-19
Vaccino Pfizer/BioNTech contro il Covid-19

Il mercato parallelo dei vaccini

Eppure, con il passare delle settimane, sembrerebbe che il mercato globale dei vaccini esista eccome. E che sia perfettamente legale. Proprio questa, secondo l’Huffington Post, potrebbe essere tra le cause alla base del rallentamento delle consegne da parte di Big Pharma all’Ue.

A spiegare il meccanismo è un broker bresciano, Juri Gasparotti, intervistato da Repubblica qualche giorno fa. L’intermediario è titolare di una società con sede in Croazia, la J.&G., e ci tiene a sottolineare di non essere un “truffatore”.

Ma se Pfizer ed Astrazeneca qualche settimana fa confermavano a La Stampa di non poter fornire in questa fase il vaccino “al mercato privato”, da dove arrivano le fiale proposte da Gasparotti all’Emilia Romagna per “3,50 dollari ad unità”?

La risposta, per il broker, è semplice. “Lavoro con una grossa casa farmaceutica estera – ha spiegato a Repubblica - che ha opzionato da AstraZeneca un certo quantitativo di dosi di vaccino”. Si tratterebbe di un’azienda extraeuropea, precisa l’intermediario, senza però fare nomi.

“Nel mercato dei farmaci, - va avanti - le aziende possono opzionare l’acquisto di stock di medicinali da chi li produce”. Ed è proprio quello che ha fatto la casa farmaceutica in questione.

Il vicepresidente Usa Kamala Harris sottoposta all'inoculazione della seconda dose del vaccino Moderna
© REUTERS / Leah Millis
Il vicepresidente Usa Kamala Harris sottoposta all'inoculazione della seconda dose del vaccino Moderna
Le fiale, ha spiegato ancora Gasparotti, “rimangono al produttore fino a quando il broker non stipula un contratto di vendita, solo in quel momento si esercita l’opzione e le fiale escono dal sito di produzione di AstraZeneca per essere consegnate all’acquirente”.

Quell'ipotesi sui ritardi nelle consegne

Il meccanismo non fa una piega. E anzi, secondo i maligni potrebbe esserci proprio questa dinamica alla base dei ritardi nelle consegne. Un'ipotesi che prende corpo anche al netto del fatto che le dichiarazioni di Gasparotti, finora, non sono state smentite da nessuno.

Per ora, però, secondo quanto si legge sull'Huffington, la Commissione Ue non avrebbe intenzione di indagare sul fenomeno. Il quotidiano online ha chiesto spiegazioni direttamente a Palazzo Berlaymont che ha dichiarato di “non essere consapevole” di questo mercato parallelo. Il fatto è che, pur volendo, da Bruxelles non potrebbero fare poi molto, perché il meccanismo descritto dal broker sembra essere del tutto legittimo.

AstraZeneca
© Sputnik . Vladimir Trefilov
AstraZeneca
Senza contare che alle Big Pharma conviene vendere tramite gli intermediari ad un prezzo maggiorato di almeno un euro rispetto a quello fissato nel contratto con la Commissione.

L'unica strategia europea per ovviare al problema dei ritardi, per ora, resta quella dell’aumento della produzione in Europa. Ma finora il braccio di ferro con la Commissione, sembrano averlo vinto le case farmaceutiche.

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