15:45 07 Marzo 2021
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L'app della campagna elettorale Trump 2020, risalente al 2016 e aggiornata per le elezioni del 2020, che consentiva agli utenti di registrarsi ai raduni di Trump, contribuire finanziariamente e tenersi aggiornati sulle iniziative dell’ex presidente, sarebbe stata rimossa da Google Play Store, stando alle fonti.

L’esclusione dell’app ha suscitato molte speculazioni e critiche da parte dei sostenitori, i motivi della rimozione, tuttavia, non avrebbero nulla a che fare con le circostanze che hanno visto l’ex presidente essere bannato da tutte le più grandi piattaforme di social media del mondo, sostiene il portale AndroidPolice.

​Prima della sua sospensione, l'app aveva smesso di funzionare, con Google costretto a rimuoverla, afferma il sito web. Quando anche AndroidPolice ha testato l’applicazione, "non era in grado di caricare contenuti, segnalare un errore di rete e semplicemente caricava contenuti all’infinito in un loop continuo".

È stato aggiunto che la versione iOS dell'app era ancora funzionante ed era rimasta sull'App Store di Apple.

"L'app della campagna Trump 2020 ha recentemente smesso di funzionare e abbiamo contattato lo sviluppatore più volte nel tentativo di convincerlo a risolvere il problema. Le persone si aspettano che le app scaricate da Google Play forniscano un livello minimo di funzionalità e la nostra politica è quella di rimuovere le app non funzionanti dallo store se non vengono corrette", ha affermato Google in una dichiarazione pubblicata dallo stesso portale.

L'app Trump 2020 era stata creata nel 2016 per la prima campagna dell'ex presidente ed era stata aggiornata per la candidatura per la rielezione del 2020. Tuttavia, secondo i creatori, negli anni successivi non vi sarebbero stati più di un paio di aggiornamenti di manutenzione.

L'ufficio stampa di Trump non ha offerto un commento sugli sviluppi ma sui social la notizia ha destato non pochi sospetti viste le precedenti disavventure social dell’ex Presidente.

L’evento è stato messo in relazione ai precedenti casi in cui gli account di Trump era stato banditi sia da Facebook, Instagram, che Twitter, all'indomani del caos del Campidoglio, con persino YouTube che rimuoveva un video caricato sull'account del presidente Trump per aver violato le politiche sui contenuti dell'azienda sull'incitamento alla violenza.

Tutte le più grandi piattaforme social si erano mosse per agire contro Trump in risposta al suo presunto incoraggiamento ad attaccare il Campidoglio degli Stati Uniti il ​​6 gennaio, mentre il Congresso si riuniva per certificare la vittoria alle elezioni presidenziali del democratico Joe Biden. Accuse respinte con veemenza da Trump.

​La chiusura degli account sulle piattaforme social principali, aveva portato molti sostenitori repubblicani ad emigrare su piattaforme secondarie come il social media conservatore ‘Parler’. Google tuttavia aveva bandito anche questa app a gennaio dal suo Play Store con la medesima motivazione “violato le politiche di Google in materia di moderazione dei contenuti”.

​A effetto domino, al fine di evitare sorte simile, altre piattaforme, quali Shopify, hanno rimosso autonomamente i siti di e-commerce dalla Trump Organization e dalla campagna Trump, come riportato dal Wall Street Journal il mese scorso.

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