03:15 05 Marzo 2021
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In un'intervista rilasciata a Sputnik, il presidente del partito europeo Identità e Democrazia ha messo in dubbio le capacità di Bruxelles in relazione alla gestione di questa prima fase della campagna vaccinale.

Sono sempre di più a livello europeo le voci che si innalzano contro la lentenzza con la quale in alcuni Paesi ha preso le mosse la campagna vaccinale anti-Covid nell'Unione europea.

A fare la differenza in negativo, in questo senso, sarebbe stata in particolar modo la necessità di attendere delle direttive precise da Bruxelles

In un'intervista rilasciata in esclusiva a Sputnik, l'europarlamentare belga Gerolf Annemans, presidente del partito Identità e Democrazia, ha così definito la campagna vaccinale un "fiasco" e ha affermato che gli stati membri avrebbero infatti potuto ottenere risultati di gran lunga migliori senza interferenze da parte della Commissione europea sulla questione vaccini:

"Beh, penso che possiamo chiamarlo fiasco ora. E' un fiasco. Quello che è successo è che l'Ue ha dimostrato ancora una volta che agendo insieme non si agisce necessariamente meglio. Le vaccinazioni non sono [...] di pertinenza europea o dell'Ue. Non dovrebbero far parte della sfera dei poteri dell'Ue", ha chiarito Annemans.

L'eurodeputato ha quindi sottolineato come un gran numero di Stati, tra cui Paesi Bassi e Germania, sono riusciti a raggiungere dei risultati molto simili a quelli del Regno Unito a livello di copertura della popolazione, utilizzando delle "soluzioni proprie".

Un "credo religioso"

A giocare un ruolo negativo, ha riferito Annemans, è stato anche quello che il presidente di Identità e Democrazia definisce un vero e proprio "credo religioso", propinato dai piani alti di Bruxelles e per il quale le soluzioni proposte dall'Unione sarebbero sempre e comunque da anteporsi e preferirsi a quelle dei singoli stati nazionali.

"E' un credo religioso quello di pensare che le cose che facciamo insieme siano fatte meglio dall'Unione europea. Non faccio parte di questo culto, e mi rifiuto di credere che ciò sia necessario. Per questo l'Unione europea ha mostrato ora di averci condotto verso un fiasco. Ci abbiamo messo più tempo, ci è voluta più fatica per indirizzare tutti gli stati membri verso la stessa direzione eccetera. Abbiamo perso del tempo essenziale. E ora l'Ue è molto indietro, drammaticamente indietro sul vaccino", ha proseguito il politico belga.

La politica dei "confini aperti"

Altro aspetto toccato da Annemans è stato quello della politica dei "confini aperti", promossa da Bruxelles per decenni e sulla quale il presidente di ID si è detto convinto che l'Ue non farà passi indietro, anche alla luce del nuovo accordo sulla migrazione che sarà messo ai voti il mese prossimo :

"Non possiamo sperare che facciano passi indietro rispetto al nucleo della loro 'religione dei confini aperti' e della pressione migratoria. Il patto che introdurranno il mese prossimo, che è anche peggiore del Patto Mondiale sulla Migrazione di Marrakesh, mostra che non vogliono tornare indietro", ha incalzato Annemans.

Il funzionario europeo si è quindi detto convinto che al contrario, a dispetto di una pandemia incalzante, sin dai primi mesi dello scorso anno l'Unione europea si è posta come una spina nel fianco continua , con una sorta di zelo quasi religioso, nei confronti di quei Paesi che hanno tentato in qualche modo di porre freno con un controllo più serrato alle ondate migratorie.

"Per quanto riguarda l'Ue il fondamento della loro religione non è solo la cooperazione. Il nucleo della loro religione è la migrazione, direi. Con i confini aperti, non dovremmo sperare che l'Ue cambi in questo senso. Al contrario, diventerà anche peggio", ha concluso Annemans.

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