00:48 06 Marzo 2021
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Con la svolta verde dell'Unione europea i grandi produttori mondiali di idrocarburi saranno costretti a rivedere strategie, politiche e alleanze: così il Green Deal europeo cambierà la geopolitica globale.

Dietro la marcia europea verso la sostenibilità si cela una partita a scacchi che può riscrivere le alleanze e gli equilibri geopolitici del globo. L’obiettivo del Green Deal europeo, il pacchetto di iniziative presentato nel 2019 dalla Commissione, è quello di portare il continente alla “neutralità climatica” entro il 2050 attraverso “l’uso efficiente delle risorse passando ad un’economia pulita e circolare” e la riduzione dell’inquinamento, anche attraverso la decarbonizzazione del sistema energetico.

Economia e modelli di consumo subiranno inevitabilmente una trasformazione e questo produrrà effetti sulle relazioni tra l’Ue, i suoi vicini e i grandi attori globali con una ridefinizione delle politiche comunitarie sul piano internazionale.

Ad approfondire la questione dell’impatto geopolitico della svolta green del Vecchio Continente è un policy paper messo a punto da cinque ricercatori dell’European Council on Foreign Relations (ECFR) e Bruegel, compreso il fondatore Mark Leonard.

Nel documento si parla degli effetti, anche collaterali, che la nuova politica europea avrà sui tradizionali partner energetici e commerciali dell’Ue, come Russia, Algeria, Arabia Saudita, Stati Uniti e Cina e sulle reazioni di questi ultimi al Green Deal.

L'impatto geopolitico della transizione energetica europea

Di sicuro, secondo gli esperti, il cammino verso un’Europa sostenibile “avrà un impatto geopolitico sull’equilibrio energetico europeo e sui mercati globali, sui paesi produttori di gas e petrolio nel vicinato europeo, sulla sicurezza energetica europea e sull’andamento del commercio mondiale”.

Per questo i think thank suggeriscono all’Ue di mettere a punto un piano di azione esterna da affiancare alla strategia climatica per “affrontare in modo diretto le difficoltà che il Green Deal potrebbe generare con i propri partner economici e Paesi vicini” e “trasformare le potenziali tensioni in opportunità per rinnovate partnership internazionali”.

Così cambiano gli equilibri commerciali

Secondo gli esperti, infatti, lo sviluppo green del continente europeo è legato a doppio filo a Cina, Russia e Algeria. Partiamo dal Paese del Dragone. Secondo il report aumenterà la dipendenza dalla Cina per le terre rare e i minerali necessari all’energia verde. Inoltre, l’Europa dovrà lavorare per coinvolgere il Paese nella propria svolta sostenibile, visto che è qui che si trovano le principali catene di approvvigionamento europee.

La Russia, invece, potrebbe far fronte ad una minor domanda di gas e petrolio da parte dell’Europa guardando ad Oriente, ed in particolare proprio alla Cina. A partire dal 2030, infatti, secondo il dossier, l’Ue diminuirà drasticamente le importazioni di idrocarburi.

La diversificazione dei clienti da parte di Mosca, in realtà, è già iniziata da diversi anni, tanto che nel 2016 la Russia ha superato l’Arabia Saudita diventando il maggior fornitore di petrolio della Cina. 

Nel 2018 le esportazioni verso Pechino hanno rappresentato un quarto dell’export di petrolio russo. Ma se gli sforzi per affermarsi sul mercato cinese, mettono in guardia gli esperti dell’Ecfr, non saranno affiancati da una trasformazione verde che consentirà di continuare a servire il mercato europeo, il rischio per Mosca sarà quello di una eccessiva dipendenza dalla Cina.

In realtà, prosegue il dossier, la Russia potrebbe beneficiare già da subito del Green Deal europeo, attraverso la fornitura di gas naturale. Le importazioni di questo carburante “di transizione”, infatti, sono destinate a crescere fino al 2030. Successivamente la scommessa è quella di adeguarsi per soddisfare la variazione della domanda da parte dell'Ue.

Nave cargo per il gas naturale liquefatto (foto d'archivio)
© AP Photo / Koji Sasahara, File
Nave cargo per il gas naturale liquefatto

Il rischio instabilità

Anche l’Algeria, come la Russia, dovrà diversificare la propria clientela visto che l’economia del Paese dipende per il 60 per cento dall’esportazione di idrocarburi verso l’Europa. Il crollo di questo equilibrio potrebbe aprire le porte ad una pericolosa instabilità sull’altra sponda del Mediterraneo.

Per questo l’Europa dovrà “assistere i Paesi esportatori di gas e petrolio nel Vicinato europeo nella gestione delle ripercussioni del Green Deal”. “L’Ue – si legge nell’analisi dei due think thank - deve impegnarsi con questi Paesi per favorire la loro diversificazione economica, inclusa la produzione di energia rinnovabile e idrogeno verde che potranno in futuro essere esportati verso l’Europa”.

Infine, sarà necessario limitare la dipendenza dalla Cina e creare assieme agli Usa e ad altri partner un “climate club” per applicare “simili misure di aggiustamento del carbonio alla frontiera”.

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