22:54 20 Aprile 2021
Mondo
URL abbreviato
0 50
Seguici su

Per Zarif gli accordi di Vienna del 2015 conterrebbero un meccanismo che potrebbe rappresentare la soluzione per il rientro degli Stati Uniti nel trattato abbandonato da Trump nel 2018.

Nel corso di un'intervista rilasciata alla CNN trasmessa nella giornata di lunedì, il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha affermato che il Piano d'azione congiunto globale, ovvero l'accordo sul nucleare iraniano del 2015, contiene una soluzione per far sì che gli Stati Uniti possano rientrare a far parte del trattato.

Scendendo nel dettaglio, il capo della diplomazia iraniana ha risposto ad una domanda della giornalista Chirsitane Amanpour sulle modalità entro le quali USA e Iran potrebbero evitare "un confronto messicano", ovvero una situazione in cui ogni nazione richiede all'altra di tornare ad attenersi all'accordo per prima.

"C'è un meccanismo per sincronizzare quello che può essere fatto. Come sa, il PACG ha un meccanismo nel trattato: si tratta della commissione congiunta. E la commissione congiunta ha un coordinatore. Il coordinatore ha due vesti, prima era Federica Mogherini, ora è Josep Borrell. Una è quella di rappresentante per le politiche sulla Difesa dell'Ue; l'altra è quella di coordinatore della commissione congiunta. Indossando la veste di coordinatore dlela commissione congiunta potrebbe in qualche modo coordinare le azioni necessarie sia da parte degli Stati Uniti sia dell'Iran".

Dimostrare la propria buona fede

Parlando degli accordi di Vienna, Zarif ha quindi fatto notare come debbano essere gli USA stessi a dimostrarsi meritevoli di poter ritornare al trattato e riguadagnarsi la fiducia degli altri Stati membri, in quanto è stata proprio Washington ad allontanarsi dallo stesso nel 2018 sotto l'amministrazione Trump.

"Chiaramente, le azioni che l'Iran ha preso sono state sempre monitorate e verificate dalla IAEA [l'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica, ndr] e abbiamo dimostrato di adempiere a tutti i nostri obblighi. La parte che non è riuscita a farlo sono gli Stati Uniti e, come ho detto, devono essere gli Stati Uniti a dimostrare la propria buona fede. Noi abbiamo già dimostrato la nostra buona fede. Se ci siamo allontanati dalle strette limitazioni dell'accordo sul nucleare è perché gli Stati Uniti hanno provato ad imporre una guerra economica all'Iran. Ora, se vi porranno fine, torneremo ad adempiere in toto ai nostri obblighi", ha proseguito Zarif.

Il ministro ha poi voluto rispondere coloro che si dicono preoccupati in merito alla questione delle oltre 3,5 tonnellate di uranio arricchito immagazzinate in questi mesi dall'Iran, chiarendo che tale questione sarebbe risolvibile nel giro di pochi giorni o settimane, e ad ogni modo in un periodo inferiore rispetto a quello che sarebbe necessario a Washington per implementare gli ordini esecutivi a cancellare le sanzioni imposte nei confronti di Teheran.

La risposta a Blinken

Zarif si è quindi soffermato sulle recenti dichiarazioni del neo segretario di stato Antony Blinken, il quale nella giornata di ieri ha affermato che l'Iran nel giro di "poche settimane potrebbe dotarsi della bomba atomica" e ha promesso che l'amministrazione Biden cercherà un accordo "forte e duraturo" con Teheran.

Secondo il ministro degli Esteri iraniano, le affermazioni di Blinken sarebbero più che altro da ricondurre ad una retorica destinata all'opinione pubblica, piuttosto che alla realtà dei fatti:

"L'Iran non cerca la bomba atomica. Se avessimo voluto costruire un'arma nucleare, lo avrebbe fatto tempo fa, ma abbiamo deciso che le armi nucleari non migliorerebbero la nostra sicurezza e sarebbero in contraddizione con la nostra visione ideologica", ha concluso Zarif.

Accordo sul nucleare iraniano del 2015 (PACG)

Il PACG (Piano d'azione congiunto globale) è stato firmato nel 2015 da Iran, Cina, Francia, Germania, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, insieme all'Unione Europea.

L'Iran avrebbe dovuto ridimensionare il suo programma nucleare e ridurre drasticamente le proprie riserve di uranio in cambio dell’annullamento delle sanzioni.

Tuttavia, nel 2018 il presidente americano Donald Trump ha annunciato il ritiro unilaterale dall'accordo, avviando la strategia di nuove, rigide, sanzioni nei confronti dell’Iran.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook