20:42 07 Marzo 2021
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Dopo una parentesi democratica il Paese sembra terminata con gli arresti del presidente U Win Myint, della consigliera di Stato, Aung San Suu Kyi e di decine di deputati della NLD. Il presidente Usa, Joe Biden minaccia sanzioni contro i generali dell'esercito che hanno preso il potere.

L’hanno prelevata alle 5 del mattino assieme al presidente U Win Myint e ad altri leader della Lega Nazionale per la Democrazia, poche ore prima della cerimonia di apertura del nuovo Parlamento, che si sarebbe dovuta tenere nella nuova capitale del Myanmar, Nayipydaw.

Una giornata storica, che avrebbe dovuto formalizzare i risultati delle elezioni dello scorso 8 novembre, quando la NLD di Aung San Suu Kyi aveva ottenuto l’83 per cento dei seggi disponibili.

Prime immagini dalla capitale del Myanmar dopo la dichiarazione del governo militare
© REUTERS / Stringer
Prime immagini dalla capitale del Myanmar dopo la dichiarazione del governo militare

Il golpe dell'esercito

I militari, dell’Usdp, avevano subito contestato il risultato del voto. Un vero e proprio referendum, spiega il New York Times, sulla popolarità di Aung San Suu Kyi, Consigliera di Stato 76enne e icona birmana, simbolo di democrazia e libertà, che nel 1991 si è guadagnata il premio Nobel per la pace dopo aver passato quasi 15 anni agli arresti.

Qualche giorno fa, dopo aver provato ad appellarsi alla Corte Suprema, i militari avevano minacciato di passare all’azione, circondando il Parlamento con i soldati.

Lunedì l’esercito è passato dalle parole ai fatti, arrestando i leader della NLD, tagliando le linee telefoniche ed internet, cancellando tutti i voli e proclamando un anno di stato d’emergenza. Una prerogativa, quest’ultima, riservata all’esercito dalla costituzione del 2008.

Min Aung Hlaing, comandante militare di Myanmar
© AFP 2021 / Ye Aung Thu
Min Aung Hlaing, comandante militare di Myanmar

Arrestate oltre 45 persone 

In un attimo il Paese, che dal 2011 era tornato ad essere governato da un regime “semi-democratico”, così lo definisce il Nyt, è ripiombato nei suoi anni più bui. A finire dietro le sbarre, oltre ad Aung San Suu Kyi e al presidente U Win Myint, sono stati i principali ministri, gli oppositori politici, scrittori e attivisti. Circa 45 persone.

In più, dagli uffici della Lega Nazionale per la Democrazia sono stati prelevati computer e documenti.

Tra i cittadini si è scatenato il panico, con file chilometriche agli sportelli automatici delle banche chiuse e assalti ai supermercati per fare incetta di cibo, come è successo a Yangon.
Prime immagini dalla capitale del Myanmar dopo la dichiarazione del governo militare
© REUTERS / Stringer
Prime immagini dalla capitale del Myanmar dopo la dichiarazione del governo militare

lA MINACCIA DEL generale Min Aung Hlaing

Ora il potere potrebbe passare nelle mani del comandante dell’esercito, il generale Min Aung Hlaing, prossimo alla pensione. È stato lui, come racconta Repubblica, a minacciare nei giorni scorsi di “abolire la Costituzione” per ristabilire la “leadership politica nazionale dei militari". Tutto lascia pensare che non si ritirerà il prossimo luglio, come previsto, e che sarà lui a guidare il regime che sta tentando di instaurare nel Paese.

È sotto la sua guida che negli anni passati sono state lanciate le campagne contro le minoranze etniche, come i Rohingya, gli Shan e i Kokang.

Dalla leader della NLD finora non sono arrivati appelli alla ribellione contro il colpo di stato militare. Forse per paura che possa scattare, come successe alla fine degli anni ’80, una sanguinosa repressione ai danni dei civili.

Prime immagini dalla capitale del Myanmar dopo la dichiarazione del governo militare
© REUTERS / Shwe Paw Mya Tin
Prime immagini dalla capitale del Myanmar dopo la dichiarazione del governo militare
La reazione della comunità internazionale

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden ha chiesto alla comunità internazionale di fare pressioni sulla giunta militare perché riconsegni il potere, rilasci i detenuti, ripristini le comunicazioni e si astenga da violenze contro la popolazione. La Casa Bianca ha poi minacciato sanzioni contro il Paese.

Anche il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha auspicato una risoluzione pacifica della crisi, mentre la Farnesina ha condannato l’ondata di arresti chiedendo, in un comunicato ufficiale, “l’immediato rilascio di Aung San Suu Kyi e di tutti i leader politici arrestati”.

“La volontà della popolazione è chiaramente emersa nelle ultime elezioni e va rispettata. Siamo preoccupati – si legge nella nota di Roma - per questa brusca interruzione del processo di transizione democratica e chiediamo che venga garantito il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali”.
Chi è Aung San Suu Kyi 

San Suu Ki è diventata Consigliere di Stato nel 2016 dopo la prima elezione democratica nel Paese dopo decenni di dittatura militare. Figlia dell’eroe dell’indipendenza del Paese, il generale Aung San, ha passato più di 15 anni agli arresti domiciliari diventando un’icona internazionale.

In questi anni la sua leadership è dovuta scendere a compromessi con quella dei militari, tanto che nel 2019 difese l’esercito del suo Paese accusato di pulizia etnica. Finora, infatti, i generali erano consapevoli che le dure regole della rappresentanza avrebbero impedito l’approvazione di leggi sgradite.

Aung San Suu Kyi, Consigliere di Stato di Myanmar
© Sputnik . Alexey Nikolsky
Aung San Suu Kyi, Consigliere di Stato di Myanmar

Come ricorda Raimondo Bultrini nella sua cronaca pubblicata su Repubblica, la leadership di San Suu Ki si basava proprio sul patto di alleanza con i militari del 2012. Un patto che evidentemente si è rotto qualche giorno fa.

Forse la leader democratica, forte del plebiscito di novembre, ha cercato di smarcarsi dai ricatti dell’esercito, provocando il colpo di mano dei generali.

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