15:39 05 Marzo 2021
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Secondo l'arcivescovo di Colonia, Rainer Maria Woelki, il rapporto commissionato dalla stessa arcidiocesi e redatto da una società di Monaco "manca di obiettività”. Ma è bufera sulle sue posizioni.

Ha deciso di non pubblicare il rapporto indipendente redatto da una società di Monaco sugli abusi commessi da alcuni prelati della sua diocesi, la più grande della Germania, tra il 1975 e il 2018, per “rispetto della privacy degli accusati” e “per una mancanza di obiettività da parte di alcuni ricercatori”.

Per questo una parte del clero tedesco e della società civile ora chiede a gran voce le dimissioni del cardinale conservatore Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Colonia. Secondo quanto si legge su La Nuova Bussola Quotidiana, il report, commissionato dallo stesso cardinale nel 2018 allo “studio legale Westpfahl Spilker Wastl”, doveva essere pubblicato il 12 marzo del 2020. Secondo l’arcidiocesi, però, il risultato finale del lavoro sarebbe stato “pieno di carenze tecniche” e quindi “non valido legalmente”.

Ne è nata una controversia tra l’arcidiocesi e la società incaricata, considerata anche la fuga di notizie che ha portato alla pubblicazione sui alcuni media tedeschi di stralci dell’inchiesta, che si è affidata a Björn Gercke, esperto di diritto penale, per effettuare una revisione del documento, programmando la pubblicazione del rapporto al 18 marzo 2021.

Per dirimere la questione, qualche mese fa, il porporato creato da Benedetto XVI e allievo dell’arcivescovo Joachim Meisner, si era rivolto anche a Papa Francesco, al quale ha chiesto di “verificare” se sussistessero “violazioni del diritto canonico” nel suo comportamento.

Le accuse

Ma le critiche contro Woelki non si sono placate. Il cardinale, infatti, è accusato anche di avere insabbiato un presunto caso di pedofilia del quale era venuto a conoscenza dopo il suo insediamento nell’arcidiocesi di Colonia, nel 2014.

Si tratta, si legge sempre sulla Bussola, del caso “di un sacerdote di Düsseldorf che negli anni '70 si sarebbe reso protagonista di un'aggressione sessuale ai danni di un minorenne”. Il sacerdote accusato, però, attualmente sarebbe affetto da demenza senile e reso invalido da due ictus. Il religioso, quindi, non avrebbe potuto difendersi dalle accuse della presunta vittima, che, tra le altre cose, si è dichiarata indisponibile a testimoniare.

Il mancato deferimento del caso alla Congregazione per la Dottrina della Fede però, potrebbe costargli il posto sulla base del regolamento imposto nel 2016 da Papa Bergoglio con il Motu Proprio “Come una madre amorevole”.

Intanto, in Germania, si infiamma il dibattito sul futuro del cardinale conservatore, considerato il capofila di quella parte del clero che considera il cammino sinodale dei vescovi tedeschi - con il quale si punta ad introdurre, tra le altre cose, il diaconato femminile e la possibilità di benedire le unioni gay - “una minaccia all’unità della Chiesa universale”.

Il consiglio della diocesi di Colonia, di cui fanno parte membri religiosi e laici, si è espresso dicendo che Woelki ha “completamente fallito come autorità morale”.

“Ci troviamo nella più grande crisi che la Chiesa abbia mai vissuto”, ha detto il capo del consiglio, Tim Kurzbach, citato dal Messaggero, chiedendo che “i responsabili si assumano finalmente la responsabilità”.

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