00:46 06 Marzo 2021
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Un libro indipendente della storica serie Incerto, dall'autore libanese-americano Nassim Nicholas Taleb, dal titolo Il cigno nero indaga sulle insicurezze dell'uomo e si concentra sull'impatto estremo di eventi imprevedibili, simili a quelli che la pandemia del Covid-19 ha portato nella popolazione mondiale durante l'anno appena trascorso.

Kirill Dmitriev, ad del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF) crede che la capacità di ripresa globale, cruciale sia per le imprese che per il settore pubblico tra le incertezze indotte dalla pandemia, non dovrebbe essere ostacolata da divisioni politiche e pregiudizi.

"Divisione e pregiudizi politici sono il più grande ostacolo per la resilienza globale, per le società globali. Devono essere superati attraverso il lavoro specifico di diversi paesi su questioni che ci uniscono" ha affermato Dmitriev al Panel del Forum Economico Mondiale, tenutosi virtualmente.

L'esecutivo ha citato la lotta contro la pandemia di COVID-19 e la diffusione del vaccino contro il virus come una delle aree chiave in cui la comunità globale dovrebbe unire gli sforzi indipendentemente dalle differenze che alcuni possono avere.

Citando la metafora filosofica del libro di Taleb sugli eventi di alto significato che arrivano di sorpresa, Dmitriev ha avvertito che altri cosiddetti cigni neri devono ancora arrivare.

"Quando ho letto il Libro di Nassim Taleb Il Cigno Nero ho davvero prestato attenzione ad esso, ma non ho previsto che avremmo avuto uno stormo di cigni neri o si può usare anche il termine 'sciame' di 'cigni neri' che ci insegue. Questi ultimi hanno sciamato in tutto il mondo negli ultimi 12 mesi e ci aspettiamo più sciami di 'cigni neri' a venire" ha affermato Dmitriev.

Durante un panel dal titolo "Rivalutazione dei rischi aziendali e rafforzamento della resilienza in un mondo post-Covid", il CEO di RDIF ha ulteriormente delineato le lezioni chiave apprese durante la crisi e ha condiviso l'esperienza del fondo nel trattare la pandemia di COVID-19 in quanto ha sostenuto lo sviluppo del vaccino Russo Sputnik V contro il coronavirus.

"Prima di tutto, ci siamo concentrati sulla regola numero uno, che è capire il problema, il problema di resilienza che abbiamo affrontato prima. E poi all'inizio di gennaio [del 2020] abbiamo capito che il Covid è molto significativo e ci siamo davvero concentrati su questo" ha dichiarato Dmitriev alla sessione.

Comunicazione diretta contro gli attacchi mediatici

Un'altra lezione importante secondo Dmitriev è stata l'attenzione finale al servizio della società, elemento cruciale per le imprese private e allo stesso modo per il settore pubblico.

"Lo sviluppo di Sputnik V ha affrontato un sacco di incomprensioni e attacchi da parte dei media fin dall'inizio, rendendo lo sviluppo di una strategia di comunicazione chiara e diretta estremamente importante. La resilienza a tali attacchi è un altro importante aspetto dall'era pandemica" ha detto Dmitriev.

"Costruire una strategia di comunicazione diretta in un mondo cona una capacità di attenzione vicina allo zero, con nuovi e nuovi cicli che cambiano e le persone che non sono in grado di andare al centro delle cose e concentrarsi davvero sulle basi, è molto importante" ha concluso l'amministratore delegato del RDIF.

Lo Sputnik V

L'11 agosto scorso la Russia ha registrato il suo primo vaccino contro il Covid-19, chiamato Sputnik V e sviluppato dagli scienziati del Centro di Epidemiologia e Microbiologia "Gamaleya". Il farmaco è commercializzato dal Fondo Russo per gli Investimenti Diretti, responsabile della conduzione delle trattative sull'esportazione e produzione all'estero di questo farmaco.

Il vaccino è costituito da due componenti e il vettore utilizzato per indurre la risposta immunitaria dell'organismo si basa su un adenovirus umano. Il vaccino viene somministrato due volte, in un intervallo di 21 giorni. Negli studi clinici ha mostrato un'efficacia del 100% contro i casi gravi di Covid-19, ovvero nessuno dei soggetti vaccinati nei test ha contratto sintomi gravi della malattia se infettato dal coronavirus.

L'Ungheria è stata il primo Paese dell'Unione Europea ad aver già registrato Sputnik V. In precedenza l'uso di questo preparato era stato autorizzato dalle autorità competenti di Emirati Arabi, Argentina, Bolivia, Serbia, Algeria, Palestina, Venezuela, Paraguay, Turkmenistan e Bielorussia. 

In precedenza il vaccino Sputnik V è stato registrato anche in Iran, dove si prospetta la possibilità di una produzione congiunta delle dosi di vaccino.

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