21:36 25 Febbraio 2021
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Dalla sua elezione nel 2019, sotto Bolsonaro il Brasile ha assistito a un picco nella distruzione delle sue foreste pluviali e del tradizionale territorio indigeno. Da allora il leader brasiliano ha ricevuto molteplici accuse di violazione dei diritti umani.

Secondo quanto riportato sabato da UOL news, i leader indigeni hanno chiesto alla Corte penale internazionale (CPI) di indagare sul presidente brasiliano Jair Bolsonaro per presunte violazioni ambientali che includono crimini contro l'umanità.

Sempre per il media, Raoni Metuktire e Almir Surui hanno sporto una denuncia di 68 pagine con l'aiuto dell'avvocato francese William Bourdon.

Il nipote di Raoni Metuktire, Patxon, ha aiutato suo nonno, a capo del popolo Kayapo e impegnato nella lotta per la conservazione della foresta pluviale amazzonica e della cultura indigena.

“Mio nonno pensava che fosse importante sporgere denuncia perché il capo della nazione dovrebbe proteggere le comunità, ma non lo sta facendo", ha detto Patxon, aggiungendo che le persone "si sentono incoraggiate a commettere crimini, poiché il presidente le sostiene".

“Mio nonno crede che la popolazione brasiliana non possa costringere il presidente a smettere di agire contro gli indigeni. Continua a violare i nostri diritti, quindi questa è la nostra ultima risorsa. Mio nonno è pronto a testimoniare e chiarire qualsiasi cosa ai pubblici ministeri se necessario", ha chiarito.

​Dopo l'accusa, il passo successivo prevede un'analisi preliminare da parte dell'Ufficio del Procuratore per stabilire se il fascicolo contro Bolsonaro porterà ad un'indagine.

Secondo Bourdon - noto per aver intrapreso cause internazionali in difesa dei diritti umani come il sostegno agli attivisti africani e in rappresentanza di importanti informatori come Edward Snowden e Julian Assange - il caso potrebbe aiutare a far considerare l''ecocidio' un crimine da sottoporre alla CPI, istituita per perseguire crimini di guerra, genocidio e altri crimini contro l'umanità.

L'ecocidio è un'attività umana illegale che viola i principi di giustizia ambientale provocando danni sostanziali o la distruzione di ecosistemi o di una specie. Attualmente non è punibile da nessun ente internazionale.

Bourdon ha definito il possibile processo "una questione di grande urgenza".

"Stiamo correndo contro il tempo, considerando la devastazione dell'Amazzonia", ha aggiunto.

Per il legale quelli di cui è accusato Bolsonaro possono essere considerati crimini contro l'umanità, ma ha anche chiarito che questi sono stati commessi "in un contesto più ampio di criminalità ambientale".

Questo è il quinto atto d'accusa contro Bolsonaro alla CPI. Le altre accuse, ben tre, riguardano la risposta del suo governo alla pandemia di coronavirus, e la quarta i diritti delle popolazioni indigene in Brasile.

Dalla vittoria elettorale di Bolsonaro nel 2019, la foresta pluviale e i territori indigeni del Brasile sono stati pesantemente minacciati. La deforestazione ha registrato un picco del 50% in due anni e ha raggiunto il livello più alto dal 2008.

Il 'Guardian' ha riferito che il primo anno sotto Bolsonaro si è registrato un calo del 43% delle multe per crimini ambientali nel bacino amazzonico e il governo federale nel 2020 ha tagliato il budget per la loro applicazione del 27,4%.

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