01:09 11 Aprile 2021
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Dopo Parler, è ora Telegram a finire nell'occhio del ciclone per delle policy di moderazione non ritenute sufficientemente adeguate.

La Coalizione per un Web Sicuro, un'organizzazione no-profit fondata dall'ex ambasciatore americano in Marocco Marc Ginsberg, ha fatto causa a Apple per ottenere la rimozione dell'applicazione di messaggistica istantanea Telegram per "incitazione alla violenza".

L'atto legale è stato presentato nella giornata di domenica nella Corte distrettuale della Californai del Nord, e contiene delle accuse dirette a Telegram sull'aver consentito di pubblicare contenuto anti-semita, in favore del suprematismo bianco e altri tipi di estremismo.

"Telegram attualmente funge da canale preferenziale per le comunicazioni di stampo neo-nazista o dei nazionalisti bianchi, che incitano all'antisemitismo e all'odio razziale verso i neri durante l'attuale ondata di proteste in America" si legge nella causa.

Secondo la Coalizione per un Web Sicuro, Telegram avrebbe inoltre accolto tutta una serie di utenti definiti estremisti che nei giorni scorsi si sono visti costretti ad abbandonare la piattaforma Parler, dopo il boicottaggio da parte di Amazon, Google e Apple.

E proprio il caso di Parler è citato in maniera diretta nel documento legale in qualità di precedente:

"Apple non ha intrapreso alcuna azione contro Telegram che possa essere comparabile alle azioni intraprese contro Parler al fine di imporre allo stesso Telegram un miglioramento delle sue policy di moderazione", si legge ancora nella causa.

La no-profit, in una nota, ha quindi reso noto che nelle prossime settimane un'azione legale simile potrebbe essere presentata anche contro Google.

Il boom di Telegram 

Nella prima settimana di gennaio il CEO di Telegram, Pavel Durov, ha reso noto di aver raggiunto e superato i 500 milioni di utenti, con un picco di ben 25 milioni di nuovi account creati in sole 72 ore.

Senza negare che una parte dei nuovi utenti possano realmente essere dei conservatori in fuga da altri social network quali Twitter o Parler, lo stesso Durov ha tuttavia ammesso che circa il 20% di loro provengono dall'Asia, il 27% dall'Europa e il 21% dall'America Latina.

 

 

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