00:56 06 Marzo 2021
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Le regole incerte sui servizi finanziari fanno scappare le grandi banche d'affari dalla City londinese. Secondo Bloomberg Goldman Sachs è pronta a trasferire da 3mila a 4mila consulenti finanziari dal Londra a Francoforte e Madrid.

L’accordo sulla Brexit ha lasciato in sospeso la questione dei servizi finanziari. Le discussioni sull’accesso automatico al mercato unico europeo per le società finanziarie con sede nel Regno Unito sono state rinviate al 2021, ma non c’è ancora una data precisa.

Per ora quindi, gli operatori della City non possono proporre direttamente operazioni o transazioni ai clienti europei, senza prima coinvolgere un chaperone, cioè un collega all’interno dell’Ue che funga da intermediario per contattare i clienti.

Una situazione che, secondo quanto si legge su Bloomberg, sta spingendo molti operatori a trasferirsi sul continente. Il network statunitense prevede che Londra perderà migliaia di posti di lavoro e più di mille miliardi di dollari di asset, che traslocheranno nell’Ue.

Il gruppo Goldman Sachs, ad esempio, sta trasferendo gli alti funzionari per gli investimenti in Europa. Secondo Andreas Halin, fondatore del Global Mind Executive Search Consultants GmbH, azienda specializzata nel settore con sede a Francoforte, intervistato da Bloomberg, “da 3mila a 4mila consulenti finanziari, in particolare quelli specializzati nell’industria e i consulenti in materia di obbligazioni e assicurazioni azionarie, lasceranno Londra”.

A rimpiazzare la City saranno le piazze di Francoforte e Madrid.

Un problema non da poco per il Regno Unito, visto che attorno alla City londinese ruota un’industria che impiega più di un milione di persone e vale oltre un decimo delle entrate fiscali.

Per questo, Oltremanica, secondo quanto denunciano i regolatori europei, in queste settimane si starebbero usando “pratiche discutibili” per cercare di preservare il primato londinese sulla finanza europea.

A mantenere un faro acceso sulla situazione è la Banca Centrale Europea, che tramite un portavoce fa sapere che le “attività e i servizi che coinvolgono clienti europei devono essere svolti principalmente all’interno dell’Ue”.

“Laddove le autorità nazionali consentano la fornitura di servizi transfrontalieri da un Paese terzo, la BCE si aspetta che le banche non utilizzino tali modalità come metodi abituali per svolgere grandi volumi di attività nell'UE”, specificano da Francoforte.

“La BCE – conclude il portavoce - sta monitorando attentamente gli sviluppi per evitare la frammentazione o l'arbitraggio normativo".

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