11:27 24 Gennaio 2021
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Dal 2019 USA e UE hanno formalmente riconosciuto l'ex leader dell'Assemblea nazionale Juan Guaidò come presidente ad interim del Venezuela. Tuttavia, dato che il governo di Nicolas Maduro mantiene il potere e ha stravinto le elezioni il mese scorso, il sostegno a Guaidò da parte delle potenze occidentali sta calando.

L'Unione Europea ha smesso di riferirsi all'oppositore venezuelano Juan Guaidò come "presidente ad interim" del Paese dopo che il suo mandato di leadership all'Assemblea Nazionale è scaduto martedì.

"Il Venezuela ha urgente bisogno di una soluzione politica per porre fine all'attuale impasse attraverso un processo inclusivo di dialogo e negoziazione che conduca a processi credibili, inclusivi e democratici", ha affermato mercoledì Josep Borrell, Alto rappresentante dell'Unione europea per gli Affari esteri e la Sicurezza.

Borrell ha aggiunto che l'UE manterrà le comunicazioni con tutti gli attori della sfera politica e sociale del Venezuela, tra cui "Juan Guaidò e altri rappresentanti dell'Assemblea Nazionale uscente eletti nel 2015".

La Colombia e altri Paesi latinoamericani martedì hanno assicurato che continueranno a riconoscere la vecchia Assemblea Nazionale, uscita sconfitta dalle elezioni di dicembre.

Sebbene siano stati eletti 277 rappresentanti per la nuova Assemblea Nazionale, che dovrebbe restare in carica fino al 2026, i gruppi di opposizione sostenuti dagli Stati Uniti hanno affermato che continueranno a lavorare come "legislatori" per un altro anno.

L'Unione Europea ha riconosciuto Juan Guaidò come Presidente del Venezuela nel gennaio 2019, sollecitata dalle richieste di Washington di rimpiazzare Nicolas Maduro al vertice dello Stato.

Smettere di riferirsi a Guaidò come presidente è in linea con il cambio della guardia a Washington: l'uscente amministrazione Trump aveva fatto pressione sulla comunità internazionale per sostituire Maduro, tentativo conclusosi con un fallimento.

Al contrario il presidente eletto Joe Biden ha detto a dicembre che sarebbe stato disposto a "negoziare" con Maduro per porre fine alla crisi politica ed economica in corso, confermando che non chiederà le dimissioni del leader socialista come condizione preliminare per porre fine alle sanzioni statunitensi.

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