19:07 27 Gennaio 2021
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Fabio Finotti, professore padovano di Letteratura italiana all’università di Trieste, sarà il prossimo direttore dell’Istituto italiano di Cultura di New York: "Il lockdown? Non sarà necessariamente uno svantaggio, con la tecnologia si possono raggiungere uditori nuovi e vasti".

Sarà Fabio Finotti, professore padovano di Letteratura italiana all’università di Trieste, il prossimo direttore dell’Istituto italiano di Cultura di New York, che dal 1961 si occupa della “promozione della cultura italiana negli Stati Uniti attraverso l'organizzazione di manifestazioni e eventi e l'offerta di servizi culturali”.

Per il professore non è la prima esperienza Oltreoceano. Da diversi anni, infatti, è professore emerito di Italian Studies alla Pennsylvania University di Philadelphia e presidente internazionale dell’Aislli.

In un’intervista concessa al quotidiano triestino Il Piccolo, Finotti ha reso noto che inizierà la sua missione il 19 gennaio, prendendo il posto di Paolo Barlera, che ha retto l’istituto, ora chiuso al pubblico a causa della pandemia, per circa un anno e mezzo.

“Quello che mi porta a New York è stato un percorso complesso – ha detto al quotidiano locale - prima una lunga selezione, poi i tempi dilatati della burocrazia italiana: oltre alla Farnesina, infatti, la competenza ricade su altri quattro ministeri, quello dell’Università, dell’Economia e per i Beni culturali. Diciamo che le procedure non sono proprio immediate”.

Il professore triestino d’adozione è consapevole che, almeno per i primi tempi del suo mandato, le attività dell’istituto saranno fortemente condizionate dalla pandemia. Ma questo, dice al Piccolo, “non è necessariamente uno svantaggio”.

“Il lockdown, le chiusure, il distanziamento ci hanno costretti a mettere in campo una serie di innovazioni che possono rappresentare delle opportunità. Pensiamo a grandi eventi come la Prima della Scala o il festival Donizetti Opera di Bergamo: non hanno mai avuto così tanti spettatori all’estero, anche negli Stati Uniti. Un uso intelligente della tecnologia ci può permettere di raggiungere uditori nuovi e vasti”, spiega Finotti.

Tra i progetti in cantiere ci sono una serie di eventi per celebrare il “Made in Italy” in tutti i campi: dalla scienza alla letteratura, passando per la moda.

Il tratto distintivo di tutte le iniziative, annuncia Finotti, sarà il “dialogo tra generazioni” perché, ha spiegato, “questa pandemia ha messo in luce la necessità che tra le generazioni vi sia maggiore solidarietà”.

“Trieste, con i suoi confini porosi, rappresenta un esempio straordinario di ciò che significa superare frontiere e steccati, non solo geografici, ma anche anagrafici, culturali – ha poi aggiunto parlando della città dove vive e lavora - le contaminazioni che hanno reso la città ciò che è oggi, e le sue vicende storiche difficili e dolorose, non possono non trovare posto nella lettura contemporanea dei confini e delle barriere”.

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