14:06 24 Gennaio 2021
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La Corte penale centrale del Regno Unito ha deciso di respingere la richiesta degli Stati Uniti di estradare il fondatore e informatore di WikiLeaks Julian Assange.

Julian Assange non verrà estradato negli Stati Uniti. Lo ha deciso questa mattina la Corte penale britannica. Il fondatore di Wikileaks è ricercato dalla giustizia statunitense sotto accusa con 18 imputazioni per reati di cospirazione e spionaggio e  rischia sino a 175 anni di carcere. Il verdetto della giudice Vanessa Baraitser, giunto dopo un anno e mezzo di processo, è stato accolto con entusiasmo dai sostenitori di Assange, radunati davanti al tribunale.

La corte ha ritenuto incompatibile l'estradizione con le condizioni di salute mentale di Julian Assange. Nella sentenza la Baraitser ritiene che i diritti alla libertà di parola non forniscono "una discrezione illimitata da parte di Assange per decidere cosa pubblicherà".

Tuttavia l'estradizione sarebbe troppo "oppressiva" per il fondatore di Wikileaks. 

"Ho deciso che sarebbe ingiusto estradare il signor Assange", ha sentenziato la Baraitser. 

Il rischio suicidio

Fra i timori per la salute del giornalista, anche quello di un alto rischio suicidio. Questa possibilità è emersa durante il corso del processo. Diversi testimoni hanno indicato come le condizioni carcerarie di Assange possono metterlo ad alto rischio di depressione e suicidio, e che questi problemi probabilmente peggiorerebbero se l'informatore fosse estradato negli Stati Uniti. Lo psichiatra Michael Kopelman, che ha anche testimoniato in tribunale, ha affermato che una lama di rasoio è stata trovata nascosta nella cella di Assange, aggiungendo che il suo paziente era impegnato a pensare a come porre fine alla propria vita.

Le accuse degli Usa

Assange, 49 anni, è accusato di 18 accuse di cospirazione per hackerare computer del governo degli Stati Uniti e la pubblicazione di documenti militari riservati, compreso un video di un attacco con elicottero Apache del 2007 a Baghdad in cui sono state uccise una dozzina di persone, tra cui due giornalisti Reuters.

La persecuzione giudiziaria di Julian Assange si interrompe quando il cyber-attivista riceve l'asilo politico dal governo ecuadoriano, al tempo guidato dal presidente progressista Rafael Correa, all'interno della sede dell'ambasciata dell'Ecuador a Londra. 

Il sostegno viene però a mancare dopo la svolta di Lenin Moreno, successore di Correa a Quito, che l'11 aprile 2019 revoca l'asilo politico ad Assange, immediatamente arrestato e condotto in carcere dalla polizia britannica in attesa del processo per l'estradizione, concluso oggi con la vittoria del fondatore di Wikileaks. 

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