01:29 03 Marzo 2021
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Due ex direttori del Mossad e un ex capo della sicurezza nazionale israeliana si sono detti convinti del fatto che l'Iran difficilmente cercherà di vendicare la morte del comandante dei Quds, Qasem Soleimani, prima dell'insediamento del prossimo presidente americano Joe Biden.

Secondo l'ex direttore del Mossad Shabtai Shavit, la risposta dell'Iran all'uccisione di Soleimani non sarebbe da mettere in discussione, e Teheran starebbe solo aspettando il momento propizio per colpire un bersaglio al livello di Soleimani:

"Dobbiamo prendere in considerazione il fatto che risponderanno. Aspetteranno l'opportunità di poter colpire un bersaglio di alto livello", ha spiegato Shavit.

A sua volta, Danny Yatom, anche lui ex capo dell'agenzia di intelligence dello stato ebraico, ha sostenuto che difficilmente la Guardia Rivoluzionaria Islamica riuscirà mai a riprendersi dopo il durissimo colpo inferto dalla morte di Soleimani.

L'ex presidente del consiglio di sicurezza nazionale Giora Eiland si è invece detto certo che l'Iran non intraprenderà alcuna azione primad dell'inaugurazione della presidenza Biden:

 

"Non si dimenticheranno della vendetta. Forse il momento non sarà ora, mentre sono in trattativa con gli americani. Sarebbe folle che attaccassero [durante i negoziati, ndr], perché hanno un'opportunità. Ma sono un popolo davvero scaltro, non si possono sottovalutare", ha concluso.

L'Iran promette vendetta

Nelle scorse ore il portavoce dei Quds, generale Ramezan Sharif, ha sottolineato che l'Iran è determinato e che troverà il luogo e il momento per vendicare l'assassinio di Qasem Soleimani.

Alla vigilia dell'anniversario della morte di Soleimani, il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha promesso che Teheran non troverà pace fintanto che i responsabili dell'omicidio del generale non saranno portati davanti alla giustizia.

L'uccisione di Qasem Soleimani

Il 3 gennaio ha segnato l'anniversario di un anno dell'attacco con i droni contro Qasem Soleimani, comandante dell'unità militare extraterritoriale della Forza Quds iraniana, a Baghdad. L'omicidio, scatenato dall'escalation delle tensioni tra Washington e Teheran, e le affermazioni degli Stati Uniti che l'Iran era responsabile degli attacchi alle strutture militari in Iraq alla fine del 2019, provocò una risposta aggressiva sotto forma di attacchi di missili balistici iraniani su un paio di basi statunitensi l'8 gennaio. Gli attacchi hanno provocato il ferimento di 109 soldati statunitensi.

Il parlamento iracheno, dopo l'attacco, ha emesso una dichiarazione chiedendo il ritiro di tutte le forze statunitensi dal paese.

Nel corso dell'anno, gli Stati Uniti hanno gradualmente ritirato le proprie truppe e restituito diverse basi all'Iraq, con il nuovo segretario alla Difesa di Trump, Christopher Miller, che ha annunciato il mese scorso che il numero del personale sarebbe stato ridotto a 2.500 soldati in totale entro il 15 gennaio 2021.

 

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