14:42 17 Gennaio 2021
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Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Science gli animali domestici, come cani e gatti, contraggono il virus in forma asintomatica e non svolgono “un ruolo importante nel mantenimento o nella trasmissione della malattia agli esseri umani". Ma per alcune specie il Covid può rappresentare un rischio.

Ha fatto discutere l’abbattimento di massa dei visoni in Danimarca dopo alcuni casi di spillover da questi animali all’uomo. Ma secondo uno studio pubblicato dall’autorevole rivista Science, per ora non sarebbe necessaria una vaccinazione di massa contro il Covid per gli animali.

In realtà come spiega il vicepresidente della Eco Healt Alliance, William Karesh, citato dall’Agi, non è ancora chiaro quanti siano gli animali domestici come cani e gatti che abbiano contratto il virus. In ogni caso, chiarisce l’esperto, quasi tutti gli animali infettati presentano sintomatologia lieve o “del tutto assente”.

Sebbene i gatti, in particolare, possano trasmettere il virus ai propri simili, Karesh è convinto che questo tipo di animali non svolga “un ruolo importante nel mantenimento o nella trasmissione della malattia agli esseri umani, per cui non sussiste la necessità di un vaccino per il mantenimento della salute pubblica”.

“I dati non supportano l’emergenza di una campagna di vaccinazione per gli animali”, chiarisce anche Joelle Hayden, portavoce dell’USDA, il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti, citata dalla stessa agenzia di stampa. Per questo l’autorità statunitense per il momento non sta lavorando ad una procedura di questo tipo.

Dalla stessa associazione che si occupa di monitorare le malattie emergenti negli animali, sottolineano come tra le specie più a rischio vi siano le scimmie. In particolare negli scimpanzé e nei gorilla il Covid, al pari di altre infezioni respiratorie, può causare epidemie e mettere a rischio la popolazione appartenente a questa specie.

La soluzione, per l’associazione, è ripensare gli standard degli allevamenti intensivi che, per quanto riguarda i visoni, ad esempio, facilitano la trasmissione del virus, e usare i dispositivi di protezione individuali quando si interagisce con specie a rischio come la scimmia.

Nel caso in cui ci fosse bisogno in futuro di un vaccino anche per gli animali, gli esperti sono sicuri che non sarebbe difficile adattare il siero messo a punto per l’uomo, al sistema immunitario delle varie specie.

Infine, dall’associazione lanciano un monito: “C'è la percezione che la pandemia stia diventando meno pericolosa o che stia scomparendo ma non è così, SARS-CoV-2 sarà con noi per sempre, per cui non è mai troppo presto per iniziare a pensare alla prossima pandemia”.

Per questo, aggiungono i ricercatori, “speriamo che la ricerca si impegnerà in un vaccino universale contro la famiglia dei coronavirus”.

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