00:21 07 Maggio 2021
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Coronavirus nel mondo: oltre 30 milioni contagiati (384)
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Più di 70.000 israeliani sono già stati vaccinati, con il Paese divenuto leader in termini di dosi di vaccinazioni somministrate ogni 100 abitanti. Tuttavia, un esperto israeliano afferma che la lotta contro la pandemia è tutt'altro che finita.

Israele è al primo posto al mondo per numero di dosi di vaccinazione COVID-19 somministrate per 100 abitanti, suggeriscono i dati ufficiali. Il paese del Medio Oriente si colloca attualmente allo 0,83% secondo i dati aggiornati al 22 dicembre.

Questo avviene solo pochi giorni dopo che Israele ha lanciato il suo programma di vaccinazioni di massa che sembra essere sempre più popolare tra i cittadini.

Miti e supposizioni

Fino a poco tempo, tuttavia, la propensione a vaccinarsi non era affatto così popolare. A metà novembre, l'Israel Democracy Institute ha rilevato che solo il 33% delle donne e il 47% degli uomini erano disposti a farsi vaccinare al primo turno.

Il Prof. Zachi Grossman, della Dr. Miriam and Sheldon G. Adelson Medical School presso l'Ariel University, afferma che tale riluttanza è stata attribuita alla mancanza di conoscenza e ad una serie di false supposizioni.

La prima ipotesi di questo tipo era che il vaccino Pfizer stesse utilizzando una nuova tecnologia inedita.

Un altro problema erano le accuse secondo cui le aziende farmaceutiche avevano tagliato troppo corto per sviluppare la vaccinazione a tempo record. Un terzo dubbio suggeriva che una volta iniettata, la sostanza fosse in grado di modificare il DNA del soggetto, cosa che suscitava molta preoccupazione tra le masse. L’ultimo sospetto era sul fatto che il farmaco potesse avere un impatto negativo sulla fertilità femminile.

Le spiegazioni

Grossman ha rivelato che l'establishment medico di Israele ha profuso grandi sforzi per spiegare al pubblico che queste e simili accuse erano infondate.

"Prima di tutto, abbiamo spiegato che il vaccino era basato su una tecnologia già esistente. Non era una novità, quindi ci siamo semplicemente adattati alla realtà in evoluzione", ha detto l'esperto, riferendosi ai vaccini a RNA disponibili sul mercato da anni.

"In secondo luogo, abbiamo spiegato che il processo di questo vaccino era effettivamente più breve, ma era perché tutti gli sforzi erano stati profusi e perché le aziende avevano investito gran parte delle proprie risorse per ottenere rapidamente il prodotto sul mercato".

In terzo luogo, è stato fatto molto lavoro esplicativo riguardo ai timori che, una volta iniettato, il vaccino possa alterare il DNA.

"Abbiamo spiegato al pubblico che è sicuro e che svanisce piuttosto rapidamente dal sistema. E, infine, abbiamo dimostrato che COVID-19 non ha portato a un picco di aborti o problemi di fertilità e quindi il vaccino non poteva fare neanche quello. Una volta che queste paure si sono disperse, il principale ostacolo che impediva alle masse di andare e farsi vaccinare è semplicemente scomparso".

Il risultato

A più di 70.000 israeliani è già stata iniettata la prima dose del vaccino. Oltre 200.000 si sono registrati per ottenere l’inoculazione nelle prossime settimane.

Grossman definisce questo risultato "veramente notevole" ma avverte che la battaglia contro il COVID-19 è ancora lunga e laboriosa.

Gli ultimi giorni hanno registrato un aumento significativo del numero di nuovi pazienti affetti da coronavirus, registrando oltre 3.000 nuovi casi al giorno.

Nel tentativo di affrontare la sfida, mercoledì il governo israeliano ha stabilito che imporrà un blocco totale al Paese, a partire da domenica.

Sarebbe il terzo blocco di Israele dall'inizio della pandemia a metà marzo e durerebbe per almeno due settimane, con la possibilità di estenderlo per altre due.

"I vaccini porranno definitivamente fine al problema ma prima di raggiungere il livello in cui è vaccinato il 70 per cento dell'intera popolazione, dobbiamo fare ciò che facciamo ora, e cioè mantenere le distanze sociali e indossare le mascherine. Non c'è altro modo".

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