07:23 23 Gennaio 2021
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Continuano i disordini di tipo etnico e religioso in Etiopia, dopo l'escalation avvenuta nel Tigré nel mese di novembre.

Il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha reso noto che un contingente delle forze militari del Paese è stato dislocato nel Benishangul Gumuz in seguito ad una serie di attacchi che hanno portato alla morte di almeno 100 civili nella mattinata odierna.

"Il massacro di civili a Benishangul-Gumuz è stato davvero una tragedia. Il governo ha dispiegato le forze necessarie per risolvere il problema alla radice", ha riferito il capo di stato etiope.

A quanto riportato dai media locali, le forze armate hanno già messo in atto delle misure repressive per colpire i militanti resisi protagonisti dei terribili attacchi di questa mattina, che si presume avessero come bersaglio la comunità Amhara.

Contestualmente il governo ha ordinato l'arresto di cinque funzionari locali, in ragione delle problematiche sulla sicurezza vissute a Benishangul-Gumuz.

I conflitti religiosi ed etnici in Etiopia sono all'origine di massacri in tutto il Paese, ed in particolare nella zona di Metekel, nella regione del Benishangul-Gumuz.

Il conflitto nel Tigré

Secondo le autorità del governo centrale etiope, tutti i conflitti all'interno del Paese sarebbero stati generati dalle attività del Fronte di liberazione del Tigré (TPLF), il partito al governo nella regione settentrionale del Tigré.

Proprio al fine di sedare la rivolta il governo etiope ha lanciato in questo territorio un'operazione militare ad inizio novembre, annunciando in seguito la presa della capitale Mekelle.

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