14:43 24 Gennaio 2021
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Lo scorso autunno gli scienziati hanno dichiarato di aver rinvenuto tracce di materiale organico intatto su un meteorite caduto nel 2018 nell’area nord-occidentale degli Stati Uniti.

Tale materiale è stato rinvenuto estraendo dei campioni dal corpo celeste subito dopo la sua collisione. Questa è l’ennesima prova a favore dell’ipotesi dell’origine aliena della vita.

Contaminazioni evitate

Nel gennaio del 2018 sul ghiaccio di uno dei laghi del Michigan cadde un meteorite. A monitorarlo vi era un radar della NASA. Questo consentì agli esperti di calcolare con rapidità e precisione il luogo di collisione. Nell’arco di un paio di giorni i ricercatori riuscirono a entrare in possesso di un frammento da 22 grammi dal quale prelevarono dei campioni. In seguito, gli scienziati prelevarono ulteriori frammenti per un peso complessivo di circa 1 kg.

Tutto il materiale fu raccolto nell’arco di pochi giorni in seguito alla caduta e comunque prima che su di esso si insediassero colonie di batteri. In fase di analisi dei campioni emerse che all’interno di alcuni frammenti erano presenti sostanze organiche. Gli scienziati ipotizzarono che fossero, molto probabilmente, di origine extraterrestre. Si trattava principalmente di idrocarburi, ma in alcuni frammenti fu registrata la presenza di composti contenenti zolfo e azoto.

In passato su alcuni corpi celesti, come le condriti di tipo 4, composte per circa un terzo di ferro, nickel e olivina, non fu trovato materiale organico. Ma se davvero il materiale fosse extraterrestre, si tratterebbe di un importante elemento a favore dell’ipotesi per cui la vita sarebbe stata portata sul nostro pianeta da una cometa o da un meteorite.

Si ritiene che sulla neonata Terra non fossero presenti composti organici necessari per la comparsa della vita. Secondo i ricercatori, questi sarebbero stati portati da corpi celesti. Negli ultimi anni è emerso che probabilmente al loro interno sono presenti alcoli e zuccheri dai quali, secondo gli scienziati, in seguito si sarebbero formati gli amminoacidi.

Atterraggio dei marziani

Il meteorite ALH 84001 dal peso di 2 kg, rinvenuto nel 1984 in Antartide, ebbe meno fortuna. Il corpo celeste proveniente da Marte si trovava sui ghiacci da circa 13.000 anni ed era stato naturalmente contaminato da materiale organico locale. Nel 1996 gli esperti della NASA rinvennero al suo interno strutture microscopiche fossilizzate e ipotizzarono che si trattasse di batteri extraterrestri. Ma la comunità scientifica si dimostrò scettica.

Nel 2020 alcuni ricercatori giapponesi dichiararono di aver trovato nel meteorite tracce di composti organici contenenti azoto, l’elemento chiave delle molecole biologiche: proteine, DNA e RNA. Gli scienziati ritengono che il materiale organico sia di probabile origine marziana.

All’interno di ALH 84001 si trovano piccole incrostazioni aranciate di minerali carbonatici. Si ritiene che si siano sedimentati grazie alle precipitazioni di sali saturi sotterranei circa 4 miliardi di anni fa quando il meteorite era ancora parte del Pianeta rosso. Marte sarebbe entrato in collisione con un grande corpo celeste, la roccia si sarebbe staccata e avrebbe viaggiato nello spazio per circa 15 milioni di anni. Dopo due millenni finì nel campo gravitazionale della Terra e cadde sulla superficie del nostro pianeta.

Si tratta di formazioni carbonatiche risalenti al periodo marziano del meteorite che con l’ausilio di un apposito strumento sono state estratte dal meteorite, esposte ai raggi X e sottoposte a una spettroscopia XANES: questo consente di analizzare le sostanze in base alla quantità di energia che serve per assorbire la radiazione. Tutti i lavori sono stati condotti in un laboratorio sterile in modo da non contaminare i campioni.

Così sono stati scoperti i composti azotati extraterrestri necessari alla formazione di molecole biologiche. I ricercatori hanno dunque concluso che su Marte potrebbero esistere tutte le condizioni necessarie per la comparsa della vita. In verità, tuttavia, ancora non è noto se queste sostanze siano comparse su Marte in maniera autonoma oppure se vi siano state portate da un meteorite.  

Non c’è vita senza zucchero

Nel 1969 in Australia cadde un enorme meteorite dal peso di 108 kg. Uno dei frammenti perforò il tetto di un piccolo edificio nell’area di Murchison. In onore di quell’evento il corpo celeste è stato denominato meteorite di Murchison. Trent’anni dopo dall’altra parte della Terra, in Marocco, cadde NWA 801, un meteorite di 5 kg, piccolo rispetto al gigante australiano.

Entrambi i corpi celesti afferiscono alla categoria delle condriti carbonacee: per lungo tempo questo era l’unico elemento che li accomunava. Tuttavia, nel 2019 frammenti di questi meteoriti giunsero nelle mani di un team internazionale di scienziati guidato da Yoshihiro Furukawa dell’Università di Tokio. Mediante un’analisi ai raggi X gli scienziati hanno rilevato all’interno dei frammenti pentosi ed esosi, ossia zuccheri contenuti, ad esempio, nell’RNA. Questa molecola, così come il DNA, codifica le informazioni genetiche e sulla loro base sulla Terra può nascere la vita.

Gli autori dello studio osservano che la probabilità dell’origine terrestre dei composti rinvenuti sul meteorite di Murchison e su NWA 801 è minima: entrambi sono arricchiti di isotopo 13C in quantità inusuali per il nostro pianeta.

Questi dati sono un’ulteriore riprova a favore dell’ipotesi della panspermia secondo la quale le sostanze necessarie alla comparsa della vita sulla Terra siano state portate sul nostro pianeta dallo spazio.

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