09:08 24 Gennaio 2021
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Il caso di Sherwin Hall, morto a 27anni per un tumore scoperto in ritardo per colpa del sovraffollamento negli ospedali. La moglie denuncia: "Ha dovuto implorare due mesi per una risonanza magnetica".

Secondo sua moglie, Sherwin Hall, 27enne di Leeds, città inglese del West Yorkshire, morto di cancro la settimana scorsa, si sarebbe potuto salvare se non avesse dovuto implorare una risonanza magnetica per colpa della pandemia.

L’uomo, papà di due bambini, si era recato all’ospedale per la prima volta lo scorso 23 marzo per un forte dolore alle gambe. I medici, alle prese con la prima ondata di Covid, lo avevano liquidato prescrivendogli antibiotici per una presunta prostatite. Ma il problema non si risolve.

Sherwin si reca allora in ben 13 ospedali diversi “implorando di poter effettuare una risonanza magnetica”. Ma, secondo quanto riportano i quotidiani britannici, ci riuscirà soltanto il 26 maggio, due mesi dopo.

“Il mio medico di famiglia mi disse che non sarei riuscito a farla perché il servizio era rallentato dal coronavirus”, ha detto Sherwin prima di morire.

L’esame rivelerà un tumore maligno di 14 centimetri nella pelvi, con metastasi nelle reni. Una diagnosi tardiva che potrebbe aver annullato l’efficacia delle terapie. Secondo LaTroya Hall, sua moglie, “se il cancro fosse stato trovato prima lui sarebbe ancora qui”.

Quello di Sherwin non è il primo caso di ritardi nelle cure di pazienti oncologici per colpa dell’emergenza sanitaria. Anche Kelly Smith, estetista di Macclesfield, è morta dopo essere stata costretta ad interrompere il trattamento per un tumore all’intestino a causa del Covid, denuncia l’associazione Catch Up With Cancer, citata da SkyNews.

La stessa associazione ha lanciato una campagna che ha coinvolto pazienti oncologici, medici e personaggi del mondo dello spettacolo, per chiedere al servizio sanitario britannico di “incrementare le prestazioni per i malati di cancro devastate dalla crisi del Covid”.

Una portavoce del Dipartimento della Salute del Regno Unito ha fatto sapere che il National Healt Service “sta lavorando duramente per assicurare le cure al maggior numero di persone possibile e che più di 870mila persone si sono sottoposte a screening oncologici tra marzo ed agosto”.

“Mi preoccupa il fatto che il governo e i dirigenti dell’NHS continuano a dire che i servizi per i malati di cancro siano tornati alla normalità, l’esperienza della nostra famiglia dimostra che non è così”, denuncia la vedova di Sherwin.

Il problema è comune a tutti i Paesi europei travolti dallo tsunami della pandemia. Anche in Italia i medici mettono in guardia sull’impatto dell’assenza di prevenzione sul sistema sanitario nei prossimi anni.

"Nel periodo dell’emergenza Covid si sono persi un milione e mezzo di esami di screening, questo è un grave problema perché la diagnosi precoce rimane un pilastro della moderna oncologia", ha detto il mese scorso in un'intervista a Sputnik Italia Roberto Orecchia, direttore scientifico dell'Istituto Europeo di Oncologia.

Un dato eloquente arriva anche dal policlinico Agostino Gemelli di Roma, dove durante la fase uno della pandemia, gli interventi chirurgici per il tumore al pancreas sono stati il 34 per cento in meno rispetto al 2019.

La paura di essere contagiati, inoltre, ha impedito il ricovero alla metà dei pazienti con malattie cardiovascolari, triplicando, secondo i dati forniti da Repubblica lo scorso novembre, la mortalità legata all’infarto.

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