22:39 09 Maggio 2021
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L’Unione europea sta introducendo un nuovo regime di sanzioni globali nei casi di violazione dei diritti umani.Le sanzioni prevedono il congelamento degli asset e delle risorse economiche di coloro che sono rei di gravi violazioni dei diritti umani, nonché il divieto di cessione di tali asset a persone fisiche o giuridiche, enti od organizzazioni.

Il vicepresidente della European Union and Global Research Association (ABKAD) Can Baydarol ha rilasciato un’intervista a Sputnik nella quale ha parlato della misura in cui questa decisione di Bruxelles si ripercuoterà sulla Turchia, nonché dei reali destinatari che questa misura intende colpire.

Secondo Baydarol la decisione dell’UE mira anzitutto a esercitare pressioni su Ungheria e Polonia nell’ambito delle violazioni dei diritti umani. L’esperto sottolinea che, sebbene la data decisione non sia direttamente rivolta contro la Turchia, Ankara ha un disperato bisogno di rivedere la propria posizione in materia di diritti e libertà:

“L’introduzione di sanzioni per la violazione dei diritti umani è finalizzata anzitutto a esercitare pressioni su Polonia e Ungheria. Tuttavia, è di assoluta importanza che la Turchia riveda la propria posizione in merito a questioni quali la violazione dei diritti e delle libertà dell’uomo, lo stato di diritto, gli ostacoli alla efficace applicazione dei principi democratici. Questa non solo è la conditio sine qua non per la continuazione del processo negoziale in merito all’adesione all’UE, ma anche per l’uscita dalla complessa situazione economica in cui versa la Turchia”, spiega Baydarol.

L’esperto sostiene che in virtù della posizione strategica della Turchia l’Europa non può fare a meno di dialogare con questo Paese.

“La situazione va analizzata sia in relazione all’UE sia nell’ambito della NATO. Capiamo che con l’inizio del mandato di Biden negli USA si rafforzerà il fronte avverso alla Russia all’interno della NATO. In tali condizioni nessuno si può permettere di perdere la Turchia solo perché lo vogliono Grecia e Cipro i quali si sono conquistati il supporto della Francia.

Inoltre, rimane aperta la questione delle risorse energetiche. Al momento per la Germania la questione numero uno riguarda la diversificazione delle fonti energetiche. Di conseguenza, si rende necessario valutare il progetto TANAP. Cosa accadrà se in tali condizioni la Turchia deciderà di chiudere il gasdotto? Le maggiori preoccupazioni in tal senso sono quelle della Germania”, sostiene.

Un’altra fonte di preoccupazioni per la Germania è la questione migratoria: “Se la Turchia aprirà nuovamente le porte di fronte al flusso di migranti in Europa, questo potrebbe avere gravi conseguenze umanitarie.

Ulteriore elemento da considerare è il fatto che alcuni Paesi europei vorrebbero sfruttare la Turchia per spingersi a Est e realizzare i propri progetti nell’ambito dell’iniziativa Nuova via della seta.

La commistione di questi elementi fornisce un quadro rappresentativo del grado di rilevanza geo-strategica che la Turchia riveste per i Paesi europei. Questo spiega perché molti player interni all’UE non vogliano inimicarsi la Turchia”, spiega Baydarol.

In conclusione l’esperto ricorda la necessità che la Turchia svolga riforme interne indipendentemente dall’evolversi della situazione a livello regionale o internazionale. “La Turchia dovrà condurre importanti riforme interne. Solo così guadagnerà un vantaggio e avrà la possibilità di uscire dall’attuale stato di instabilità. Infatti, qualunque passo falso di Ankara in questa direzione alla fine sarà usato contro di lei dai suoi detrattori all’interno dell’UE”, chiosa l’esperto.

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