14:06 17 Gennaio 2021
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Il capo dei negoziatori Ue Michel Barnier ha detto lunedì che un accordo tra Europa e Regno Unito "è ancora possibile". Intanto Londra pensa già a come proteggere le proprie acque territoriali dai pescherecci europei in caso di no-deal.

“Questo accordo è ancora possibile”, ha detto lunedì il capo dei negoziatori dell’Ue, Michel Barnier, prima dell’incontro con i rappresentanti della diplomazia dei 27 Stati membri per un aggiornamento sui progressi dei negoziati, che riprenderanno in serata con la controparte inglese, David Frost.

Le principali controversie da chiarire entro la fine dell’anno, ha informato Barnier, si sono ridotte a due. “I prossimi giorni sono fondamentali”, ha scritto il negoziatore su Twitter. “Un’equa concorrenza – ha aggiunto - e una soluzione sostenibile per i nostri pescatori sono la chiave per raggiungere un accordo”.

Proprio la pesca è uno dei dossier su cui le trattative si sono arenate. I pescatori dei Paesi membri, specialmente quelli di Francia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca e Irlanda, vorrebbero, come spiega l’Agi, mantenere l’accesso alle pescose acque britanniche. Ma su questo punto manca ancora un’intesa tra Londra e Bruxelles.

E così il governo inglese ha fatto sapere che nel caso si giungesse al 31 dicembre senza un accordo per la Brexit, Londra è pronta a schierare quattro pattugliatori lunghi ottanta metri per difendere le proprie acque territoriali e impedire l’accesso ai pescherecci di altri Stati.

La Royal Navy si sta preparando “per vari scenari alla fine del periodo di transizione", fanno sapere dal ministero della Difesa britannico. “È del tutto appropriato farlo - ha detto l’ex capo di stato maggiore della Marina inglese, Lord Alan West, interpellato dalla Bbc -  se a chiederlo è il governo”.

Il quotidiano The Guardian rievoca gli scenari delle “guerre del merluzzo” con l’Islanda, che durarono quasi vent’anni. La prima scoppiò nel settembre del 1958, quando gli islandesi estesero arbitrariamente il proprio limite di pesca da quattro a dodici miglia nautiche dalla costa dell'isola. Le tensioni terminarono soltanto negli anni ’70 con il raggiungimento di un accordo grazie alla mediazione della Nato.

Sono in pochi a volersi ritrovare invischiati in uno scenario di quel tipo. Tom Tugendhat, presidente della commissione per gli Affari esteri del Parlamento, mette in guardia sul rischio concreto del peggioramento dei rapporti tra Londra e Parigi. Mentre un altro deputato conservatore, Tobias Ellwood, ex ministro della Difesa, su Twitter e sulla Bbc definisce la mossa “irresponsabile”.

“Non siamo più nell’era elisabettiana”, commenta, evidenziando come il focus del governo dovrebbe essere su “cosa c’è già nel sacco” e che le controversie come l’accesso per i pescherecci alle acque britanniche dovrebbero essere risolte una volta firmato l’accordo commerciale.

Dello stesso parere il ministro della Giustizia scozzese, Humza Yousaf, che avverte: "La diplomazia delle cannoniere non sarà la benvenuta nelle acque scozzesi”. “Proteggeremo i nostri pescatori dove sarà necessario con la nostra marina e la guardia costiera, ma non lo faremo – ha chiarito – minacciando i nostri alleati della Nato, minacciando di affondare le loro navi”.

Secondo l’Agi, che cita la stampa britannica, il governo inglese sarebbe pronto a fare sul serio. Il piano prevede un dispiegamento di elicotteri che verrebbero utilizzati per monitorare le coste. Le navi militari, inoltre, avrebbero la facoltà di fermare i pescherecci degli Stati Ue intercettati nella propria zona economica esclusiva e, in extrema ratio, di sequestrarli.

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