16:00 12 Aprile 2021
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Il 3 divembre 1992, Neil Papworth, un programmatore di software britannico allora 22enne, inviò il primo messaggio di testo in assoluto da un computer al suo collega Richard Jarvis che lo lesse al cellulare. Nascevano così gli SMS, che poi sarebbero trasformati in chat e cambiato non solo il nostro modo di comunicare, ma anche la nostra lingua.

Papworth lavorava come sviluppatore e ingegnere di test per creare un servizio di messaggi brevi (SMS - Short Message Service) per il suo cliente, la multinazionale Vodafone.

Dato che il dirigente della Vodafone UK al quale voleva far verificare la riuscita del suo esperimento, Richard Jarvis, si stava godendo una festa prenatalizia in ufficio, Papworth scelse di augurargli Buon Natale e gli scrisse semplicemente “Merry Christmas".

"Nel 1992, non avevo idea di quanto sarebbero diventati popolari i messaggi di testo e che questo avrebbe dato origine a emoji e app di messaggistica utilizzate da miliardi di persone. Solo di recente ho detto ai miei figli di essere stato io ad aver inviato il primo messaggio. Guardando indietro con il senno di poi, mi è chiaro che quel messaggio di Natale che inviai sia stato un momento cruciale nella storia dei dispositivi mobili", commentò l’informatico in occasione del 25 anniversario di quell’evento.

Da quel primo messaggio in poi l’evoluzione fu esponenziale e inarrestabile. Nella prima metà del 1993 venne inviato il primo messaggio da cellulare a cellulare, nella seconda metà la Nokia introdusse il ‘beep’ acustico per segnalare i messaggi in arrivo, nel 2010 gli utilizzatori attivi di SMS si stima fossero già 3 miliardi e mezzo.

Ma anche l’SMS, arrivato al suo apice, ha poi ceduto il passo di qualcosa di ancora più nuovo – oggi le app di messaggistica che si scaricano da internet hanno quasi ovunque e completamente sostituito l’SMS. WhatsApp, Telegram, Messenger, Viber, Skype, chi non ha una di queste caricate sullo smartphone, se non tutte quante.

L’eredità più curiosa dell’era degli SMS rimarrà sicuramente quella del "txt spk", cioè quella pratica iniziata con i primi sistemi SMS che non permettevano d inviare più di 160 caratteri.

Il ‘txt spk’, come spiega la parola stessa (txt spk = textspeak) è quella pratica di abbreviare le parole, nata inizialmente per farne entrare di più nei messaggi, e che poi ha continuato a svilupparsi anche dopo quando i limiti di testo non vi erano più. Semplicemente perché così si fa prima a scrivere, dato l’alto numero di chat e messaggini che ci si scambia in continuazione.

Txt spk inglese

Esempi tra i più curiosi:

  • B4 = before
  • B4N = bye for now
  • BBL = be back late(r)
  • CU = see you
  • CUL8R = see you later
  • F2F = face to face

La lingua ‘italiana’ dei messaggini

Anche in italiano la lingua delle chat è curiosa:

xo = però

grz = grazie

xke = perché

61scemo, 610 etc…

Certo, scrivere con la 'K' invece di 'CH' oppure, ‘A’, ‘O’, senz’acca quando è verbo solo per risparmiare una lettera sembra un po’ una esagerazione se non un vero e proprio scempio per i puristi della lingua italiana.

D'altra parte l’Era dei messaggi al cellulare nata quel 3 dicembre si concentra sulla praticità e non sembra molto interessata alla lirica o alla grammatica.

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