20:23 16 Aprile 2021
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Il ministro degli Esteri iraniano ha escluso qualunque eventualità di rinegoziazione degli accordi di Vienna sul nucleare del 2015.

L'Iran si riserva il pieno di diritto di ridurre i propri obblighi in relazione al Piano d'azione congiunto globale (PACG), in quanto i Paesi europei hanno fallito nell'adempiere ai loro impegni.

A riferirlo quest'oggi nel corso di una videoconferenza è il ministro degli Esteri di Teheran Mohammad Javad Zarif, precisando che l'Iran non ha alcuna intenzione di rinegoziare gli accordi di Vienna del 2015:

"Il fatto è che gli Stati Uniti e i partner europei hanno iniziato con 20 più 10 anni di restrizioni, mentre l'Iran aveva iniziato con nessuno. Ci siamo accordati nel mezzo, con 10 più alcuni altri. E' stato il risultato di due anni di negoziazioni. Non sarà mai rinegoziato, punto", ha tagliato corto Zarif.

Domenica scorsa il parlamento iraniano ha approvato una legge sull'accelerazione delle attività nucleari nel Paese.

Il progetto ratificato prevede la produzione e l'accumulo di 120 chilogrammi di uranio con un livello di arricchimento del 20% all'anno nel Paese e la soddisfazione della domanda di uranio nel Paese con un livello di arricchimento superiore al 20% (questo livello è considerato adatto per produrre ordigni atomici).

Accordo sul nucleare iraniano del 2015 (JCPOA)

Il JCPOA è stato firmato nel 2015 da Iran, Cina, Francia, Germania, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, insieme all'Unione Europea.

L'Iran avrebbe dovuto ridimensionare il suo programma nucleare e ridurre drasticamente le proprie riserve di uranio in cambio dell’annullamento delle sanzioni.

Tuttavia, nel 2018 il presidente americano Donald Trump ha annunciato il ritiro unilaterale dall'accordo, avviando la strategia di nuove, rigide, sanzioni nei confronti dell’Iran.

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