10:11 23 Gennaio 2021
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Alla fine della scorsa settimana i parlamentari taiwanesi hanno deliziato il mondo con l’ennesimo spettacolo sensazionalistico lanciandosi l’un l’altro interiora di maiale.

Tuttavia, il pretesto per questa performance era estremamente serio: l’intervento del primo ministro Su Tseng-chang che ha tentato di spiegare ai deputati il senso delle norme che disciplinano le importazioni di carne di maiale americana a partire dal prossimo mese.

Il motivo della contesa è una sostanza chiamata ractopamina che viene utilizzata come additivo alimentare per incrementare la massa muscolare dei maiali e del bestiame pesante.

​L’utilizzo di questa sostanza è vietato in decine di Paesi al mondo, fra cui Russia, Cina e UE. E lo era anche a Taiwan fino a poco tempo fa. La ragione del divieto è che questo agonista beta-adrenergico (così viene classificata la sostanza in farmacologia) non è sicuro per la salute umana: infatti può causare nell’uomo mal di testa, spasmi muscolari, tachicardia, aumento della pressione arteriosa e altre complicanze indesiderate.

Tuttavia, in diversi Paesi come USA, Canada, Messico, Giappone e Corea del Sud la ractopamina è considerata innocua per l’uomo e può essere utilizzata negli allevamenti.

Tra l’altro, proprio questa sostanza è stata la causa che ha portato al divieto delle importazioni in Russia di carne americana e la ragione dello scandalo che ha incrinato le relazioni bilaterali 8 anni fa. Le indignazioni e le accuse di ogni sorta provenienti da oltreoceano e dirette a Mosca erano molte, ma questo non ha influito in alcun modo sull’esito degli eventi.

Dalla lista di Paesi in cui questo additivo è legale si deduce che si tratti anzitutto degli USA e poi dei loro più prossimi vicini e dei Paesi satelliti maggiormente dipendenti. L’assenza di Taiwan nella lista pare un grossolano errore. Dunque, sarebbe del tutto logico se Washington decidesse di correggere il tiro opprimendo le autorità dell’isola e giustificando le proprie azioni inserendole nel quadro dei processi di rafforzamento delle relazioni economico-commerciali tra i due Paesi.

Di conseguenza, l’amministrazione taiwanese, che fino ad allora era categoricamente contraria all’importazione di carni addizionate con la ractopamina, ha modificato la sua posizione e ha acconsentito a tali importazioni a partire dal primo gennaio 2021. Ora bisognerà convincere i cittadini dell’isola della correttezza della decisione effettuata.

Non sarà un compito facile poiché la decisione sta scatenando reazioni assai negative in buona parte della popolazione: il 70% dei taiwanesi è contro e il partito d’opposizione Kuomintang minaccia di proporre un referendum per l’abrogazione di questo provvedimento.

Del resto, le autorità non hanno molti argomenti su cui far leva. Ad esempio, assicurano che nelle scuole continueranno come al solito a proporre esclusivamente carni di maiale di origine locale. Tuttavia, simili affermazioni corroborano i timori circa la ractopamina invece che dissiparli in quando indirettamente si dichiara la pericolosità di questa sostanza.

Ma l’indignazione e lo scontento popolare sono solo meri effetti collaterali. La verità è che le autorità dell’isola sono scese a compromessi con gli USA perché non avevano altra scelta. Taiwan, così come Giappone e Corea del Sud, non possono permettersi di ignorare le richieste di Washington.

Non è possibile non chiedersi: è chiaro che agli USA non importino gli altri Paesi, ma perché lo Stato americano ignora le minacce al benessere dei propri cittadini?

In tal senso trova applicazione uno degli approcci fondamentali che adottano gli USA dal momento della loro fondazione: il singolo è responsabile della propria vita e della propria salute. Proprio qui trova giustificazione il loro sorprendente, per non dire assente stando agli standard del mondo moderno, sistema sanitario pubblico. Proprio per questo, le fasce più povere della società americana soffrono di una combinazione di patologie che a tratti ha dell’incredibile: la diffusione a macchia d’olio dell’obesità e al contempo la malnutrizione. Infatti, questi soggetti possono permettersi soltanto i cibi più convenienti. Il loro prezzo contenuto è reso possibile dai più nuovi traguardi della scienza: modificazione genetica, raffinazione, presenza in grandi quantità di additivi chimici, conservanti, antibiotici e sostanze cosiddette “sicure” come la ractopamina.

Ma poiché gli USA adottano questo approccio anche con milioni di loro stessi cittadini, è improbabile che cambino approccio con quelli di altri Paesi. Gli interessi dell’imprenditoria americana diventano sempre più significativi: dunque, c’è da chiedersi se un Paese sarà in grado di difendere i propri interessi nazionali quando questi ultimi entreranno in contrasto con i piani di Washington.

Taiwan (così come Giappone e Corea del Nord) sono un esempio lampante di cosa significhi nella realtà godere della protezione degli Stati Uniti. Da un lato, nonostante il proprio status giuridico non riconosciuto, l’isola è un modello di sviluppo e avanzamento tecnologico. Durante quest’anno tanto complesso per via della pandemia, l’economia taiwanese sta registrando comunque risultati eccezionali. Nel terzo trimestre ha avuto un incremento del 3,3% e si prevede un aumento annuale del 2,54%.

Dall’altro lato, la dipendenza dall’America riserva a Taiwan alcuni “effetti collaterali” anche peggiori della mera ractopamina.

Negli anni ’80 il mondo era convinto che il Giappone grazie ai propri traguardi economici sarebbe stato uno dei Paesi più influenti al mondo. Dopo 30 anni è come se il Giappone si sia dovuto sacrificare per gli USA: Tokio, infatti, è il maggior detentore di treasuries statunitensi e non sta nemmeno facendo molto per disfarsene. La Repubblica di Corea a cadenza regolare deve pagare agli americani una sorta di “tributo”: ad esempio, un paio di anni fa un tribunale statunitense ha irrogato a Samsung una sanzione pecuniaria pari a mezzo miliardo a favore di Apple.

Anche Taiwan non è nuova al pagamento agli americani di somme in cambio della “protezione dalla Cina”, una protezione che ricorda in maniera sospetta un racket. Le importazioni di carne di maiale con ractopamina sono state solo l’ennesimo passo in questa direzione: non il primo e, quasi sicuramente, non l’ultimo.

Per diversi decenni la politica statunitense nei confronti dei partner di peso inferiore si è basata sulla riscossione di tributi finanziari ai vassalli. Una strategia assai astuta, seppur non troppo piacevole. Solo in un momento critico è più vantaggioso per Washington tenere l’agnellino sotto scacco e, a giudicare dalle tensioni che gridano rivolta, alcune capitali alleate con gli USA considerano questa prospettiva sempre più verosimile.

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