01:09 25 Febbraio 2021
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Feroci combattimenti sono in corso da diverse settimane, da quando il Primo Ministro Etiope Abiy Ahmed ha scatenato le forze militari nel tentativo di sottomettere un'amministrazione regionale ribelle nel Tigrè: centinaia le persone che sono state uccise.

La capitale dell’Eritrea, Asmara, è finita sotto il fuoco proveniente dalla regione settentrionale del Tigrè in Etiopia, con il lancio di almeno un razzo, lo ha riferito AFP, citando quattro diplomatici della regione. Non c'è stata alcuna conferma immediata di quanti razzi sono stati sparati, dove sono caduti e se sono state causate vittime o danni.

Questo è il secondo attacco del genere da quando il conflitto interno dell'Etiopia è scoppiato all'inizio di questo mese.

Il Tigray People's Liberation Front (TPLF), una potente amministrazione regionale con cui il governo nazionale è ai ferri corti dal 2018, ha accusato l'Etiopia di arruolare il sostegno militare eritreo negli attuali combattimenti, nonostante l'Etiopia neghi le accuse.

Il gruppo ha rivendicato la responsabilità di attacchi simili in Eritrea due settimane fa. Non c'è ancora stato alcun commento ufficiale da parte dei leader del TPLF.

‘Ultimo spiraglio di pace’ chiuso

Gli attuali sviluppi giungono mentre si riporta che risultano centinaia di persone uccise nei combattimenti, con circa 40.000 rifugiati in fuga nel vicino Sudan, secondo le Nazioni Unite.
L'ONU avverte della carenza di carburante e cibo nel Tigrè, mentre Macallè, la capitale regionale, sarebbe circondata dall'esercito nazionale in vista di un attacco imminente, si teme che la violenza potrebbe diffondersi ulteriormente, scrive il New York Times.

Il primo ministro d’Etiopia Abiy Ahmed Ali, che ha intensificato l'azione militare tre settimane fa contro la regione settentrionale del paese del Tigrè e il suo partito di governo ribelle, giovedì ha ordinato un assalto militare "finale" a Macallè. Ha esortato i residenti della città a "disarmarsi”," rimanere a casa" e aiutare ad arrestare i leader ribelli della regione.

Mentre annunciava che era scaduto il tempo della resa del Fronte di Liberazione Popolare del Tigrè, il primo ministro su Twitter ha scritto che “l'ultimo spiraglio di pace” si è chiuso.

Il primo ministro, che venerdì aveva incontrato tre ex leader africani-Joaquim Chissano del Mozambico, Ellen Johnson Sirleaf della Liberia e Kgalema Motlanthe del Sud Africa, inviati dall'Unione africana come mediatori, ha respinto tutte le richieste di dialogo con il TPLF come "interferenza" negli affari interni dell'Etiopia.

Il governo Tigrayan venerdì ha detto che l'esercito federale stava bombardando città e villaggi e infliggendo gravi danni, aggiungendo in una dichiarazione alla televisione regionale:

"La nostra lotta continuerà in ogni direzione fino a quando l'autodeterminazione del Popolo del Tigrè sarà garantita e la forza d'invasione sarà cacciata.”

Mesi di attrito tra il governo nazionale e il TPLF, che ha esercitato il potere sulla politica Etiope per quasi tre decenni prima che Abiy entrasse in carica nel 2018, sono scoppiati in violenza dopo che il primo ministro ha annunciato operazioni militari in Tigrè il 4 novembre scorso.

Abiy ha accusato i leader della regione del Tigrè di aver assaltato un posto di difesa del governo e di aver cercato di rubare artiglieria e equipaggiamento militare.

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