00:06 17 Maggio 2021
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Nuove incertezze avvolgono il vaccino AstraZeneca: oltre ad essere basato su un metodo non testato finora, l'efficacia su individui di età oltre i 55 anni è di poco superiore al 60%.

L'inoculazione, sviluppata in collaborazione con l'Università di Oxford, si basa sul vettore adenovirale di scimmia, che secondo gli esperti non ha ancora dato prova della propria efficacia.

Il vaccino anti-COVID di AstraZeneca è di nuovo in forse, dopo che il capo del programma statunitense Operation Warp Speed ​​ha svelato che il farmaco aveva mostrato il suo più alto livello di efficacia nella popolazione più giovane.

Il dato di efficacia al 90% del vaccino è stato raggiunto dopo la sperimentazione su un gruppo di persone di età inferiore ai 55 anni, ai quali è stata somministrata una mezza dose prima di un richiamo a dose piena.

Al contrario, se testato su un gruppo di persone di età superiore ai 55 anni, l'efficacia è scesa al 62%.

"Ci sono una serie di variabili che dobbiamo capire, e qual è stato il ruolo di ciascuna di esse nel raggiungere la differenza di efficacia", ha detto a Bloomberg Moncef Slaoui, commentando i risultati dei test.

I ricercatori dell'Università di Oxford affermano di non conoscere il motivo che si cela dietro la differenza nell'efficacia dimostrata ed a breve inizieranno ad indagare il problema.

Adatto per paesi meno sviluppati

I risultati dei test hanno sorpreso ed agitato gli scienziati. Geoffrey Porges, analista di SVB Leerink, ha affermato che la decisione di AstraZeneca di mostrare il più alto livello di efficacia del vaccino in piccoli gruppi è un segno che l'azienda vuole promuovere l'inoculazione nei paesi meno sviluppati.

"Stanno chiaramente già posizionando il prodotto come adatto per l'uso nei paesi meno sviluppati, dove le loro condizioni di conservazione relativamente favorevoli ... possono essere vantaggiose", ha detto Porges a MarketWatch.

L'analista in precedenza aveva detto a Bloomberg che non "credeva che la FDA avrebbe accolto positivamente qualsiasi studio in cui la dose, l'età dei volontari, o qualsiasi altra variabile siano state modificate a metà del processo di test, inavvertitamente o deliberatamente".

I dubbi in cifre

Un altro dettaglio che solleva dubbi sulle sorti del vaccino di AstraZeneca è la sua capacità di proteggere dal COVID-19.

La società ha affermato che il prodotto è efficace al 70% contro la malattia che finora ha causato la morte di 1,4 milioni di persone e infettato quasi 60 milioni in tutto il mondo.

Tutto questo mentre, secondo i dati dell'Istituto di ricerca russo Gamaleya e Pfizer i loro vaccini hanno mostrato un'efficacia del 95%.

Un tale divario non è passato inosservato, come ha detto a STAT News il dottor Anthony Fauci, il principale epidemiologo degli Stati Uniti e direttore dell'Istituto nazionale di allergie e malattie infettive.

"Se è il 70%, allora siamo di fronte ad un dilemma. Che cosa ci fai con il 70% quando avrai due vaccini che hanno il 95%?"
Dell'adenovirus umano ci si può fidare

Un altro importante elemento di incertezza sul vaccino sviluppato da AstraZeneca e dall'Università di Oxford è il fatto che si basa sul vettore dell'adenovirus dello scimpanzé, un metodo che non è mai stato utilizzato prima nei vaccini. La questione è già stata sollevata dagli scienziati dell'Istituto di Ricerca Gamaleya, che hanno avvertito che non c'erano studi a lungo termine che hanno dimostrato l'efficacia e la sicurezza del metodo.

In confronto, il vettore dell'adenovirus umano utilizzato nei vaccini sviluppati da altri paesi, compreso lo Sputnik V russo, è stato testato già prima del Covid e ha dimostrato la propria efficacia. Questo approccio è stato utilizzato con successo nei vaccini contro altre malattie, come Ebola e MERS, un altro tipo di coronavirus emerso in Medio Oriente.

L'ultimo sondaggio condotto da YouGov, azienda leader nel Regno Unito nella ricerca di mercato e nell'analisi dei dati, ha rivelato che la Russia è il produttore di vaccini più affidabile (21%), seguita da Stati Uniti (15%) e Cina (13%).

Il 73% degli intervistati ha espresso la disponibilità a essere vaccinato contro il coronavirus e nove persone su dieci hanno scelto un vaccino basato sul vettore adenovirale umano. Hanno preso parte al sondaggio un campione di intervistati residenti in undici paesi, tra cui Indonesia, Malesia, Messico, Nigeria, Arabia Saudita, Filippine, Emirati Arabi Uniti e Vietnam.

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