04:18 29 Novembre 2020
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Tensione nel Nagorno-Karabakh (122)
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La “strada della vita” del Karabakh, il noto Corridoio di Laçın, è nuovamente accessibile alla popolazione locale. A inizio settimana i militari russi hanno ripristinato la circolazione lungo questa importante direttrice che collega l’armena Goris a Stepanakert, la capitale dell’autoproclamata repubblica.

Le truppe azere hanno liberato i territori in conformità alle condizioni degli accordi trilaterali. Nella zona ora a rispondere delle questioni relative alla sicurezza sono i peacekeeper. Sputnik vi illustra cosa sta accadendo in quest’area in cui sino a poco tempo fa erano in corso terribili combattimenti.

All’incrocio di tre strade

La strada che parte da Stepanakert sale ripida verso l’alto formando una incredibile serpentina che porta sempre più su in direzione di Shusha. Dalla strada la città non si vede. Si vedono soltanto i tetti delle case sui quali spiccano le bandiere azere.

Questo centro abitato importante dal punto di vista strategico (infatti, da qui è possibile aprire direttamente il fuoco sulla capitale dell’Artsakh – questa è la denominazione armena del Nagorno Karabakh) è passato sotto il controllo totale dell’Azerbaigian il 9 novembre, il giorno prima che terminasse il conflitto. Shusha si erge proprio all’inizio della direttrice Stepanakert-Goris che a partire dal 25 novembre sarà l’unica strada a collegare l’Armina con l’Artsakh. La strada settentrionale che attraversa il Distretto di Kəlbəcər passerà sotto il controllo dell’Azerbaigian.

Il Corridoio di Laçın si trasforma dunque in un posto di blocco russo. I peacekeeper hanno occupato posizioni che si collocano al crocevia di 3 direttrici: verso sud si va a Stepanakert nell’Artsakh, verso sinistra c’è l’azera Shusha e a destra l’armena Goris. In una area così piccola è racchiuso l’intero significato della missione di peacekeeping: erigere un muro tra le parti in conflitto per interrompere lo spargimento di sangue.

La “strada della vita” del Karabakh, il noto Corridoio di Laçın, è nuovamente accessibile alla popolazione locale
© Sputnik . Maksim Blinov
La “strada della vita” del Karabakh, il noto Corridoio di Laçın, è nuovamente accessibile alla popolazione locale

L’obiettivo principale dei militari russi in questo e altri appostamenti sul Corridoio di Laçın è garantire la sicurezza del transito dei civili in entrambi i sensi di marcia e verificare che i comportamenti posti in essere siano conformi al regime del cessate il fuoco. Il sistema è semplice: quando si avvicina un mezzo, un superiore esce per andargli incontro, chiede ai passeggeri di uscire dal mezzo e ispeziona documenti e bagagli.

È severamente vietato il trasporto da o verso Stepanakert di armi e munizioni. Questo divieto ricorda immediatamente la storia ucraina: con l’inizio della guerra civile tonnellate di armi furono trasportate dal Donbass in tutto il Paese.

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    © Sputnik . Maksim Blinov
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    La “strada della vita” del Karabakh, il noto Corridoio di Laçın, è nuovamente accessibile alla popolazione locale
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    La “strada della vita” del Karabakh, il noto Corridoio di Laçın, è nuovamente accessibile alla popolazione locale
    © Sputnik . Maksim Blinov
  • La “strada della vita” del Karabakh, il noto Corridoio di Laçın, è nuovamente accessibile alla popolazione locale
    La “strada della vita” del Karabakh, il noto Corridoio di Laçın, è nuovamente accessibile alla popolazione locale
    © Sputnik . Maksim Blinov
  •  Attrezzature militari delle forze di pace russe al posto di blocco nel Corridoio di Laçın
    Attrezzature militari delle forze di pace russe al posto di blocco nel Corridoio di Laçın
    © Sputnik . Maksim Blinov
  • Peacekeeper russo al posto di blocco nel Corridoio di Laçın
    Peacekeeper russo al posto di blocco nel Corridoio di Laçın
    © Sputnik . Maksim Blinov
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© Sputnik . Maksim Blinov
La “strada della vita” del Karabakh, il noto Corridoio di Laçın, è nuovamente accessibile alla popolazione locale

Tracce della guerra

Il posto di blocco è dislocato in un luogo pittoresco: la vista sulle cime delle montagne circostanti è mozzafiato. Quando, però, si abbassa lo sguardo la situazione non è affatto così paradisiaca. Infatti, non è rimasto più niente: si vedono caschi rotti, cartucce vuote, componenti di fucili, giubbotti antiproiettile, lanciagranate monouso vuoti, borracce, pale, resti di proiettili.

Spesso si trovano resti di tute mimetiche, sia azere sia armene, macchiate di sangue. A completare il quadro lo spuntone di un’arma di grande calibro (verosimilmente lanciata dal lanciarazzi Smerch) che sporge direttamente dall’asfalto.

“Non appena arrivammo qui c’erano molte armi in pessime condizioni, nonché corpi morti a terra”, racconta Nikolay Lobanov, vicecomandante di divisione. “Al momento abbiamo ripulito quasi tutto e abbiamo sminato eventuali “sorprese” ancora inesplose. Ma è comunque meglio che voi non vi spingiate verso i confini di questa area”.

In corrispondenza di ognuna delle tre direzioni si trovano i veicoli russi per il trasporto truppe BTR-82A equipaggiati con i cannoni automatici 2A42. A una decina di metri da questi vi sono le postazioni azere.

L’ultimo corridoio: direttrice strategica in Karabakh con peacekeeper russi
© Sputnik . Maksim Blinov
L’ultimo corridoio: direttrice strategica in Karabakh con peacekeeper russi

Nell’area del Corridoio di Laçın si sono tenuti terribili combattimenti in seguito ai quali l’intera strada è stata pesantemente colpita dai mezzi esplosi e andati in fuoco tanto che non era più possibile circolare. A ripulire l’area sono stati i peacekeeper russi.

L’obiettivo dei posti di blocco

“A partire da oggi i civili possono liberamente circolare in entrambe le direzioni”, spiega Aleksey Polyukhovich, vicecomandante del contingente dei peacekeeper russi. “Garantiamo la sicurezza di chi circola sul Corridoio di Laçın lungo il quale è dislocata una serie di posti di blocco della missione di pace. L’area è costantemente pattugliata da mezzi della polizia militare che si assicurano di mantenere l’ordine. La situazione sulla direttrice è monitorata anche dai droni russi”.

La spiegazione dell’ufficiale viene interrotta da una chiamata. “Si dev’essere stancato”, sorride e risponde al telefono. A chiamare è il figlio da un posto di blocco vicino. Il figlio maggiore è già ufficiale, mentre il minore studia ancora all’accademia militare. La figlia è membro dell’associazione russa Young Army Cadets National Movement e anche la moglie ha dedicato la propria vita a servire le Forze armate.

I soggetti che compongono il contingente russo di peacekeeping non sono stati scelti a caso. Ognuno di loro ha regolare contratto, sono professionisti motivati, molti dei quali appartenenti a vere e proprie famiglie di militari. La stragrande maggioranza di loro padroneggia diverse lingue straniere. Sono equipaggiati con armamenti all’avanguardia: fucili d’assalto AK-12, stazioni radio moderne, giubbotti antiproiettile leggeri ma resistenti, uniformi nuove di zecca.

La “strada della vita” del Karabakh, il noto Corridoio di Laçın, è nuovamente accessibile alla popolazione locale
© Sputnik . Maksim Blinov
La “strada della vita” del Karabakh, il noto Corridoio di Laçın, è nuovamente accessibile alla popolazione locale

Secondo gli ufficiali, si sta creando gradualmente una routine. Dalla Russia sono in arrivo case mobili. In tutti i posti di blocco arrivano l’elettricità e l’acqua. È stato siglato un accordo sul peacekeeping nel Karabakh della durata quinquennale. Con il tempo essere in servizio in questa zona non sarà solo motivo di prestigio, ma potrà anche essere un’esperienza assolutamente confortevole.

L’ultima striscia di terra

Procediamo sulla strada. Dopo alcuni chilometri c’è un altro posto di blocco russo, in corrispondenza di una svolta verso la strada che porta a Shusha. I militari azeri l’hanno chiusa predisponendo una recinzione temporanea con lastre di ardesia e reti per pollame. In corrispondenza della recinzione è parcheggiato un camion armeno che reca una scritta sulla carrozzeria: la prima parola è “Pashinyan”, mentre la seconda non si riesce a decifrare. Ma evidentemente non è un mezzo “di primo pelo”.

Anche gli azeri hanno dispiegato qui un posto di blocco temporaneo, ma dovranno andarsene presto: secondo gli accordi trilaterali Baku dovrà ritirare le proprie truppe da 5 km di strada. Infatti, gli unici soggetti armati sul Corridoio di Laçın saranno i peacekeeper russi.

“Ci si dà il cambio in servizio ogni 4 ore”, spiega Evgeny Baykov, sergente in capo della divisione. “Non abbiamo ancora fatto fronte a tutte le difficoltà. Ma il nostro gruppo è stato addestrato appositamente per questo genere di operazioni. I peacekeeper devono sapere trovare un punto di incontro con tutti. E i locali questo lo sanno bene. I profughi sono già di ritorno a Stepanakert. Quando passano, ci salutano e ci ringraziano”.

Ad alcuni chilometri più in là, in direzione di Goris, i militari hanno predisposto delle vere e proprie posizioni difensive: ci sono vere e proprie trincee con postazioni di tiro. La strada è pattugliata da veicoli trasporto truppe corazzati. È assolutamente vietato ai peacekeeper aprire il fuoco. Possono farlo solo in risposta come legittima difesa.

Checkpoint delle forze di pace russe nel Corridoio di Laçın
© Sputnik . Maksim Blinov
Checkpoint delle forze di pace russe nel Corridoio di Laçın

Di fatto il Nagorno Karabakh è diventato una enclave all’interno dell’Azerbaigian e i militari russi difendono l’unica striscia di terra che lo unisce al “continente”.

“Se durerà o meno saranno gli ulteriori sviluppi della situazione nella regione a dirlo”, osserva il presidente russo Vladimir Putin. “Non si è ancora giunti a una normalizzazione dello status definitivo del Karabakh”.
Tema:
Tensione nel Nagorno-Karabakh (122)
Tags:
Armenia, Azerbaigian, Russia, Nagorno-Karabakh, Situazione nel Nagorno-Karabakh
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