04:15 29 Novembre 2020
Mondo
URL abbreviato
270
Seguici su

Nel 1995 in Russia fu istituito il Corpo nazionale di reazione alle crisi umanitarie (RNKChGR, in russo) il cui obiettivo principale è prestare assistenza a Paesi stranieri in caso di emergenze naturali o antropiche.

Nell’intervista rilasciata a Sputnik Vladimir Solovyov, direttore del Dipartimento per gli affari esteri del Ministero russo delle Emergenze, si è espresso in merito alle principali missioni internazionali in cui è coinvolto il RNKChGR e alle prospettive future di sviluppo dello stesso.

— Quali sono stati i principali risultati conseguiti dal Corpo nazionale russo di reazione alle crisi umanitarie negli ultimi 25 anni?

Direttore del dipartimento delle attività internazionali del ministero russo delle emergenze Vladimir Solovyov (a sinistra) a una riunione dei capi delle agenzie territoriali dei dipartimenti di emergenza degli Stati membri dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) responsabili della cooperazione transfrontaliera a Chelyabinsk.
Фотохост-агентство sco-russia2020.ru
Direttore del dipartimento delle attività internazionali del ministero russo delle emergenze Vladimir Solovyov (a sinistra) a una riunione dei capi delle agenzie territoriali dei dipartimenti di emergenza degli Stati membri dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) responsabili della cooperazione transfrontaliera a Chelyabinsk.
— Il Corpo fu fondato nel 1995 su decisione del presidente e del governo della Federazione Russa in seno al Ministero russo delle Emergenze al fine di portare a termine missioni umanitarie di prestazione di assistenza a nazioni straniere che si trovassero in situazioni emergenziali.

Grazie al Corpo e alle missioni umanitarie portate a termine sono state salvate nel mondo migliaia di vite di cittadini russi e stranieri. Ad esempio, soltanto tra il 2012 e il 2015, durante le missioni umanitarie nella Siria colpita dal conflitto armato, furono evacuate dalle zone teatro di guerra circa 1.200 persone. Per conseguire questo obiettivo i mezzi dell’aviazione del Ministero russo delle Emergenze effettuarono 60 voli, ognuno dei quali fu utilizzato per portare gli aiuti umanitari russi alla popolazione siriana.

Da quando è stato istituito il Corpo sono state condotte oltre 500 missioni umanitarie nell’ambito delle quali sono state consegnate decine di migliaia di tonnellate di aiuti umanitari.

— L’attività del Corpo è richiesta anche oggi?

— Sì, assolutamente e ci sono diversi esempi. Dal 2019 ad oggi al di fuori della Russia sono state portate a termine 45 missioni umanitarie. In tutto, è stato prestato aiuto a 25 Paesi con oltre 27.000 tonnellate di aiuti trasportati.

Ci tengo a sottolineare che comunque alcune divisioni del Corpo si concentrano anche sullo svolgimento di missioni sul territorio russo. Inoltre, si noti che la risoluzione di missioni sul suolo nazionale ha sempre la priorità sulle missioni internazionali.

— Qual è la struttura attuale del Corpo nazionale di reazione alle crisi umanitarie?

— Alla base del Corpo vi sono i mezzi dell’aviazione forniti dal Ministero delle Emergenze, i soccorritori, l’ospedale mobile del gruppo Tsentrospas e l’agenzia Emercom che garantisce supporto logistico alle missioni umanitarie condotte sia a livello bilaterale sia di concerto con gli istituti dell’ONU, la International Civil Defence Organisation e altre organizzazioni internazionali.

In sostanza, si tratta di divisioni specializzate del Ministero delle Emergenze in grado di risolvere problematiche di elevata criticità in conformità agli standard internazionali. Ad esempio, il gruppo Tsentrospas al momento è l’unica divisione al mondo certificata dall’International Search and Rescue Advisory Group (INSARAG) dell’ONU e inclusa nel registro delle divisioni sanitarie di emergenza dell’OMS.

Ci tengo ad aggiungere che il grado di operatività per il dispiegamento dell’ospedale mobile del centro Tsentrospas non ha eguali al modo. Infatti, le strutture possono essere trasportate nelle aree meno facilmente raggiungibili facendo calare dall’alto la strumentazione e il personale. Basti sapere che già 40 minuti dopo le operazioni di discesa possono essere effettuate operazioni chirurgiche all’interno dell’ospedale, mentre dopo sole 3 ore si è già in grado di operare a pieno regime.

— A quali altri compiti può assolvere il Corpo?

— Oltre alla consegna di aiuti umanitari per le popolazioni colpite mediante il ricorso ai mezzi dell’aviazione e della fanteria, effettuiamo operazioni di ricerca e salvataggio e prestiamo assistenza sanitaria direttamente nelle aree più critiche. Inoltre, grazie all’ausilio dell’aviazione spegniamo grandi incendi naturali e antropici, effettuiamo operazioni di sminamento post-bellico.

Il Corpo è anche impegnato nello svolgimento di operazioni di evacuazione dei cittadini russi dai cosiddetti “punti caldi” di nazioni straniere nel caso in cui insorgano situazioni emergenziali. Di norma, per queste missioni si utilizzano gli aeromobili Il-76 che in caso di necessità possono essere equipaggiati con appositi moduli destinati all’assistenza sanitaria dei soggetti colpiti.

Invece, per la lotta aerea antincendio si utilizzano, oltre agli Il-76, anche gli aerei anfibio Be-200Chs, gli elicotteri Mi-8, Ka-32 e i Mi-26 (questi ultimi i più grandi al mondo).

— Qual è stata l’operazione di salvataggio degli ultimi 25 anni che si è rivelata più difficile per il Corpo?

— Probabilmente le operazioni conseguenti al terribile terremoto di Haiti nel 2010. La difficoltà non era legata solo alla portata dei danni, ma anche al fatto che praticamente tutti gli organi e i servizi nazionali erano stati distrutti. Pertanto, dovemmo contare solo sulle nostre forze.

Ciononostante i soccorritori russi riuscirono non soltanto a prestare assistenza sanitaria a circa 2.000 vittime, ma anche a organizzare un collegamento aereo per il trasporto a mezzo di Il-76 di aiuti umanitari provenienti da Venezuela, Cuba e Panama.

Inoltre, per garantire il lavoro degli esperti dell’ONU mettemmo in campo la tecnologia Globalny Radius con l’ausilio dell’elicottero Bk-117 che fu portato ad Haiti a bordo dell’aeromobile Il-76 e impiegato per la ricognizione aerea di valutazione delle conseguenze della calamità e di coordinamento degli aiuti internazionali.

Un altro esempio di missione complessa fu quella successiva al terribile sisma del 1999 in Turchia. In quell’occasione i soccorritori russi riuscirono ad estrarre vive dalle macerie ben 72 persone. Si tratta circa dello stesso numero di persone salvate complessivamente dalle altre squadre di soccorso di altri Paesi.

— Le organizzazioni umanitarie internazionali apprezzano il lavoro del Corpo?

— Secondo la comunità internazionale il Ministero russo delle Emergenze è uno dei servizi emergenziali più efficienti al mondo. Questo giudizio è stato prodotto anzitutto sulla base dell’analisi delle missioni condotte dal nostro Corpo all’estero. Pertanto, tutte le organizzazioni internazionali del settore ci considerano come un partner strategico e affidabile.

A riprova di questo vi è la regolare partecipazione del Corpo a progetti congiunti con la FAO, la International Civil Defence Organisation, l’OMS e l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari.

Lo studio delle avanzate esperienze all’estero, nonché la partecipazione alle missioni internazionali ci consente di perfezionare continuamente il lavoro del Corpo, le modalità di fornitura dell’assistenza emergenziale e la strategia operativa. Nello specifico, abbiamo capito quanto sia importante prestare aiuti che siano il più possibile autonomi a livello di gestione in modo tale da non sovraccaricare il ricevente, assai spesso privato delle capacità di reazione per via della situazione emergenziale.

— Per l’anno venturo 2021 quali sono le prospettive di sviluppo del Corpo?

— A tendere desideriamo coltivare il potenziale tecnico del Corpo acquistando nuove unità di strumentazione dedicata e integrando tecnologie efficaci di risposta a situazioni emergenziali. Continueremo il lavoro di certificazione delle divisioni di soccorso in linea con gli standard internazionali dell’INSARAG. Inoltre, lo sviluppo del Corpo è strettamente legato al miglioramento delle competenze degli esperti coinvolti i quali si formano in enti di settore approvati dal Ministero russo delle Emergenze e partecipano agli addestramenti internazionali.

Si noti, poi, che l’efficacia delle missioni umanitarie dipende in larga misura da quanto rapidamente gli aiuti giungono nelle zone interessate. Questo, a sua volta, impatta anche il numero di vite umane salvate.

Al momento le divisioni del Corpo sono dislocate nella regione di Mosca. Stiamo lavorando per preparare e includere nel Corpo anche soccorritori e divisioni dell’aviazione dislocate a Krasnoyarsk e Khabarovsk. Questo consentirà di reagire in maniera ancora migliore alle situazioni emergenziali eventualmente insorte nella regione Asia Pacifico. Nello specifico, il Gruppo regionale siberiano di ricerca e soccorso ha superato con successo la certificazione internazionale per la metodologia INSARAG. Si prevedono per l’anno prossimo iniziative analoghe che coinvolgeranno il Gruppo di ricerca e soccorso dell’Estremo oriente russo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook