17:05 24 Novembre 2020
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Secondo uno studio, circa la metà di tutte le emissioni di carbonio nell’atmosfera attribuibili al trasporto aereo, sarebbe prodotta dai “super emettitori”, viaggiatori frequenti che rappresentano solamente l’1% della popolazione mondale. Gli USA da soli, emetterebbero quanto gli altri 10 paesi con più emissioni messi insieme.

Una ricerca pubblicata sulla rivista Global Environmental Change, ha raccolto i dati sui voli e stilato un’analisi sulle emissioni riferite all’anno 2018 come ultima base di paragone utile. È risultato che gli Stati Uniti hanno prodotto la maggior parte delle emissioni tra le nazioni ricche in quell’anno, mentre la Cina è valutata come il secondo più grande Paese responsabile delle emissioni di CO2 relative al trasporto aereo, pur i suoi dati non siano del tutto disponibili. In particolare gli Stati Uniti da soli sarebbero responsabili di una quantità di emissioni pari a quelle prodotte dai 10 Paesi successivi nella classifica dei grandi emettitori.

Cosa ancora più interessante, ritiene lo studio, è la particolare distribuzione delle emissioni – l’1% della popolazione, composto dai viaggiatori frequenti, sarebbe responsabile di circa il 50% delle emissioni di carbonio nel 2018 dovute al trasporto aereo.

Secondo tale ricerca le compagnie aeree avrebbero prodotto in quel solo anno almeno un miliardo di tonnellate di CO2, il che avrebbe causato danni ambientali stimabili in non meno di 100 miliardi di dollari.

Dan Rutherford, dell'International Council on Clean Transportation, che pure non fa parte del gruppo di ricerca, ha sollevato in un’intervista al Guardian la questione sociale connessa ai dati emersi dallo studio:

"I vantaggi dell'aviazione sono condivisi in modo più ingiusto in tutto il mondo rispetto a qualsiasi altra principale fonte di emissioni", ha affermato, "Quindi c'è un chiaro rischio che il trattamento speciale di cui godono le compagnie aeree protegga solo gli interessi economici dei ricchi a livello globale".

Secondo Rutherford il fatto che il costo sociale delle emissioni non ricada né sulle compagnie né sui viaggiatori ‘super emettitori’ rappresenterebbe di fatto un sussidio per i più ricchi.

“Questo evidenzia la necessità di controllare il settore, e in particolare i super emettitori", ha sostenuto, facendo chiaro riferimento alla possibilità di introdurre speciali tasse.

"Qualcuno dovrà pagare per decarbonizzare il volo, perché non dovrebbero essere i frequent flyer?" Ha detto Rutherford.

"Forse un modo più efficace potrebbe essere quello di chiedere alle compagnie aeree di aumentare la quota di miscele di combustibili sintetici [a basse emissioni di carbonio]", ha piuttosto sostenuto Stefan Gössling, della Linnaeus University in Svezia, autore principale dello studio.

Un portavoce dell'International Air Transport Association (Iata), che rappresenta le compagnie aeree mondiali, si è ovviamente discostato dall’interpretazione data allo studio da Rutherford e ha dichiarato:

"La carica di elitarismo potrebbe aver avuto qualche fondamento negli anni '50 e '60. Ma oggi il viaggio aereo è una necessità per milioni di persone", ha detto, aggiungendo per altro che l’industria del trasporto aereo paga già per il costo sociale delle emissioni - 94 miliardi di dollari di tasse dirette nel 2019 (imposte sul reddito) e 42 miliardi di dollari di tasse indirette (IVA). Senza contare tutto l’indotto che deriva dal traffico aereo.
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