04:00 29 Novembre 2020
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Per la Farnesina il piano pubblicato dal Ministero dell'Edilizia israeliano costituirebbe un ostacolo alla formazione di uno stato palestinese in futuro.

In un comunicato stampa diffuso nella mattinata odierna, il Ministero degli Esteri italiano ha espresso tutta la propria preoccupazione in merito all'intenzione dello Stato ebraico di avviare la costruzione di nuovi alloggi nella zona orientale di Gerusalemme.

"L’Italia esprime profonda preoccupazione per l’avvio della procedura di gara per la costruzione di 1.257 unità abitative a Givat Hamatos e chiede alle Autorità israeliane che questa decisione venga annullata", si legge nella nota.

La Farnesina ha quindi voluto mettere l'accento sulla illegalità dell'edificazione di nuove unità abitative nella zona di Gerusalemme Est da parte di Israele, definendole un ostacolo alla creazione dello Stato palestinese in futuro.

"Un simile insediamento comprometterebbe seriamente la prospettiva di un futuro Stato palestinese indipendente e contiguo. In linea con il diritto internazionale e la consolidata posizione europea, l’Italia considera illegali gli insediamenti, che rappresentano un grave ostacolo al raggiungimento di una soluzione a due Stati giusta, sostenibile e direttamente negoziata tra le due Parti", recita il comunicato.

Nella giornata di domenica anche l'Unione europea aveva espresso preoccupazione in merito ai piani di Israele sulla costruzione di nuovi alloggi a Gerusalemme Est.

Il piano di Israele su Gerusalemme Est

Secondo quanto riferito dall'organizzazione per i diritti umani Shalom Ahshav, il ministero dell'Edilizia israeliano ha pubblicato un bando per la costruzione di 1.257 unità abitative nell’insediamento di Givat Hamatos a Gerusalemme Est.

Le attività di costruzione nella Cisgiordania occupata e nell'annessa Gerusalemme Est, dove già risiedono circa 600.000 israeliani, provocano complicazioni nelle relazioni tra Israele e la comunità internazionale ed è uno dei principali ostacoli alla ricerca della pace con i palestinesi, che le percepiscono come una politica di consolidamento dello Stato ebraico sui territori conquistati.

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