03:55 28 Novembre 2020
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All'inizio di quest'anno, il video di un corano incendiato a Malmö, in Svezia, dai membri del partito ‘Linea Dura’ danese, aveva scatenato violente rivolte islamiche, che hanno portato a dozzine di arresti e diverse condanne. A quell’episodio erano poi succeduti diversi altri atti emulativi simili.

Secondo il Pubblico ministero svedese l’atto del dare fuoco ad una copia del Corano, verificatosi lo scorso agosto, non costituisce istigazione contro un gruppo etnico e non verrà per tanto dato decorso all’indagine preliminare sulla questione.

"Non è possibile provare che un crimine sia stato commesso - bruciare un Corano di per sé non è illegale", ha detto all'emittente nazionale SVT il procuratore della Camera Sofia Syrén.

Secondo lei, la valutazione si è basata sulle informazioni dei testimoni e sui video dalla scena. Mentre i media svedesi e la maggior parte dei politici hanno condannato in maniera equivoca l'incendio del Corano come una provocazione, l'accusa non ha trovato motivi legali per sporgere denuncia.

"Abbiamo esaminato cosa stesse succedendo nel contesto, come le persone si esprimessero e così via", ha detto Syrén. "Dal materiale risulta che vi sono state persone che si sono espresse in un modo che può essere giudicato come istigazione contro i gruppi etnici, ma queste non possono essere identificate", ha sottolineato.

All'inizio di quest'anno, il leader del partito danese ‘Linea Dura’, Rasmus Paludan, si era impegnato a bruciare un Corano nella città svedese di Malmö, ma gli era stato negato l'ingresso nonostante fosse cittadino svedese. Tuttavia, i suoi compagni di partito, hanno continuato a realizzare i suoi piani, pubblicando in seguito un video dell'evento su Internet. Ciò ha scatenato violente rivolte islamiche nell'enclave etnica di Rosengård, dove sono stati usati fuochi d'artificio, auto bruciate e musulmani riottosi hanno colpito la polizia con pietre. Successivamente sono state effettuate dozzine di arresti e sei persone sono state accusate di disordini violenti.

"Potrebbe essere rilevante perseguire di più. In totale, ci sono circa 20 sospetti", ha detto a SVT il procuratore della camera Tomas Olvmyr, sottolineando che circa 300 persone avevano partecipato alle rivolte a Rosengård.

L'incendio di Malmö è stato seguito da simili azioni in altre città svedesi, nessuna delle quali ha portato a processi.

La scorsa settimana, cinque membri danesi di Linea Dura, sospettati di aver complottato per provocare i musulmani bruciando un Corano a Molenbeek, un distretto di Bruxelles con una grande popolazione marocchina, sono stati arrestati e costretti a lasciare il Belgio.

La notizia è stata accolta da Sammy Mahdi, segretario di Stato belga per l'asilo e la migrazione, che ha definito gli uomini una "seria minaccia all'ordine pubblico". "Nella nostra società, che è già molto polarizzata, non abbiamo bisogno di persone che vengono a diffondere odio", ha detto Mahdi.

Lo stesso Paludan fu arrestato nella vicina Francia e anche espulso. All'inizio dell'autunno è stato arrestato ed espulso dalla Germania, i cui servizi di sicurezza lo hanno etichettato come un "predicatore di odio".

Fondata dall'avvocato Rasmus Paludan nel 2017, il partito Hard Line, Linea Dura, è anti-islam e anti-immigrazione. Ha guadagnato fama e notorietà, prima in Danimarca e poi nei paesi vicini, principalmente attraverso manifestazioni contro l'Islam nelle enclave dei migranti successivamente rilasciate come video.

Durante tali manifestazioni, il Corano, fulcro dell'Islam, viene spesso bruciato o altrimenti deturpato, il che viene celebrato come un atto di libertà di parola dal partito stesso. Tuttavia, a causa di numerose minacce e tentativi di omicidio, Paludan vive sotto la protezione della polizia 24 ore su 24.

Il partito si definisce etno-nazionalista e sostiene la deportazione dei musulmani e degli immigrati non bianchi. Nel 2019 è quasi arrivato ad ottenere una rappresentanza al Parlamento danese, sorprendendo molti analisti.

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