03:50 29 Novembre 2020
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Ieri il governo del Tigré aveva minacciato ritorsioni contro l'Eritrea per l'appoggio fornito al governo centrale dell'Etiopia.

Nella notte tre missili sono stati lanciati dalla regione etiope del Tigré dal governo locale in direzione della capitale dell'Eritrea, Asmara. Lo riferisce la TV sudanese, per una notizia che è stata poi confermata da fonti diplomatiche.

L'aggressione nei confronti di uno stato vicino conferma le preoccupazioni della comunità internazionale circa un conflitto che minaccia di coinvolgere anche i Paesi vicini.

L'attacco segue le minacce lanciate ieri in diretta TV dal Ministro della Difesa tigrino nei confronti dell'Eritrea, accusata di aiutare  il governo federale di Addis Abeba, impegnato in un conflitto interno proprio con le milizie tigrine.

Nella stessa circostanza il governo del Tigré ha rivendicato la responsabilità del lancio di missili contro le zone militari degli aeroporti di Gondar e Bahir Dar, avvenuto nella notte tra venerdì e sabato.

 

Le operazioni del governo etiope nel Tigré

La scorsa settimana il governo centrale etiope ha accusato il Fronte di Liberazione del Tigrè, il partito al governo nella omonima regione, di aver lanciato un attacco contro una base militare federale, un'accusa negata dal partito. 

In seguito l'esecutivo ha annunciato lo stato di emergenza per il Tigré per un periodo della durata di 6 mesi, avviando un'operazione militare atta a ripristinare "l'ordine costituzionale", denunciando peraltro l'organizzazione di elezioni illegittime da parte del Fronte di Liberazione.

La questione umanitaria

Nella regione a preoccupare è poi la situazione umanitaria: sono almeno 11.000 gli etiopi che hanno attraversato il confine occidentale con il vicino Sudan. Il numero, che è "probabile che aumenti rapidamente", ha avvertito l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), esortando i paesi vicini a mantenere i loro confini aperti.

L'agenzia delle Nazioni Unite ha anche espresso preoccupazione per gli oltre 96.000 eritrei che vivono in quattro campi profughi nella regione, così come per gli operatori umanitari sul campo. “Le strade sono bloccate, l'elettricità, i telefoni e Internet non funzionano, il che rende la comunicazione quasi impossibile. C'è una carenza di carburante, i servizi bancari sono stati interrotti, il che ha portato a una carenza di denaro", ha detto l'UNHCR.

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