16:54 24 Novembre 2020
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La Macedonia del Nord, risultata la patria del terrorista di origini albanesi responsabile dell’attacco terroristico di Vienna, presenterà alla polizia austriaca tutte le informazioni necessarie.

Soltanto cooperando le varie regioni possono affrontare il problema dei “terroristi dormienti” e contrastare le eventuali manifestazioni violente, osserva Vladimir Pivovarov, responsabile dei processi di integrazione e di gestione delle frontiere presso il Consiglio dei ministri della Macedonia del Nord.

Il terrorista di origine albanesi era nato a Vienna, mentre i suoi genitori sono della Macedonia del Nord. Tramite l’Europol la polizia austriaca subito dopo l’attentato terroristico ha richiesto ai colleghi nordmacedoni di fornire i loro dati operativi.

Il ventenne Fejzulai Kujtim è stato ucciso. Chiaramente si è consapevolmente immolato in nome delle idee dell’ISIS al quale però non era riuscito a unirsi. Infatti, il suo tentativo di unirsi ai terroristi siriani era finito con il suo arresto: nel mese di aprile dello scorso anno era stato condannato a 22 mesi di carcere. A dicembre era stato liberato anticipatamente in linea con il diritto austriaco il quale prevede un alleggerimento di pena per i trasgressori di giovane età. I media austriaci riportano che a giugno di quest’anno la polizia ha intercettato l’ennesimo tentativo di Kujtim di recarsi in Siria.

I Balcani seguono da vicino gli ex combattenti ISIS

Stando ai media, Fejzulai Kujtim aveva la doppia cittadinanza (austriaca e nordmacedone) ed era già noto all’Agenzia austriaca per la lotta al terrorismo. Skopje fornirà alla polizia austriaca le informazioni riguardanti eventuali contatti intrattenuti dall’uomo con i “fratelli d’arme” in Macedonia del Nord.

Stando ai dati del Comitato nazionale per la prevenzione dell’estremismo violento, ad oggi dei 150 cittadini nordmacedoni recatisi a combattere in Siria e Iraq circa 80 sono tornati in patria e altri 30 aspettano di rimpatriare.

Borce Petrevski, responsabile del Comitato, osserva che saranno intentati procedimenti penali avverso i soggetti rimpatriati dei quali si riuscirà a dimostrare che abbiano partecipato ai combattimenti tra le fila di gruppi armati stranieri.

A tutti gli altri sarà offerto supporto psicologico su base volontaria.

Negli ultimi anni in Macedonia del Nord non si sono registrati nuovi casi di espatrio di cittadini verso Siria e Iraq finalizzato allo svolgimento di operazioni militari a fianco dell’ISIS. Oltre alla sconfitta dell’ISIS, questo trend è stato facilitato dal fatto che 6 anni fa nell’allora Repubblica di Macedonia fu adottata una legge secondo la quale la partecipazione a operazioni militari all’interno di gruppi armati stranieri e il finanziamento di queste attività configurano illecito di natura penale con una pena detentiva di almeno 5 anni.

Non passano inosservati

Il primo settembre durante un’operazione della polizia nordmacedone è stata sventata una cellula terroristica nel nord del Paese, a Kumanovo. I tre soggetti della cellula sono stati accusati di terrorismo dopo essere stati trovati in possesso di 5 fucili d’assalto, 1 mitragliatrice, delle granate, dell’esplosivo, diverse munizioni, bandiere dell’ISIS. I tre soggetti avevano esperienza militare pregressa in Siria e sarebbero tornati nel Paese per arruolare nuovi combattenti per l’ISIS.

In merito al tracciamento che le autorità nordmacedoni dovrebbero effettuare sui cittadini rientrati nel Paese dai conflitti armati in Medio Oriente Vladimir Pivovarov, ex capo dei servizi segreti macedoni e attualmente responsabile dei processi di integrazione e di gestione delle frontiere presso il Consiglio dei ministri della Macedonia del Nord, si è espresso in maniera univoca:

“Assolutamente sì. Sono monitorati ogni ora, anzi ogni secondo. Su di loro vengono raccolti dati operativi sulla base dei quali i servizi segreti traggono conclusioni su cosa stia succedendo e in che modo agiranno in futuro”, spiega a Sputnik Serbia.

I “terroristi dormienti” sono una bomba ad orologeria

Pivovarov, subito dopo l’autorizzazione della polizia austriaca, dice di aver contattato il responsabile dell’Agenzia nazionale di sicurezza e riferisce che la parte macedone farà tutto il possibile per collaborare.

Secondo l’esperto, tutti i Paesi della regione in possesso di qualche dato sono tenuti a condividerlo con l’Austria.

“Ho sempre detto che i soggetti rientrati dalle aree di conflitto o coinvolti nei combattimenti a fianco dell’ISIS sono delle bombe ad orologeria che prima o poi ritornano in Europa. Tutti i servizi segreti dell’area balcanica, inclusi i nostri, sono impegnati a tracciare i loro spostamenti, contatti e comunicazioni. Si tratta dei cosiddetti “terroristi dormienti”. Questi potrebbero ricevere un segnale per commettere qualcosa di simile a ciò che abbiamo visto a Vienna. Abbiamo bisogno di una cooperazione più produttiva e stretta con tutti i servizi segreti della regione per prevenire per tempo attacchi terroristici simili”.

Pivovarov sostiene che oltre alla Macedonia del Nord sono presenti gruppi terroristici in Kosovo, Albania, Bosnia ed Erzegovina e, nel complesso, in tutta la regione. Si tratta di soggetti altamente preparati.

Secondo l’esperto, i kamikaze sono i più pericolosi in quando gli attacchi terroristici effettuati da questi soggetti provocano il maggior numero di vittime civili.

I servizi segreti lavorano isolati: non è la soluzione migliore

“L’Europa deve imparare questa lezione e istituire un dipartimento apposito per contrastare questo problema che in futuro non farà che inasprirsi. Dobbiamo prevedere leggi nei singoli Stati in modo da consentire ai rispettivi dipartimenti di agire in maniera capillare in tutta Europa”, sostiene l’esperto.

Il quale prosegue affermando che, se i servizi segreti dei vari Paesi operano isolati, lo scenario viennese si ripeterà e si continuerà a discutere degli attacchi post factum invece che agire preventivamente.

Pivovarov è convinto che per prevenire attacchi terroristici sia necessario lavorare molto sulla risocializzazione dei soggetti rimpatriati dai teatri di guerra mediorientali.

Stando all’esperto, la Macedonia del Nord ha predisposto un apposito centro che si occupa proprio di tali questioni. Si opera in particolare con i “rimpatriati” che, secondo le disposizioni di diritto penale in materia di operazioni militari tra le fila dei gruppi armati stranieri, stanno scontando una pena detentiva. Si opera chiaramente anche con le loro famiglie.

Tuttavia, gli operatori austriaci hanno operato anche alla risocializzazione di Fejzulai Kujtim, ma questo, evidentemente, non ha sortito risultati.

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