22:22 03 Dicembre 2020
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Jim Jeffrey ha ammesso di aver nascosto il numero delle truppe rimaste in Siria, "molto maggiore" rispetto a quanto previsto nell'ordine di ritiro firmato da Trump.

Quando Donald Trump venne eletto presidente il diplomatico Jim Jeffrey lo definì un pericolo per gli Stati Uniti, ma adesso, in un'intervista a Defense One, l'ex inviato speciale in Siria raccomanda alla nuova giunta guidata da Joe Biden di non discostarsi dalla linea in politica estera della precedente e rivendica il successo della sua realpolitik nella regione, ammettendo di aver nascosto il reale numero delle truppe presenti nel nordest del Paese dopo l'ordine di ritiro. 

"Abbiamo sempre giocato al gioco delle tre carte per non chiarire alla nostra leadership quante truppe avevamo realmente in Siria", ha rivelato Jeffrey, lasciando intendere che il numero effettivo di truppe sul territorio sia  "molto maggiore" delle 200 unità militari che Trump aveva ordinato di lasciare sui territori di nord-orientali nel 2019.

L'ordine di ritiro emesso da Trump per la prima volta nel dicembre 2018, per adempiere alla sua promessa elettorale di porre fine alle "guerre eterne", è stato molto controverso e ha scatenato non pochi malumori tra gli alti vertici del Pentagono, provocando le dimissioni dell'ex segretario Jim Mattis e di Brett McGurk, inviato speciale della coalizione anti-Isis in Siria. Per Jeffrey il ritiro dalla Siria è stata "la cosa più controversa nei miei cinquant'anni al governo". 

Così, dopo aver preso il posto di McGurk come inviato della coalizione in Siria, Jeffrey si è assicurato che nessun ritiro fosse portato a termine. 

"Quale ritiro dalla Siria? Non c'è mai stato un ritiro dalla Siria", ha detto Jeffrey nell'intervista. "Quando la situazione nel nord-est della Siria era abbastanza stabile dopo aver sconfitto lo Stato Islamico, Trump era propenso a ritirarsi. In ogni caso, abbiamo deciso di trovare cinque argomenti migliori per giustificare la necessità di restare. E abbiamo avuto successo entrambe le volte. Questa è la storia ", ha spiegato il funzionario, riferendosi all'anno 2018 e ottobre 2019, quando Trump ha ribadito il suo ordine di ritiro.

Nonostante la sua iniziale opposizione a Donald Trump, il diplomatico ha una valutazione positiva della sua politica nella regione mediorientale e ritiene che l'approccio del presidente uscente degli Stati Uniti sia stato più efficace rispetto a quello di George W Bush o di Barak Obama, che invece avrebbe solo, secondo l'ex inviato, indebolito la nazione. 

Trump, invece, per la prima volta nella storia è riuscito a creare un'alleanza fra Israele e gli altri Stati della regione, rafforzando i rapporti con l'Iraq e esercitando una pressione sull'Iran. In questa maniera, osserva Jeffrey, è riuscito a congelare i conflitti nell'area creando una situazione di stallo.

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Donald Trump, Ritiro, Siria, USA
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