03:49 04 Dicembre 2020
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La Cina, i membri dell’ASEAN e diversi Paesi dell’Asia orientale intendono sottoscrivere l’accordo sulla Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) senza l’India.

Si tratta del primo trattato commerciale al quale prenderanno parte assieme il Giappone e il suo principale partner commerciale, ossia la Cina. La sottoscrizione del documento è prevista in conclusione del prossimo vertice dell’ASEAN, il 15 novembre.

La Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) è un accordo volto a istituire una zona di libero scambio comprendente i Paesi dell’ASEAN e alcuni Stati con cui l’ASEAN ha già in essere degli accordi commerciali. Già nel 2012 si annunciò l’avvio delle trattative in merito alla RCEP. Il processo di adozione fu significativamente rallentato dall’India che temeva, dopo la rimozione dei dazi sull’importazione di merci nel mercato locale, che cominciassero ad affluire in misura maggiore prodotti cinesi ad un prezzo inferiore.

Gli altri Paesi partecipanti alle trattative sulla RCEP, invece, già entro il 2019 hanno convenuto su tutte le condizioni dell’accordo, ma si sono opposti alla liberalizzazione dei servizi IT, settore nel quale l’India possiede un vantaggio competitivo. Di conseguenza, la sottoscrizione dell’accordo è stata rimandata al 2020 con conseguente entrata in vigore nel 2021 o nel mese di gennaio 2022. Il Paese promotore della RCEP è stato, in larga misura, il Giappone che non voleva concludere l’accordo senza l’India.

L’India è il secondo Paese al mondo per popolazione. Il PIL indiano cresce a ritmi serrati, più rapidamente di quello cinese (sebbene per PIL pro capite l’India continui ad attestarsi su livelli molto bassi). Infine, l’India è il quindicesimo partner commerciale del Giappone: Tokio esporta merci in India per oltre 11 miliardi di dollari.

Al momento pare che la posizione del Giappone sia cambiata. Anche perché la stessa New Delhi dopo il 2019 si è allontanata dalla RCEP. La politica del Make in India portata avanti dal primo ministro Narendra Modi prevede la promozione delle attività locali. Tuttavia, i prodotti dell’industria indiana non sono in grado di competere con le merci cinesi e nemmeno con quelle degli altri Paesi del sud-est asiatico.

Ad esempio, quando le autorità indiane, per promuovere la produzione di pannelli solari all’interno del Paese e contrastare l’importazione di questi prodotti dalla Cina, imposero un dazio del 25% su di essi, si cominciò ad importarli dal Vietnam e dalla Tailandia: le importazioni da questi Paesi registrarono un aumento di 5 e 26 volte rispettivamente. Modi riteneva che la RCEP non fosse vantaggiosa per l’India. Pertanto, il Paese non ha partecipato all’incontro ministeriale intermedio di giugno sulla RCEP. Di conseguenza, l’India non è stata nemmeno coinvolta nel processo negoziale. L’accordo di libero scambio sarebbe vantaggioso per tutti i partecipanti, India compresa. Ma perché sia davvero così, sono necessarie riforme economiche, ritiene Qu Yonghui, docente dell’Istituto di relazioni internazionali presso la Sichuan University.

“Dalla partecipazione alla RCEP possono trarre vantaggio tutti i Paesi: questo è l’obiettivo dell’accordo. Anche l’India potrebbe diventare uno dei maggiori beneficiari di questo accordo se superasse la mentalità da “codardo” e sfruttasse le opportunità finalizzate a promuovere la riforma di economia e commercio. I fattori di incertezza per l’India sono molteplici. La RCEP ovviamente è più vantaggiosa per Cina, India e Corea del Sud. Da un punto di vista diplomatico Subrahmanyam Jaishankar, ministro degli Esteri indiano, ha insistito sul fatto che la sostituzione degli Stati Uniti con la Cina e le conseguenti modifiche alle istituzioni mondiali sono condizionate al passaggio da un sistema mondiale multilaterale all’epoca in cui prevarranno i più forti. L’India deve evitare tutto ciò che non incrementa il suo livello di competitività rispetto agli altri Stati”.

Per il Giappone la RCEP ha una valenza significativa. Infatti, i potenziali partecipanti all’accordo sono i maggiori partner commerciali del Paese. Cina, Corea del Sud, Australia, Vietnam, Singapore, Tailandia: tutti rientrano tra i primi 10 Paesi per scambi con il Giappone. Dopo l’uscita dal Partenariato Transpacifico degli USA (il maggiore partner commerciale del Giappone), al Paese del Sol Levante rimase il secondo maggior partner, ossia la Cina, con cui non aveva ancora sottoscritto alcun accordo commerciale.

Pertanto, dopo l’uscita degli USA dal TTP, il Giappone, assunta la leadership dell’organizzazione, ha cominciato a promuovere anche altri accordi commerciali. Poiché non era ancora stato stipulato alcun accordo trilaterale di libero scambio tra Giappone, Cina e Corea del Sud, Tokio pensava che il conseguimento della RCEP avrebbe stimolato anche il processo negoziale trilaterale.

Come riportano i media giapponesi, se l’accordo sarà siglato, il Giappone rimuoverà i dazi sul 56% delle merci di importazione cinese e sul 49% di quelle sudcoreane. Stando ai dati attuali, Tokio eliminerà anche i dazi all’importazione sul 61% dei prodotti provenienti dai Paesi ASEAN, dall’Australia e dalla Nuova Zelanda. Quest’ultimo punto è, tuttavia, ancora in discussione. La riduzione o la rimozione dei dazi non riguarderà tuttavia 5 merci fondamentali per il Giappone fra cui figurano il riso e il grano.

Stando alle previsioni della UNCTAD, quest’anno il calo degli scambi a livello mondiale potrebbe attestarsi al 20% per via della crisi legata alla pandemia da COVID-19. Nella maggior parte dei principali Paesi occidentali l’economia registrerà una contrazione. Stando a Deloitte, il PIL dell’eurozona a fine anno perderà il 7,5%, mentre il PIL statunitense potrebbe perdere persino più del 10%.

Si prevede che a medio termine il centro economico-commerciale a livello globale si sposterà in Occidente. In base ai dati di fine primo trimestre, i Paesi dell’ASEAN sono stati il primo partner commerciale della Cina registrando un aumento degli scambi bilaterali del 6% rispetto all’anno precedente e totalizzando 140 miliardi di dollari. Di converso, gli scambi commerciali della Cina con USA ed eurozona hanno subito una contrazione per via della pandemia.

Pertanto, l’accordo sulla RCEP potrebbe diventare un importante nuovo punto di riferimento dell’economia mondiale. Il volume complessivo del PIL dei potenziali partecipanti a questa zona di libero scambio è pari a 49.500 miliardi di dollari, ossia il 39% del PIL mondiale. Secondo le previsioni, entro il 2050 questo valore potrebbe crescere fino a 250.000 miliardi di dollari.

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