16:45 24 Novembre 2020
Mondo
URL abbreviato
Di
641
Seguici su

L'adozione di misure restrittive, l'età media della popolazione e l'esperienza nell'affrontare la diffusione delle malattie infettive sono tra i fattori che hanno contribuito a tenere a bada il virus in Africa. Ma è mistero sulle reali proporzioni dell'epidemia nei Paesi che hanno più difficoltà a tracciare i casi positivi.

Risposte rapide, una popolazione giovane ed una lunga esperienza nel contenimento delle malattie infettive. Così, secondo un approfondimento pubblicato su Inside Over, l’Africa è riuscita a contenere i danni dell’epidemia di Covid-19. Secondo un report dell’Istituto Superiore di Sanità, infatti, i dati evidenziano come nel Continente Nero il tasso di letalità sia inferiore di quasi un punto percentuale rispetto a quello globale.

Il virus colpisce in particolare in Sud Africa, Egitto, Marocco, Etiopia, Nigeria, Algeria, Ghana e Kenya, con oltre 1,362 milioni di casi confermati e circa 30mila morti, che rappresentano solo una piccola percentuale sul dato globale. All’inizio di ottobre, inoltre, l’Oms ha confermato la diminuzione del 10 per cento dei casi di coronavirus nel continente africano.

Alla base di questi dati ci sarebbero le misure efficaci e rapide messe in campo da molti Paesi: tra queste, sempre secondo la relazione dell’Iss, gli screening alle frontiere e in particolare negli aeroporti, l’aumento dei controlli alle frontiere terrestri e i lockdown mirati e generalizzati. E ancora, un’età media della popolazione che si aggira attorno ai 19 anni, che probabilmente fa si che la maggior parte degli infetti sia asintomatico o paucisintomatico.

Infine, l’esperienza nel controllo delle epidemie, come quella di Ebola o di morbillo, ad esempio, ha facilitato l’individuazione di una strategia che è sostanzialmente improntata alla prevenzione visto che, salvo una manciata di eccezioni, gli ospedali del Continente Nero non sono in grado di trattare le insufficienze respiratorie gravi provocate dal Covid. 

Per questo, come si legge su Inside Over, il Louis Pasteur Instite di Dakar, in Senegal, ha formato decine di esperti per testare i casi sospetti e tracciare i contatti. C’è da dire però, che, come nota anche l’Iss, “la reale portata dell'epidemia potrebbe essere sconosciuta nella maggior parte dei Paesi, in particolare quelli con un numero ridotto di test eseguiti per casi positivi”.

Tra i casi più virtuosi c’è quello del Ruanda che, già il 31 gennaio, in tempi non sospetti, aveva bloccato i voli provenienti dalla Cina, chiuso le frontiere e invitato i cittadini a limitare i contatti. Misure restrittive importanti sono state adottate anche in Nigeria, Kenya e Sudafrica. In quest'ultima nazione, forse a causa dell’età più avanzata della popolazione più anziana, o della migliore capacità di tracciamento, si è registrato il maggior numero di contagi e di vittime.

Lunedì il presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, citato dall'AFP, ha messo in guardia sugli effetti disastrosi che la seconda ondata del virus potrebbe avere sulla principale economia del continente. Oggi nel Paese, che sta cercando di tornare alla normalità dopo settimane di duro lockdown, è obbligatorio indossare le mascherine e sono vietati gli assembramenti.

Attualmente i casi Covid nel Paese sono poco più di 737mila e i morti a causa del virus 19.800 su una popolazione di circa 59 milioni di persone. Il ministro della Salute, Zweli Mkhize, risultato positivo al Covid il mese scorso ha parlato di un alto rischio di “recrudescenza”. “Sarebbe irresponsabile – ha avvertito – ignorare anche i piccoli focolai che vediamo svilupparsi”.

Secondo Radio Vaticana, a preoccupare sono anche gli effetti secondari del virus, come i problemi per l’approvvigionamento dei farmaci per le altre patologie gravi, come la malaria o il diabete, e l’aumento delle difficoltà economica in Paesi dove la gran parte della popolazione vive sotto la soglia di povertà.

Correlati:

Priorità al coronavirus: in Africa stop alle vaccinazioni contro la poliomielite per via del COVID
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook