21:59 03 Dicembre 2020
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Secondo uno studio della società tedesca DHL i problemi legati al trasporto del vaccino anti-Covid della Pfizer, che deve essere conservato a temperature glaciali (-75 gradi) e prevede due richiami, rischiano di escludere due terzi della popolazione mondiale.

Ieri il presidente della Pfizer, Albert Bourla, ha annunciato che il vaccino sviluppato con la tedesca BioNTech ha raggiunto un’efficacia del 90 per cento nella fase 3 della sperimentazione in corso in queste settimane. Una notizia che fa ben sperare e che ha spinto il ministro della Sanità di Berlino, Jens Spahn, citato dalla Reuters, ad annunciare che la firma del contratto con la Commissione europea per l’acquisto di almeno 200 milioni di dosi del vaccino prodotto dal colosso farmaceutico statunitense in associazione con una società tedesca, potrebbe arrivare molto presto.

Prima però c’è bisogno dell’approvazione da parte dell’authority statunitense. Un via libera che, se tutto procede senza intoppi, secondo quanto si legge sul Sole 24 Ore, verrà fornita entro la fine del mese. Se i trial vanno avanti a gonfie vele però c’è una questione che resta ancora aperta ed è quella della distribuzione.

A porre il problema è uno studio della società di logistica tedesca DHL, che paventa come due terzi della popolazione mondiale possa rimanere tagliata fuori dalla campagna di vaccinazione di massa proprio per motivi legati al trasporto delle fiale. In particolare, il vaccino basato sull’Rna “messaggero”, sviluppato dalla Pfizer, deve essere conservato a temperature glaciali (-75 gradi) e prevede due richiami.

Tutti quei Paesi che non dispongono di infrastrutture adatte a mantenere la catena del freddo, quindi, potrebbero incontrare difficoltà nel percorso verso l’immunizzazione.

Secondo il report pubblicato lo scorso settembre, citato da Askanews, Africa, Sud America e Asia potrebbero rimanere escluse dalla distribuzione, almeno in una prima fase, proprio per colpa della “mancanza di capacità logistica della catena del freddo”.

Una catena che inizia nel momento in cui il vaccino lascia la fabbrica e che rischia di essere compromessa da container non equipaggiati per mantenere le bassissime temperature, come pure dalle strade poco asfaltate delle aree rurali che rischiano di danneggiare le fiale.

“Servono investimenti, dobbiamo trovare un ponte per ogni lacuna nella catena del freddo”, ha detto all’Associated Press, Katja Busch, capo della direzione commerciale dell’azienda. Pzifer e BioNTech hanno pensato a speciali scatole che possano mantenere la temperatura fino a 10 giorni.

Ma potrebbe non essere sufficiente. L’Associated Press fa l’esempio del Venezuela, dove l’anno scorso un black out ha lasciato il Paese al buio per una settimana, compromettendo le riserve di vaccini di tutto il Paese, persino nei grandi ospedali. Da allora le difficoltà nel mantenere la catena del freddo non sono diminuite, semmai aumentate. I problemi vanno dal reperimento del ghiaccio secco a quello di professionisti formati per preservare il contenuto delle fiale.

“Non sono ottimista sulla distribuzione del vaccino nelle zone interne del Paese perché mancano le infrastrutture”, ha detto all’AP, Alberto Paniz-Mondolfi, un medico venezuelano. Problemi simili rischiano di verificarsi anche in Perù.

In alcuni Paesi africani, come il Burkina Faso, mantenere il vaccino a quelle temperature sarà un’impresa ancora più ardua. Tanto che per Jean-Claude Mubalama, dell’Unicef, se il Burkina Faso ricevesse un milione di dosi di vaccino, oggi "non sarebbe in grado di gestirle". “In questo momento – ha detto, citato dalla stessa agenzia – sarebbe impossibile vaccinare contro il Covid”.

Anche il direttore dell'Oms per l'Africa, Matshidiso Moeti, ha messo in chiaro che "l'annuncio di lunedì sulla potenziale efficacia del vaccino pone sfide significative per il mantenimento della catena del freddo negli Stati africani in relazione alla particolare tipologia di questo siero". 

Insomma, se quella della distribuzione sarà una sfida complessa in Europa, nelle aree più povere del pianeta l'antidoto al Covid, nonostante i progressi delle case farmaceutiche, sembra destinato a restare ancora una chimera.

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