17:54 28 Novembre 2020
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Annuncio del primo ministro armeno Nikol Pashinyan: firmato accordo per la cessazione delle ostilità con il presidente dell'Azerbaigian Aliyev ed il presidente russo Putin.

L'annuncio è arrivato poco dopo la mezzanotte di Mosca: la cessazione delle ostilità entrerà in vigore dalla una ora locale, le 23 in Italia.

Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha detto di aver firmato una dichiarazione con i presidenti di Azerbaigian e Russia sulla cessazione delle ostilità in Nagorno-Karabakh e secondo le sue parole si è trattato di una decisione estremamente difficile per lui.

"Cari cittadini, fratelli e sorelle, per me personalmente e per tutti noi, ho preso una decisione estremamente difficile. Insieme ai presidenti di Russia e Azerbaigian, ho firmato una dichiarazione per porre fine alla guerra del Karabakh a partire dalle ore 1:00", ha scritto sulla sua pagina Facebook.

Nel testo del messaggio Pashinyan ammette che la decisione è stata presa dopo aver consultato le autorità militari, non rivela i dettagli dell'accordo e non lo definisce una "vittoria" ma auspica che possa essere l'inizio di una nuova era e di una rinascita nazionale per l'Armenia.

Escalation nel Nagorno-Karabakh

I combattimenti sulla linea di contatto nel Nagorno-Karabakh sono iniziati il ​​27 settembre. Armenia e Azerbaigian si accusano a vicenda di aver riacceso il conflitto, il governo indipendentista filo-armeno della repubblica non riconosciuta denuncia bombardamenti di artiglieria delle forze azere su centri abitati, compresa la capitale Stepanakert. L'Armenia ha dichiarato la legge marziale e - per la prima volta - la mobilitazione generale, sostenendo che Ankara sostiene attivamente Baku. In Azerbaigian è stata invece introdotta una mobilitazione parziale.

I leader di Russia, Stati Uniti e Francia hanno invitato le parti opposte a porre fine agli scontri e ad impegnarsi ad avviare negoziati senza precondizioni. La Turchia ha dichiarato che fornirà all'Azerbaigian qualsiasi sostegno richiesto sullo sfondo di un altro aggravamento della situazione nel Nagorno-Karabakh.

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