03:32 28 Novembre 2020
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I combattimenti sulla linea del fronte del Nagorno-Karabakh vanno avanti senza sosta dallo scorso 27 di settembre.

Il Ministero della Difesa dell'Azerbaigian ha riferito di bombardamenti condotti da parte delle forze armate armene su dei centri abitati situati nei pressi della linea del fronte della regione contesa del Nagorno-Karabakh.

"L'8 novembre dalle 7:40 alle 8:10 (tra le 4:40 e le 5:10 italiane, ndr) i distaccamenti dell'esercito armeno hanno sottoposto a bombardamenti i villaggi nei distretti di Terter, Agdam e Agjabedin. Le truppe delle forze armate azere hanno intrapreso delle misure di risposta per mettere a tacere le postazioni del nemico", si legge nella nota del dicastero di Baku.

Questa mattina le autorità dell'autoproclamata Repubblica del Nagorno-Karabakh hanno comunicato che nella notte a Stepanakert per tre volte hanno risuonato le sirene dell'allarme anti-aereo.

Nella serata di ieri il rappresentante della Difesa armena, Arzrun Ovannisyan aveva riportato la notizia di violenti scontri che stavano andando avanti nei pressi della città di Shushi, che secondo le autorità di Yerevan è stata messa sotto assedio dalle forze armate della Repubblica di Azerbaigian.

Escalation nel Nagorno-Karabakh

I combattimenti sulla linea di contatto nel Nagorno-Karabakh sono iniziati il ​​27 settembre. Armenia e Azerbaigian si accusano a vicenda di aver riacceso il conflitto, il governo indipendentista filo-armeno della repubblica non riconosciuta denuncia bombardamenti di artiglieria delle forze azere su centri abitati, compresa la capitale Stepanakert. L'Armenia ha dichiarato la legge marziale e - per la prima volta - la mobilitazione generale, sostenendo che Ankara sostiene attivamente Baku. In Azerbaigian è stata invece introdotta una mobilitazione parziale.

I leader di Russia, Stati Uniti e Francia hanno invitato le parti opposte a porre fine agli scontri e ad impegnarsi ad avviare negoziati senza precondizioni. La Turchia ha dichiarato che fornirà all'Azerbaigian qualsiasi sostegno richiesto sullo sfondo di un altro aggravamento della situazione nel Nagorno-Karabakh.

 

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