18:41 28 Novembre 2020
Mondo
URL abbreviato
Di
2110
Seguici su

Per Gianluca Pastori, professore all’università Cattolica di Milano ed analista dell’Ispi, intervistato da Sputnik Italia, lo scontro fra Biden e Trump inaugura una fase protratta di "instabilità politica" e "rischia di mettere in discussione la capacità degli Stati Uniti di essere paese guida del mondo occidentale".

Gli occhi del mondo puntati su Washington, i due candidati alla Casa Bianca che si proclamano vincitori, il risultato appeso al voto postale e la lunga notte americana che rischia di protrarsi per giorni, se non addirittura settimane se la proclamazione del prossimo presidente venisse affidata ad un tribunale. In una maratona elettorale contrassegnata dall’incertezza l’unico dato fissato nel marmo è l’enorme partecipazione dell’America al voto. Un’America sempre più divisa tra due visioni contrapposte del Paese, come spiega a Sputnik Italia Gianluca Pastori, professore associato di Storia delle relazioni politiche tra il Nord America e l'Europa nella Facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’università Cattolica di Milano e analista dell’Ispi.

— L’unico dato certo finora è quello di un’affluenza senza precedenti?

— Sì, in questa elezione stiamo vedendo livelli di turn-out che non si registravano da inizio secolo, una grandissima partecipazione e una capacità di entrambi i candidati di mobilitare pesantemente la propria base. Questo dal lato di Joe Biden stupisce relativamente poco, nel senso che i democratici hanno avuto quattro anni per comprendere che la principale ragione della sconfitta di Hillary Clinton nel 2016 è stata la scarsa partecipazione al voto. Stupisce invece molto di più che Trump sia riuscito a smuovere molti più voti rispetto al 2016. Faccio l’esempio del Texas, Biden quest’anno ha perso questo Stato prendendo molti più voti di quanti Trump ne prese nel 2016, vincendo. L’asticella si è alzata moltissimo ed è questo il grande elemento di cambiamento.

— Dà l’idea che l’America sia sempre più divisa?

— È sicuramente il segnale di una grande polarizzazione del Paese. I cittadini americani sentono la necessità di essere elettori e partecipare alla politica in un momento in cui la politica è diventata fonte di divisione. C’è un pensiero molto ideologico dietro al voto del 2020 rispetto a quello del 2016, che era un voto più “utilitaristico”.

— Cosa succederà nelle prossime ore?

— Entrambi i candidati si sono dichiarati vincitori, con stili diversi e in modi diversi, ma entrambi hanno fatto sapere di essere pronti ad adire alle vie legali nel caso in cui la loro vittoria non dovesse essere decretata dai numeri. E questo lascia aperti degli scenari abbastanza problematici.

— Quali?

— Innanzitutto una fase protratta di instabilità politica perché probabilmente ci vorranno settimane per avere il nome del vincitore se questo dovesse essere proclamato dalla Corte Suprema. E a differenza di quanto accaduto nel 2000 all’epoca dello scontro legale tra George W. Bush e Al Gore, nessuno dei due candidati oggi sembra disposto a concedere all’altro la vittoria, neppure in caso di pronuncia da parte di un tribunale. Quelli che rischiamo di avere nei prossimi quattro anni sono degli Stati Uniti profondamente spaccati.

— Questo cosa può significare per il mondo occidentale?

— È un grosso problema, forse è la più grossa implicazione globale di quello che sta succedendo in queste ore. Quella che gli Stati Uniti stanno vivendo non è soltanto una crisi politica legata ad un risultato elettorale. Nell’ipotesi in cui il candidato sconfitto non accettasse l’esito di questo voto verrebbe messa in discussione l’idea stessa di democrazia rappresentativa così come l’abbiamo concepita in Occidente da secoli. Gli Usa sono il simbolo del pensiero democratico occidentale e vedere che in questo luogo simbolo la democrazia viene messa in discussione è una cosa abbastanza importante.

— C’è il rischio di nuovi disordini nelle città americane?

— Alcuni osservatori hanno ventilato questa possibilità, io personalmente non credo allo scenario della guerra civile. Certamente chiunque governerà il Paese nei prossimi quattro anni si troverà di fronte a delle opposizioni molto dure, non soltanto a livello istituzionale, ma anche dal lato dell’opinione pubblica.

— Come viene percepito questo scontro fuori dagli Stati Uniti?

— Il confronto fra Biden e Trump rischia di mettere in discussione la capacità degli Stati Uniti di essere paese guida del mondo occidentale. Allo stesso modo in Europa una vittoria di Biden potrebbe essere vissuta come un ritorno alla democrazia dopo quattro anni di "anomalia trumpiana".

— Dove si decideranno queste elezioni?

— Tra i tre Stati in bilico nella regione dei Grandi Laghi la Pennsylvania è quella che pesa di più, contando da sola 20 voti, cioè quasi come due Stati messi insieme (Wisconsin e Michigan ne valgono 26). La Georgia è abbastanza sicura per i repubblicani e anche il North Carolina. La Pennsylvania in questo momento sembra essere sbilanciata a favore di Trump ed è anche uno degli Stati dove il voto per posta pesa di più. Un’eventuale vittoria di Trump in questo Stato smonterebbe anche il paradigma del voto postale a favore dei democratici e questo potrebbe rimettere in discussione anche quello che sta succedendo in Wisconsin e Michigan dove i due sono testa a testa. Poi c’è il nodo della validità dei voti per posta arrivati dopo la data del 3 novembre, che potrebbe approdare nelle aule di tribunale.

— Cosa dovrà affrontare il prossimo presidente degli Stati Uniti?

— Chiunque sarà il presidente dovrà lottare per affermare il suo diritto ad essere presidente proprio a causa della polarizzazione sempre più importante degli americani.

Correlati:

Elezioni Usa 2020, aggiornamenti in tempo reale
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook