08:26 02 Dicembre 2020
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In precedenza, il direttore dei servizi segreti statunitensi nominato da Trump ha affermato che l'Iran era stava tentando di interferire con le elezioni presidenziali americane, non presentando però le prove. In risposta, Teheran ha convocato l'inviato svizzero che rappresenta gli Stati Uniti nel Paese per protestare contro tali accuse.

All'Iran, secondo una recente dichiarazione, non interessano i risultati delle elezioni presidenziali statunitensi: a essere giudicate saranno le azioni del candidato eletto nei confronti della repubblica islamica, ha detto il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh.

"La nostra posizione è chiara: non guardiamo a domani ma all'approccio della nuova amministrazione americana, qualunque sia il partito da cui proviene. Più che il risultato delle elezioni, presteremo attenzione alle azioni", ha dichiarato il funzionario.

La scorsa settimana un portavoce del governo iraniano, Ali Rabiyee, ha rilasciato una dichiarazione simile, sostenendo che a Teheran non importa quale sia il partito del prossimo presidente degli Stati Uniti, purché si muova per ripristinare la partecipazione di Washington all'accordo nucleare con l'Iran. Il portavoce ha osservato, tuttavia, che gli Stati Uniti dovranno far fronte all'Iran per tutti i danni inflitti dal ritiro dall'accordo del 2018.

"Per noi è indifferente quale presidente negli Stati Uniti deciderà di tornare all'accordo sul nucleare e smetterà di turbare il rispetto degli impegni degli altri attori in causa. Qualsiasi presidente che prenderà una tale decisione sarà accolto favorevolmente", ha detto Rabiyee.

Il candidato alla presidenza democratica Joe Biden ha considerato di utilizzare l'accordo nucleare iraniano abbandonato del 2015 come "punto di partenza" per nuovi negoziati con l'Iran sulla questione.

Accuse "infondate" degli Stati Uniti sull'ingerenza elettorale dell'Iran

La dichiarazione di Khatibzadeh arriva alla luce delle accuse formulate dal direttore dell'intelligence nazionale statunitense nominato da Trump, John Ratcliffe, che ha accusato l'Iran di tentare di influenzare l'esito delle elezioni statunitensi inviando e-mail concepite per "intimidire gli elettori". Un recente report, tuttavia, ha suggerito che Ratcliffe sia andato fuori tema facendo simili acuse, poiché il suo discorso è stato in fase di revisione "fino a pochi istanti prima che salisse sul palco".

Indipendentemente dalle motivazioni di Ratcliff, Teheran si oppone fermamente alle accuse statunitensi, che ha definito "infondate" e ha convocato l'ambasciatore svizzero, che rappresenta gli interessi di Washington nel Paese, per presentare una protesta. Un portavoce del Ministero degli Esteri iraniano ha osservato che Teheran non nutre alcun interesse riguardo i candidati e non è coinvolta nell'ingerenza elettorale.

"[L'Iran] ha ripetutamente affermato di non avere alcun interesse a interferire nelle elezioni statunitensi né pensa che ciò porterebbe vantaggio a qualcuno. Le elezioni statunitensi si sono trasformate in uno spettacolo e, come per ogni spettacolo, si cerca di creare più attrattiva possibile", ha affermato Khatibzadeh.
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