03:34 04 Dicembre 2020
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È praticamente impossibile scongiurare gli attacchi terroristici dei cosiddetti “lupi solitari” che stanno scuotendo la Francia, secondo un ex funzionario di Mossad, perché è troppo difficile leggere i pensieri di migliaia di fondamentalisti sparsi in tutto il Paese e tracciarli.

Altre tre vittime in seguito all’ennesimo brutale attacco perpetrato in Francia. Giovedì un terrorista munito di coltello uccide tre fedeli presso la chiesa di Notre Dame di Nizza.

Il sindaco della città, Christian Estrosi, l’ha già definito un “attacco terroristico” e la Francia ha già attivato ai massimi livelli il suo sistema di allerta per la sicurezza nazionale.

L’attacco non ha di certo sorpreso Gad Shimron, ex funzionario di Mossad (servizi segreti israeliani).

Poiché per anni si è occupato di rischi alla sicurezza nazionale, può affermare che la Francia ha una lunga storia di attacchi contro obiettivi civili e talvolta militari.

La storia del Paese di violenza terroristica risale al tardo XIX secolo quando gli anarchisti attaccarono la capitale e assassinarono persino il presidente francese.

Nel XX secolo, durante l’esperienza francese in Algeria, il Front de la Liberation National (FLN) attaccò obiettivi francesi in Francia e in Nord Africa nel nome dell’autodeterminazione.

Ora, invece, il terrorismo ha cambiato volto prendendo la forma di fondamentalismo islamico le cui radici risalgono alla fine degli anni ’60 quando la Francia si aprì all’immigrazione proveniente dalle ex colonie nordafricane.

A quell’epoca, migliaia di persone si trasferirono in Francia alla ricerca di un posto di lavoro e migliori opportunità. Molti riuscirono a integrarsi nella società francese, ma la maggior parte di loro subì discriminazione e questo portò la generazione più giovane a sperimentare forme di estremismo.

© Sputnik . Irina Kalashnikova
Migranti nel campo di Calais in Francia

Il terrorismo è inarrestabile?

Talvolta l’estremismo nasce dal desiderio di imitare altri estremismi. Altre volte, invece, prende origine dalla volontà di attirare l’attenzione. Qualunque sia la ragione scatenante, secondo Shimron, sarebbe letteralmente impossibile contenere il fenomeno.

“Quello che stiamo vedendo in questi giorni è un’ondata di attacchi dei cosiddetti “lupi solitari”. È estremamente difficile contrastarli perché nemmeno le migliori agenzie di sicurezza al mondo sono in grado di penetrare nella mente di ciascun fondamentalista islamico in Francia. E questa è anche la ragione per cui vedremo sempre più attacchi”.

In un Paese dove il 10% della popolazione è musulmana e dove le idee fondamentaliste sono spesso divulgate nelle moschee, nei centri sportivi e culturali, una simile previsione è allarmante.

Nel tentativo di interrompere la diffusione del fenomeno, le autorità francesi hanno già iniziato a bloccare le moschee fondamentaliste e altre istituzioni musulmane ritenute centri del fondamentalismo. Tuttavia, Shimron dubita che queste misure possano riuscire a contrastare davvero il terrorismo.

“Le autorità francesi non possono reagire in maniera troppo drastica e decidere di chiudere tutte le moschee del Paese”, dice riferendosi nello specifico all’eventuale peso elettorale dei cittadini musulmani. “È il motivo per cui le autorità francesi devono agire con prudenza e profondere importanti sforzi per prevenire questi attacchi in futuro”.

La Francia ha già adottato le misure necessarie in tal senso. L’agenzia di sicurezza del Paese, la DGSE, che si occupa di monitorare i gruppi islamici, vanta un bilancio annuale di 830 milioni di dollari e nel 2015, dopo una serie di attacchi in Francia, il Paese ha potenziato la sua intelligence così come diversi Paesi europei e anche Israele nell’intento di identificare chi fosse intenzionato a minare la sicurezza nazionale.

L'esperienza di Israele

Shimron, però, crede che la Francia non possa davvero imparare dall’esperienza di Israele che invece ha avuto un certo successo nel contrastare le minacce in termini di sicurezza grazie alla “natura profondamente diversa delle contingenze nei due Paesi”.

L’esperto propone piuttosto alla Francia di investire un numero maggiore di risorse per il tracciamento dei soggetti che pongano un rischio potenziale e che siano sospettati di fondamentalismo.

“La Francia e il mondo intero si stanno svegliando. Nel 2015 (quando vi fu la grande ondata di attacchi terroristici) Parigi fu cauta nel definirli attacchi islamici. Ma ora la situazione sta cambiando. Il virus del politicamente corretto è passato e le persone non si vergognano più a dire come la pensano”.
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