16:41 24 Novembre 2020
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Gli scontri nella regione contesa del Nagorno-Karabakh vanno avanti senza sosta dallo scorso 27 di settembre.

Il servizio di emergenza statale dell'autoproclamata Repubblica del Nagorno-Karabakh ha riferito che l'aviazione azera ha effettuato dei bombardamenti della città di Martuni, arrecando dei danni strutturali.

"Nella notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre l'atmosfera non è stata calma nella città di Martuni e nei villaggi vicini. E' stata impiegata l'aviazione militare. In seguito ai bombardamenti sono stati rilevati importanti danni", si legge nella nota diffusa dal servizio di emergenza su Facebook, nella quale è stato specificato che gli attacchi sono avvenuti mediante l'utilizzo di missili Grad e Smerch.

A quanto si apprende, non ci sarebbero vittime tra la popolazione civile locale.

Tali affermazioni non sono state ancora commentate dal Ministero della Difesa dell'Azerbaigian, con Baku che ha tuttavia a sua volta accusato l'Armenia di aver violato diverse volte il cessate il fuoco nel corso della notte appena trascorsa.

Ieri l'Azerbaigian aveva accusato Yerevan di aver condotto dei bombardamenti su dei villaggi situati al confine tra i due Paesi.

Escalation nel Nagorno-Karabakh

I combattimenti sulla linea di contatto nel Nagorno-Karabakh sono iniziati il ​​27 settembre. Armenia e Azerbaigian si accusano a vicenda di aver riacceso il conflitto, il governo indipendentista filo-armeno della repubblica non riconosciuta denuncia bombardamenti di artiglieria delle forze azere su centri abitati, compresa la capitale Stepanakert.

L'Armenia ha dichiarato la legge marziale e - per la prima volta - la mobilitazione generale, sostenendo che Ankara sostiene attivamente Baku. In Azerbaigian è stata invece introdotta una mobilitazione parziale.

I leader di Russia, Stati Uniti e Francia hanno invitato le parti opposte a porre fine agli scontri e ad impegnarsi ad avviare negoziati senza precondizioni. La Turchia ha dichiarato che fornirà all'Azerbaigian qualsiasi sostegno richiesto sullo sfondo di un altro aggravamento della situazione nel Nagorno-Karabakh.

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